STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Intervista del
direttore della “Voce d’Italia” Mauro Bafile al deputato eletto in Europa
Franco
Narducci: “Difficile stimare oggi le ripercussioni della manovra economica”
Il
provvedimento approvato la scorsa settimana contempla un ulteriore taglio alle
risorse destinate al ministero degli Affari Esteri e, quindi, anche al budget
per le nostre comunità
CARACAS
– Era necessario. Indispensabile. I mercati si attendevano un gesto di responsabilità
dalla politica. E questo è arrivato. La manovra è stata varata. E lo è stata
nonostante le molte critiche, le tante perplessità e le numerose riserve avanzate
dai partiti dell’opposizione. Anzi, a dispetto di queste.
E’ stata,
bisogna dirlo, una corsa contro il tempo. Il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha parlato di miracolo. Ragioni non gli mancano: la manovra è stata
approvata in appena cinque giorni. Era necessario frenare l’attacco speculativo
contro l’Italia, che rischiava di coinvolgere l’intera unione monetaria europea.
Oggi sapremo se il messaggio è stato recepito dai mercati. Insomma, se la manovra,
nonostante gli aspetti criticabili e le lacune, sarà sufficiente ad arginare
l’ondata speculativa che, appena pochi giorni fa, minacciava col trasformarsi
in un devastante tsunami.
A prescindere
da ciò che oggi, o nei giorni a venire, potrà accadere; chi vive all’estero
si chiede non solo quali saranno le ripercussioni che il provvedimento avrà
sull’economia delle famiglie italiane ma, soprattutto, i suoi riflessi sulle
nostre comunità e sulla loro qualità di vita. Abbiamo chiesto all’on. Franco
Narducci, ieri presidente del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e
oggi deputato eletto in Europa e vice presidente della Commissione Affari Esteri
della Camera, di aiutarci a capire meglio quali saranno, per noi, le conseguenze
di questa manovra. In altre parole, cosa dovranno attendersi le nostre comunità
dall’applicazione del provvedimento.
- Non
ci saranno ricadute nel 2011 e nel 2012 – sostiene l’on. Narducci -. Nel 2013
e nel 2014, poi, vi sono le deleghe del governo. Ed è quindi difficile dire
oggi quali saranno le ripercussioni. La manovra, comunque – aggiunge -, prevede
la chiusura degli Istituti di Commercio Estero ed il loro accorpamento alla
rete consolare. Tutto ciò comporterà ulteriori difficoltà a una rete consolare
giá in via di ristrutturazione in Europa. E’ difficile ipotizzare che questa
possa assorbire il personale dell’Ice all’estero.
Sottolinea,
quindi, che “la manovra contempla un ulteriore taglio delle risorse destinate
al ministero degli Affari Esteri”. Ma questo “sarà contenuto: si stima nell’ordine
dei 40 milioni di euro nel 2011, di altri 40 nel 2012 e di altri 40 ancora nel
- Per
ora, comunque – rassicura -, non si vedono effetti diretti sulle nostre comunità.
Ammette
che “la stretta potrebbe avere ripercussioni
sulla sanità”, in particolare l’assistenza diretta e indiretta.
- Inoltre
– aggiunge -, è difficile che si possano recuperare risorse per i corsi di lingua
e cultura italiana e per la nostra stampa. Insomma, sotto questo aspetto, si
possono prevedere alcune difficoltà.
Sostiene
che sarà anche necessario capire come “la legge finanziaria, la cosiddetta ‘legge
di stabilità ordinaria’ che sarà fatta a settembre, inciderà sulle comunità
all’estero”.
L’on.
Narducci confessa che stando all’opinione dei politici “si ha la sensazione
che i mercati finanziari non siano stati sedati”. E ne spiega le ragioni.
- Si ha
l’impressione che i mercati non si sentano garantiti da questa manovra, soprattutto
perchè essa è esposta all’asse portante del 2013-2014 – afferma -. C’è un problema
generale di credibilità, nonostante le nostre banche abbiano superato lo stress-test
e il nostro debito pubblico, pur se enorme, sia detenuto da cittadini italiani
attraverso i titoli di Stato. Non è assurdo, allora, ipotizzare altri attacchi
speculativi dei mercati; attacchi che potrebbero avere conseguenze sulla ‘finanziaria’
ordinaria.
- Dal
quel che si sa della manovra, almeno all’estero, una volta ancora i tagli saranno
lineari. C’è da supporre, quindi, che anche il budget destinato alle nostre
comunità subirà una decurtazione indiscriminata...
- Sì –
ammette -. Diciamo di sì. E poi è sufficiente pensare alla finanziaria 2011
e all’accantonamento del 10,2 per cento escogitato dal ministro Tremonti. Non era previsto espressamente nella
legge, eppure... Da questo punto di vista – prosegue -, si deve paventare che
ci saranno certi effetti negativi, come sta accadendo con i ceti medi e poveri
in Italia.
