STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “La Voce d’Italia”
del 19.7.2011
La
manovra sopprime l’Ice, Giorgi: il sistema non è a rischio
Il direttore dell’Ice di Caracas sostiene che con l’abolizione
dell’Istituto per il Commercio Estero, le cui spoglie saranno riassorbite da
Mae e Mise, le strutture all’estero resteranno operative nei processi di internazionalizzazione
delle imprese italiane, in particolare delle pmi
CARACAS
- Uno degli effetti della manovra finanziaria approvata in tempo record venerdì
è la soppressione immediata, sentenziata dall’articolo 14 della legge, dell’
In particolare,
il sistema ‘bicefalo’ previsto dalla manovra decreta che le funzioni attribuite
all’Ice vengano trasferite al ministero dello Sviluppo Economico mentre le risorse
finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento delle sezioni estere passino
al ministero Affari Esteri. Il ministero di via Veneto sarà titolare del Fondo
per la promozione ed inquadrerà nei suoi ruoli i dipendenti italiani dell’Istituto,
salvo distaccare fino a 100 unità presso le sezioni all’estero. In Italia, infine,
sarà attuato un drastico alleggerimento: da
È una
vera chance per avere un sistema efficiente con una riduzione effettiva dei
costi?
- Si tratta
di una nuova fase evolutiva delle strutture di assistenza all’estero - ci spiega
il direttore dell’Ice di Caracas, Alfredo Giorgi - che però prevede una continuità
sostanziale di queste strutture. Prima esisteva l’Ice come ente di diritto pubblico
non economico, mentre ora l’Ice non c’è più ma le strutture continuano ad operare
all’interno delle Ambasciate, gestite direttamente dal ministero per gli Affari
Esteri. Sarà il c.d.a. del Mae a determinare le strutture estere in termini
di sedi e personale.
Operatività
a rischio?
I dirigenti
dell’Ice hanno espresso qualche giorno fa, in un comunicato, il loro rifiuto
al provvedimento che, affermano, non porterà a risparmi di bilancio ma penalizzerà
soprattutto le pmi (piccole e medie imprese) che non avranno più una struttura
di supporto specializzata per lo sviluppo all’estero, proprio quando i Paesi
concorrenti stanno rafforzando le loro
strutture di Trade Promotion Organization.
La soluzione
non è piaciuta neppure ai vertici di Confindustria, che ne aveva chiesto l’abolizione.
La presidente Emma Marcegaglia commenta la disposizione come “una cosa che è
un papocchio e non aiuta”. Infine, il presidente dell’Ice, Umberto Vattani,
ha commentato: “Lo spostamento avrebbe un senso se fosse tutto spostato o al
Mise o alla Farnesina, altrimenti si tratta di una divisione delle spoglie”.
Secondo
Alfredo Giorgi, però, “dal punto di vista funzionale non ci saranno conseguenze”
perchè “le strutture all’estero resteranno operative dal punto di vista dell’assistenza,
dell’informazione e della promozione nei processi di internazionalizzazione
delle imprese italiane, in particolare delle pmi”.
Con la
manovra, comunque, le linee guida per l’utilizzo delle risorse in materia di
internazionalizzazione delle imprese saranno assunte da una cabina di regia
copresieduta dai Ministri degli affari esteri e dello sviluppo economico e composta,
oltre che dal Ministro dell’economia e delle finanze, da rappresentanti di Unioncamere,
Confederazione generale dell’industria italiana e Associazione bancaria italiana.
Questa
soluzione preoccupa per la necessaria coordinazione di più realtà in un sistema
italiano da sempre penalizzato dallo scarso coordinamento tra le diverse iniziative
(Ice, Regioni, Camere di commercio, Enit, Invitalia per l’attrazione dall’estero
tra gli altri).
Personale
Per quanto
riguarda i posti di lavoro degli ex dipendenti Ice, il ministro dello Sviluppo
Economico, Paolo Romani è stato chiaro: “Nessuno rimane per strada. All’estero
i cento delegati dell’Ice confluiscono nelle sedi delle ambasciate ma dipendono
dal ministero dello Sviluppo economico. In Italia rimangono tutti all’interno
del ministero dello Sviluppo economico”.
Insomma,
come spiega anche Alfredo Giorgi, “la manovra non prevede tagli di personale”
perché si tratta di “una ristrutturazione” piuttosto che di un ridimensionamento.
Gli impiegati in loco saranno affare del Mae mentre il personale Ice si riverserà
sul Ministero dello Sviluppo Economico che “assegnerà per l’estero un massimo
di cento funzionari”, previo nulla osta del Mae. Un numero che, spiega Giorgi,
“si avvicina molto al numero di impiegati attuali”. Tutto ciò assicurando una
spesa complessiva invariata.
L’Ice,
secondo i dati ufficiali del 2010, impegna 1.200 persone,