IMMIGRAZIONE ED EMIGRAZIONE
Presentata oggi la ricerca “Il Lazio nel
Mondo”, analisi sul fenomeno migratorio in entrata e in uscita dalla regione
Un’elaborazione curata dal Centro studi e
ricerche Idos e dal Dossier statistico Immigrazione
di Caritas/Migrantes per conto della Regione Lazio.
L’assessore alle Politiche sociali e alla Famiglia Aldo Forte: “Necessario
governare questi fenomeni con politiche strutturali, per mettere realmente
a frutto le opportunità che essi ci offrono”
ROMA – Un quadro completo e aggiornato del
fenomeno migratorio in entrata e in uscita dal Lazio è il frutto di una ricerca
condotta dal Centro studi e ricerche Idos e dal
Dossier statistico Immigrazione di Caritas/Migrantes
su iniziativa della Regione Lazio, presentata stamani presso la Sala Monte
dei Paschi di Siena nel centro di Roma.
La ricerca raccoglie i dati relativi all’emigrazione
dei laziali nel mondo, all’immigrazione di stranieri in Regione e al turismo,
altra forma di mobilità che coinvolge in modo importante il territorio regionale.
“Il Lazio è intriso di tutte queste forme di mobilità – ha affermato Franco
Pittau, coordinatore del Dossier statistico Immigrazione
di Caritas/Migrantes, spiegando le ragioni che hanno
determinato la scelta delle direttive principali in base a cui suddividere
e presentare il lavoro.
Si tratta di fenomeni in continua evoluzione,
che caratterizzano in modo potente il contesto territoriale regionale, come
testimonia l’interesse della Regione Lazio che ha sostenuto la ricerca attraverso
il suo assessorato alle Politiche sociali e alla Famiglia.
A salutare i presenti mons. Enrico Feroci,
direttore della Caritas diocesana di Roma, che ha ricordato come la mobilità
debba essere intesa in senso prima di tutto “spirituale”. “Il viaggio non
è solo un percorso sperimentato da colui che fisicamente si sposta, ma rappresenta
l’essenza dell’esperienza umana: un cammino verso la maturità che consiste
nell’apertura verso l’altro e nell’apprendere la virtù dell’accoglienza –
ha detto mons. Feroci, segnalando come il fenomeno migratorio sia motore di
sviluppo e di solidarietà nelle società in cui si presenta. Il direttore della
Caritas diocesana ha poi definito “sconcertanti” alcuni discorsi sull’immigrazione
in uso ad alcuni esponenti dell’attuale classe politica, specie “se pensiamo
alla nostra esperienza di emigrati all’estero, che per lungo tempo e in grandi
numeri siamo sbarcati oltre oceano, alla ricerca di lavoro e di un futuro
migliore”. L’augurio di mons. Feroci è che la ricerca possa contribuire a
fornire un’immagine di ampio respiro del fenomeno migratorio, “che possa contagiare
anche il modo attraverso cui l’opinione pubblica e la politica guarda ad essa”.
I risultati della ricerca sono stati presentati
da Alberto Colaiacomo, Delfina Licata e Luigi Ricciardi.
Il primo si è soffermato sul turismo e sui viaggi di breve durata che caratterizzano
parte della mobilità in Regione: 72 milioni sono i viaggiatori venuti in Italia
dall’estero nel 2009 per un giro d’affari che si aggira sui 150 miliardi di
euro l’anno, il 10,5% del Pil nazionale. “Si tratta di circa 200.000 persone
che ogni giorno attraversano le frontiere per entrare nel nostro Paese, -
ha rilevato Colaiacomo, - molti di essi (circa 29 milioni) per una sola
giornata. Dei 43 milioni di turisti giunti in Italia per un soggiorno più
lungo, il 15 % sono emigrati italiani che tornano in Italia per un periodo
di vacanza, magari trascorso in una casa di proprietà, mentre molti sono familiari
e parenti di immigrati che vengono a trovare i congiunti stabilitisi in Italia”.
Si stima inoltre che 1,9 milioni di viaggiatori giunti nel Lazio per brevi
periodi di lavoro generino un giro d’affari di 1 miliardo e 162 milioni di
euro.
Delfina Licata ha ricordato invece come i
laziali residenti all’estero siano il 6,3% della popolazione residente in
Regione: nel 2010 su 4.028.370 italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani
residenti all’estero (Aire) sono 360.213 i laziali, residenti in particolare
in Brasile (circa 80 mila, il 22%), Argentina (53 mila circa, il 15%), Francia
(25 mila circa, il 7%), Stati Uniti (22 mila, 6,4%), Regno Unito (21 mila,
6%), Germania (15 mila, 4,4%), Perù (15 mila, 4,3%). “Rispetto al dato complessivo
nazionale, che ha privilegiato l’Europa come destinazione – afferma
Delfina Licata, – i laziali si sono stabiliti in prevalenza in America e le
presenze femminili sono più equilibrate con le maschili (48,6% le donne laziali
residenti all’estero). A differenza di quanto comunemente si crede, poi, la
collettività è essenzialmente giovane: i minori sono il 16% del totale dei
residenti all’estero, percentuale analoga si riscontra per gli ultra 65enni,
mentre circa 90.000 sono i corregionali con un’età compresa tra i 18 e i 34
anni”. Esaminata brevemente anche l’evoluzione dell’emigrazione laziale all’estero,
che, dopo i conflitti mondiali, si è riversata essenzialmente in Europa, mentre
se si guarda al micro-contesto regionale, la provincia che ha dato di più
in termini di emigrazione all’estero, escludendo Roma (con 276.000 residenti
all’estero), è quella di Frosinone con 50 mila residenti all’estero nel 2010,
seguita da Latina (24 mila), Viterbo e Rieti (5 mila). Delfina Licata ricorda
infine numerosi esempi che testimoniano infine “la laboriosità dei laziali
che scelgono di emigrare all’estero, caratterizzati da una forte vocazione
al lavoro autonomo e alla creazione di piccole imprese”.
