INFORM - N. 137 - 18 luglio 2011


OSPEDALI MISSIONARI ITALIANI   

Stage sull’idrocefalo all’ospedale “Luisa Guidotti” di Mutoko

Trentino: formazione in Zimbabwe di medici e infermieri locali

 

TRENTO - Undici medici generici - e tre infermieri - dello Zimbabwe, formati con uno stage di una settimana per operare bambini affetti da idrocefalo, patologia molto frequente nel paese africano: è questo il prezioso risultato del corso di formazione tenuto da un medico trentino, Michele Conti, direttore dell'Unità operativa di Neurochirurgia dell'ospedale di Rovereto, nei giorni scorsi presso l'ospedale Luisa Guidotti di Mutoko, in Zimbabwe, dove opera da anni Carlo Spagnolli, chirurgo trentino che ha dedicato la sua vita all'Africa. L'idrocefalo (letteralmente "acqua nella testa"), consiste nell'accumulo di liquido cerebrale (o liquido cefalorachidiano) nel cervello, causato da meningite o altre infezioni contratte in gravidanza o dopo la nascita. Se non curata per tempo la patologia provoca menomazioni permanenti e finanche la morte. Il corso - il secondo del suo genere dopo quello tenuto sempre dal dottor Conti in Etiopia - si è chiuso venerdì con la consegna dei diplomi ai medici e infermieri africani, giunti da ogni parte del Paese. Ma il vero beneficio di questa iniziativa di formazione - frutto dell'accordo siglato lo scorso anno fra Provincia autonoma di Trento e Azienda provinciale per i servizi sanitari - inizia ora: in Zimbabwe, paese che dispone di soli tre specialisti neurochirurghi, tutti impegnati nella capitale, aver reso autonomi ben dieci ospedali distribuiti su tutto il territorio nazionale per quanto riguarda la cura dell'idrocefalo significa restituire salute e speranza a migliaia di bambini. "Con questo genere di progetti semplici e concreti - ha commentato l'assessore alla solidarietà internazionale Lia Giovanazzi Beltrami, che ha visitato nei giorni scorsi l'ospedale di Mutoko e altri progetti sostenuti dalla Provincia in Zimbabwe - puntiamo a valorizzare le risorse umane presenti in Africa, in questo caso medici e infermieri pieni di entusiasmo e di buona volontà, che vogliono mettere le loro esperienze al servizio dei loro connazionali. Il tutto in accordo con l'Ordine dei medici dello Zimbabwe, che è fortemente interessato a ripetere l'esperienza anche con riferimento ad altre patologie."

Una volta fornite al personale medico e infermieristico locale le competenze necessarie per operare il più è fatto: la Provincia, assieme alle associazioni trentine che sostengono l'operato di Carlo Spagnolli in Africa, come l'associazione Amici del senatore Giovanni Spagnolli e Lifeline Dolomites, continuerà a dare comunque il suo appoggio, sia per la fornitura degli strumenti necessari per realizzare l'operazione (il catetere necessario per il drenaggio del liquido cerebrale che si accumula nella testa dei bambini, acquistato a basso costo in India, con un enorme risparmio rispetto ad una fornitura dall'Europa), sia "adottando" alcuni medici locali (due al momento, quelli operativi al Luisa Guidotti), che operano in presidi sanitari lontani dalla capitale Harare. Così facendo si vuole contrastare la tendenza dei "più bravi" a lasciare gli ospedali rurali per andare nei centri urbani o addirittura all'estero, dove possono guadagnare di più, anche esercitando privatamente.

L'ospedale Luisa Guidotti di Mutoko, nello Zimbabwe orientale, è uno di questi. Nato negli anni '60 per iniziativa della Diocesi locale, nel cuore di un distretto rurale di circa un milione di abitanti, conta circa 200 posti letto, ma arriva ad ospitare normalmente fino a 280 pazienti. Tre i medici fissi, e numerose infermiere, alcune delle quali sieropositive: venendo a lavorare a Mutoko, oltre ad accedere alle cure antiretrovirali, hanno acquisito dignità e consapevolezza della propria malattia. Al Luisa Guidotti opera Carlo Spagnolli, arrivato qui con la famiglia nel 1986, dopo altre esperienze in Africa, soprattutto in Uganda (dove ha vissuto anche nei periodi più "bui", quelli delle dittature di Idi Amin e Milton Obote). Il Luisa Guidotti in realtà è più di un semplice ospedale: è una sorta di villaggio, con un ostello per ospitare i medici che frequentano i vari corsi di formazione, la scuola-convitto per il corso triennale per infermiere, e ancora, gli alloggi per il personale, gli orti e gli animali per garantire al tutto una almeno parziale autosufficienza, e così via.

In Zimbabwe, come in molti altri paesi poveri, dove la fiscalità non arriva a coprire le spese sostenute dal governo per l'assistenza sanitaria, i pazienti devono contribuire ai costi degli interventi e della degenza. Anche gli ospedali missionari come quello di Mutoko chiedono un contributo a chi può permetterselo, ma comunque garantiscono assistenza sanitaria a tutti. Il costo "vivo" della cura, anche quando è coperto dalle donazioni dall'estero, di associazioni e enti pubblici, non esaurisce però tutti i problemi. Un paese come lo Zimbabwe sconta infatti grandi carenze infrastrutturali, scarsità di personale specializzato e in generale standard igienico-sanitari estremamente bassi. Formare del personale specializzato, o con stage all'estero - come la Provincia autonoma di Trento e l'Azienda sanitaria hanno iniziato a fare - o direttamente in loco, è dunque fondamentale.  Il corso organizzato la scorsa settimana a Mutoko rientra in questa più vasta strategia: l'obiettivo era formare dei medici locali di chirurgia generale, provenienti da una decina di ospedali sparsi in tutto il Paese, al fine di curare una patologia diffusissima, l'idrocefalo, che affligge i bambini alla nascita. Inutile dire che medici e infermieri hanno partecipato al corso organizzato a Mutoko con grande entusiasmo. "Dopo una prima introduzione teorica - spiega Conti - abbiamo iniziato subito ad operare sui pazienti. La tecnica in realtà è semplice, e in pochi giorni i medici locali se ne sono perfettamente impadroniti. Grazie ad essi adesso in dieci ospedali dello Zimbabwe si potranno curare i bambini idrocefali. Fino ad oggi a praticare l'intervento erano i soli tre neurochirurghi di cui dispone lo Zimbabwe, tutti concentrati nella capitale." (m.p./Inform)

 


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