INFORM - N. 138 - 19 luglio 2011


IMMIGRAZIONE ED EMIGRAZIONE

Presentata oggi la ricerca “Il Lazio nel Mondo”, analisi sul fenomeno migratorio in entrata e in uscita dalla regione

Un’elaborazione curata dal Centro studi e ricerche Idos e dal Dossier statistico Immigrazione di Caritas/Migrantes per conto della Regione Lazio. L’assessore alle Politiche sociali e alla Famiglia Aldo Forte: “Necessario governare questi fenomeni con politiche strutturali, per mettere realmente a frutto le opportunità che essi ci offrono”

 

ROMA – Un quadro completo e aggiornato del fenomeno migratorio in entrata e in uscita dal Lazio è il frutto di una ricerca condotta dal Centro studi e ricerche Idos e dal Dossier statistico Immigrazione di Caritas/Migrantes su iniziativa della Regione Lazio, presentata stamani presso la Sala Monte dei Paschi di Siena nel centro di Roma.

La ricerca raccoglie i dati relativi all’emigrazione dei laziali nel mondo, all’immigrazione di stranieri in Regione e al turismo, altra forma di mobilità che coinvolge in modo importante il territorio regionale. “Il Lazio è intriso di tutte queste forme di mobilità – ha affermato Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico Immigrazione di Caritas/Migrantes, spiegando le ragioni che hanno determinato la scelta delle direttive principali in base a cui suddividere e presentare il lavoro.

Si tratta di fenomeni in continua evoluzione, che caratterizzano in modo potente il contesto territoriale regionale, come testimonia l’interesse della Regione Lazio che ha sostenuto la ricerca attraverso il suo assessorato alle Politiche sociali e alla Famiglia.

A salutare i presenti mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, che ha ricordato come la mobilità debba essere intesa in senso prima di tutto “spirituale”. “Il viaggio non è solo un percorso sperimentato da colui che fisicamente si sposta, ma rappresenta l’essenza dell’esperienza umana: un cammino verso la maturità che consiste nell’apertura verso l’altro e nell’apprendere la virtù dell’accoglienza – ha detto mons. Feroci, segnalando come il fenomeno migratorio sia motore di sviluppo e di solidarietà nelle società in cui si presenta. Il direttore della Caritas diocesana ha poi definito “sconcertanti” alcuni discorsi sull’immigrazione in uso ad alcuni esponenti dell’attuale classe politica, specie “se pensiamo alla nostra esperienza di emigrati all’estero, che per lungo tempo e in grandi numeri siamo sbarcati oltre oceano, alla ricerca di lavoro e di un futuro migliore”. L’augurio di mons. Feroci è che la ricerca possa contribuire a fornire un’immagine di ampio respiro del fenomeno migratorio, “che possa contagiare anche il modo attraverso cui l’opinione pubblica e la politica guarda ad essa”.

I risultati della ricerca sono stati presentati da Alberto Colaiacomo, Delfina Licata e Luigi Ricciardi. Il primo si è soffermato sul turismo e sui viaggi di breve durata che caratterizzano parte della mobilità in Regione: 72 milioni sono i viaggiatori venuti in Italia dall’estero nel 2009 per un giro d’affari che si aggira sui 150 miliardi di euro l’anno, il 10,5% del Pil nazionale. “Si tratta di circa 200.000 persone che ogni giorno attraversano le frontiere per entrare nel nostro Paese, - ha rilevato Colaiacomo, - molti di essi (circa 29 milioni) per una sola giornata. Dei 43 milioni di turisti giunti in Italia per un soggiorno più lungo, il 15 % sono emigrati italiani che tornano in Italia per un periodo di vacanza, magari trascorso in una casa di proprietà, mentre molti sono familiari e parenti di immigrati che vengono a trovare i congiunti stabilitisi in Italia”. Si stima inoltre che 1,9 milioni di viaggiatori giunti nel Lazio per brevi periodi di lavoro generino un giro d’affari di 1 miliardo e 162 milioni di euro.

Delfina Licata ha ricordato invece come i laziali residenti all’estero siano il 6,3% della popolazione residente in Regione: nel 2010 su 4.028.370 italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono 360.213 i laziali, residenti in particolare in Brasile (circa 80 mila, il 22%), Argentina (53 mila circa, il 15%), Francia (25 mila circa, il 7%), Stati Uniti (22 mila, 6,4%), Regno Unito (21 mila, 6%), Germania (15 mila, 4,4%), Perù (15 mila, 4,3%). “Rispetto al dato complessivo nazionale, che ha privilegiato l’Europa come destinazione  – afferma Delfina Licata, – i laziali si sono stabiliti in prevalenza in America e le presenze femminili sono più equilibrate con le maschili (48,6% le donne laziali residenti all’estero). A differenza di quanto comunemente si crede, poi, la collettività è essenzialmente giovane: i minori sono il 16% del totale dei residenti all’estero, percentuale analoga si riscontra per gli ultra 65enni, mentre circa 90.000 sono i corregionali con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni”. Esaminata brevemente anche l’evoluzione dell’emigrazione laziale all’estero, che, dopo i conflitti mondiali, si è riversata essenzialmente in Europa, mentre se si guarda al micro-contesto regionale, la provincia che ha dato di più in termini di emigrazione all’estero, escludendo Roma (con 276.000 residenti all’estero), è quella di Frosinone con 50 mila residenti all’estero nel 2010, seguita da Latina (24 mila), Viterbo e Rieti (5 mila). Delfina Licata ricorda infine numerosi esempi che testimoniano infine “la laboriosità dei laziali che scelgono di emigrare all’estero, caratterizzati da una forte vocazione al lavoro autonomo e alla creazione di piccole imprese”.