Sul fronte immigrazione, il Lazio si conferma
Regione di forte attrattività per gli stranieri:
l’incremento annuale di immigrati alla fine del 2009 è stato infatti del 10,6%,
quasi due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Oggi essi
sono in totale 497.940. La maggioranza degli immigrati, inoltre, desidera
restare in Italia, confidando in un futuro migliore. Primi per presenze in
Regione sono i romeni (179.496), seguiti da filippini (29.746), polacchi (23.826),
albanesi (22.344) e ucraini (17.142). Seguono gli arrivi dal Perù, Bangladesh,
Cina, India, Marocco, Moldavia ed Ecuador.
Luigi Ricciardi
segnala come l’evoluzione dei dati mostri la stabilizzazione di collettività
attraverso il rafforzamento di reti etniche e familiari: “dal policentrismo
etnico diffuso – afferma, – ora registriamo la tendenza alla crescita di alcune
collettività rispetto ad altre, protagonismo che si riflette anche sugli stili
di vita e sui contesti territoriali”. Novità di questi anni risulta essere
la crescita delle presenze straniere in provincia: mentre infatti nella provincia
di Roma i dati attestano un incremento di cittadini immigrati di circa 80
punti percentuali (dal 2002 al 2009 il dato registra una crescita dell’86%),
per la provincia di Frosinone si parla di una crescita del 221%, per Rieti
del 276%, per Latina del 278% e per Rieti del 300%. Se l’area di Roma registra
dati sull’inserimento occupazionale migliori rispetto alle province, le condizioni
di vita in queste ultime si rivelano migliori, mentre la ricerca segnala anche
che ad una crescita elevata di presenza straniera corrisponde una diminuzione
delle denunce a carico di immigrati e un elevato protagonismo imprenditoriale
di questi ultimi. Notevole anche il dato relativo alle rimesse: ogni anni
si calcolano 1,9 miliardi di euro inviati dagli immigrati residenti nel Lazio
verso i Paesi di origine, un quarto delle rimesse nazionali.
Ai presenti hanno riportato poi la loro esperienza
Romulo Salvador (Filippine), che ha illustrato il
sistema di rappresentanza dei consiglieri aggiunti adottato dal comune di
Roma, Tetyana Kuzik (Ucraina),
che ha sottolineato la necessità di diffondere anche attraverso i media esempi
di integrazione riuscita e di intervenire in sostegno della famiglie transnazionali,
Clarisse Essane Niagne (Costa d’Avorio) del sindacato Ugl,
che ha ribadito la centralità del lavoro nel percorso di integrazione degli
immigrati e Pilar Saravia (Perù) della Uil di Roma
e del Lazio che ha ricordato i forti legami esistenti da tempo tra i due Paesi.
Infine, l’assessore regionale alle Politiche
sociali e alla Famiglia, Aldo Forte, ha ricordato come sia necessario intervenire
su un fenomeno di portata così rilevante “con politiche di tipo strutturale,
convinzione – ha detto – che è alla base degli interventi che la nostra giunta
regionale sta mettendo in campo”. Aldo Forte ha citato a questo proposito
i progetti e le politiche proposte per l’accoglimento e l’integrazione dei
rifugiati politici in loco, interventi che prevedono anche il finanziamento
di corsi per l’insegnamento della lingua italiana e di progetti utili a favorire
l’integrazione scolastica dei minori stranieri. Stessa logica deve essere
posta alla base degli interventi rivolti ai laziali all’estero. “I nostri
corregionali sono un ponte straordinario per l’accesso a mercati spesso inesplorati
dalle nostre aziende – afferma Forte, segnalando anche il finanziamento di
borse di studio a favore di discendenti di italiani che vogliano imparare
e approfondire la conoscenza della lingua attraverso i corsi curati dalla
Società Dante Alighieri e stage per formare giovani italo-argentini in Italia, in modo che possano collaborare,
rientrati in Argentina, con le aziende italiane interessate ad un’espansione
commerciale in America latina. “Solo esportando un’immagine dell’Italia innovativa
sapremo coinvolgere i giovani nell’orgoglio connesso alla riscoperta delle
loro radici e dell’appartenenza culturale italiana – conclude Aldo Forte,
– fornendo in questo modo anche una risposta alla crisi di una collettività
emigrata che risente dell’invecchiamento di parte dei suoi componenti”. (