Sul fronte immigrazione, il Lazio si conferma Regione di forte attrattività per gli stranieri: l’incremento annuale di immigrati alla fine del 2009 è stato infatti del 10,6%, quasi due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Oggi essi sono in totale 497.940. La maggioranza degli immigrati, inoltre, desidera restare in Italia, confidando in un futuro migliore. Primi per presenze in Regione sono i romeni (179.496), seguiti da filippini (29.746), polacchi (23.826), albanesi (22.344) e ucraini (17.142). Seguono gli arrivi dal Perù, Bangladesh, Cina, India, Marocco, Moldavia ed Ecuador.

Luigi Ricciardi segnala come l’evoluzione dei dati mostri la stabilizzazione di collettività attraverso il rafforzamento di reti etniche e familiari: “dal policentrismo etnico diffuso – afferma, – ora registriamo la tendenza alla crescita di alcune collettività rispetto ad altre, protagonismo che si riflette anche sugli stili di vita e sui contesti territoriali”. Novità di questi anni risulta essere la crescita delle presenze straniere in provincia: mentre infatti nella provincia di Roma i dati attestano un incremento di cittadini immigrati di circa 80 punti percentuali (dal 2002 al 2009 il dato registra una crescita dell’86%), per la provincia di Frosinone si parla di una crescita del 221%, per Rieti del 276%, per Latina del 278% e per Rieti del 300%. Se l’area di Roma registra dati sull’inserimento occupazionale migliori rispetto alle province, le condizioni di vita in queste ultime si rivelano migliori, mentre la ricerca segnala anche che ad una crescita elevata di presenza straniera corrisponde una diminuzione delle denunce a carico di immigrati e un elevato protagonismo imprenditoriale di questi ultimi. Notevole anche il dato relativo alle rimesse: ogni anni si calcolano 1,9 miliardi di euro inviati dagli immigrati residenti nel Lazio verso i Paesi di origine, un quarto delle rimesse nazionali.

Ai presenti hanno riportato poi la loro esperienza Romulo Salvador (Filippine), che ha illustrato il sistema di rappresentanza dei consiglieri aggiunti adottato dal comune di Roma, Tetyana Kuzik (Ucraina), che ha sottolineato la necessità di diffondere anche attraverso i media esempi di integrazione riuscita e di intervenire in sostegno della famiglie transnazionali, Clarisse Essane Niagne (Costa d’Avorio) del sindacato Ugl, che ha ribadito la centralità del lavoro nel percorso di integrazione degli immigrati e Pilar Saravia (Perù) della Uil di Roma e del Lazio che ha ricordato i forti legami esistenti da tempo tra i due Paesi.

Infine, l’assessore regionale alle Politiche sociali e alla Famiglia, Aldo Forte, ha ricordato come sia necessario intervenire su un fenomeno di portata così rilevante “con politiche di tipo strutturale, convinzione – ha detto – che è alla base degli interventi che la nostra giunta regionale sta mettendo in campo”. Aldo Forte ha citato a questo proposito i progetti e le politiche proposte per l’accoglimento e l’integrazione dei rifugiati politici in loco, interventi che prevedono anche il finanziamento di corsi per l’insegnamento della lingua italiana e di progetti utili a favorire l’integrazione scolastica dei minori stranieri. Stessa logica deve essere posta alla base degli interventi rivolti ai laziali all’estero. “I nostri corregionali sono un ponte straordinario per l’accesso a mercati spesso inesplorati dalle nostre aziende – afferma Forte, segnalando anche il finanziamento di borse di studio a favore di discendenti di italiani che vogliano imparare e approfondire la conoscenza della lingua attraverso i corsi curati dalla Società Dante Alighieri e stage per formare giovani italo-argentini in Italia, in modo che possano collaborare, rientrati in Argentina, con le aziende italiane interessate ad un’espansione commerciale in America latina. “Solo esportando un’immagine dell’Italia innovativa sapremo coinvolgere i giovani nell’orgoglio connesso alla riscoperta delle loro radici e dell’appartenenza culturale italiana – conclude Aldo Forte, – fornendo in questo modo anche una risposta alla crisi di una collettività emigrata che risente dell’invecchiamento di parte dei suoi componenti”. (Viviana Pansa – Inform)


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