Europa,
Australia, America del Nord e anche quella del Sud. Tutte realtà diverse. Non
è lo stesso vivere in Europa, dove il sistema di previdenza sociale è assai
avanzato, che in America Latina dove sta dando i primi passi tra tante difficoltà.
E non è lo stesso vivere in un paese in cui l’inflazione è contenuta entro il
2 ed il 3 per cento, come ad esempio
- Al momento
dei tagli, si terrà conto delle diverse realtà sociali ed economiche in cui
vivono le comunità all’estero?
L’on.
Narducci dribbla abilmente la domanda.
E si sofferma invece sul tema, altrettanto importante, delle pensioni.
- Innanzitutto
– commenta -, bisogna dire che le pensioni all’estero non verranno toccate da
questa manovra.
Ne spiega
la ragione:
- Si è
riusciti a recuperare una parte della manovra che incideva sulle pensioni superiori
da
Sostiene,
poi, che “sugli italiani all’estero si è tagliato tantissimo nel 2008, nel 2009
e nel 2010, per cui non resta molto”.
- E quel
‘non molto ‘ – aggiunge – mi auguro che non venga toccato. Comunque – prosegue
preoccupato -, è difficile capire oggi quali saranno gli ulteriori effetti e
quali, qualora ve ne fossero, gli sviluppi sul fronte finanziario. Le incertezze
sono tante. E tante le incognite sulle garanzie che la manovra potrà dare ai
mercati finanziari
La
crisi e la manovra
Dal “meglio
degli altri”, reiteratamente affermato dal premier Berlusconi, al ‘titanic’,
laconicamente ricordato da Tremonti nel suo discorso alla Camera. L’Italia è
passata da Paese “già fuori dalla crisi” a quello sull’orlo del default a causa
degli attacchi speculativi del mercato. La sorpresa è stata grande. E lo è stata
anche in chi ha seguito costantemente le vicende italiane. Ed allora è lecito
chiedersi: cosa sarebbe accaduto se la crisi fosse stata gestita con tempo?
Quali sarebbero le circostanze dell’Italia se la manovra non fosse stata imposta
dall’emergenza?
- I problemi
strutturali dell’Italia – spiega l’on. Narducci – vengono evidentemente da lontano.
E non sono stati affrontati con decisione. Il governo Prodi aveva avviato il
risanamento dei conti pubblici per contenere il deficit ai livelli massimali
consentiti, per essere quindi in linea con i parametri di Maastricht, e per
ricostruire l’avanzo primario. Si sa che quando un paese è a posto col suo avanzo
primario è meno soggetto alle speculazioni
finanziarie. Allora il governo Prodi
fu attaccato. Lo si accusò di metter le mani nelle tasche degli italiani.
Riconosce
che l’attuale esecutivo ha dovuto affrontare una crisi finanziaria mondiale
che ha costretto tutti i paesi a operare correzioni sul proprio deficit e sul
debito pubblico e ammette che questo governo si è dovuto confrontare con una
crisi che ha travolto
- Ci è
stato ripetuto, in tutte le salse – precisa –, che il grande merito del governo,
in questi ultimi tre anni, era stato quello di aver tenuto conti pubblici sotto controllo e l’Italia al riparo dalle speculazioni. Non è proprio così.
Spiega
che se in assenza di una crescita economica il debito pubblico si incrementa
“è evidente che gli investitori, soprattutto coloro che detengono il debito
pubblico, cominciano a porsi dei quesiti di carattere finanziario”. In particolare,
sulla tenuta del sistema economico del paese e sulla sua credibilità.
- Ecco
– aggiunge -, questo è ciò che noi, come Partito Democratico, contestiamo al
governo: non aver svolto alcun tipo di politica economica. Tutti ne conosciamo
le ragioni. Il governo era ripiegato sulle difficoltà interne; sui problemi
del premier, sui tantissimi scandali che hanno caratterizzato questi 3 anni
e coinvolto settori della maggioranza. Basti pensare
alla “cricca”, all’imprenditore Diego Anemone, al ministro Romani, oggi sotto
inchiesta.
Sottolinea
che “non era mai accaduto che un ministro indagato per mafia non si dimettesse”.
- Neanche
che si elegga ministro un personaggio indagato dalla magistratura...
- E’ vero
– ammette. Quindi, dopo aver sottolineato che “questa manovra rimanda ogni correzione
ai prossimi anni”, precisa:
- Chi
realmente ha contribuito a frenare la speculazione finanziaria e l’attacco ai
mercati è stata
- La manovra
– facciamo notare – non prevede provvedimenti orientati a stimolare la crescita
economica.
- E’ vero
– ammette -. E’ una manovra vecchio stampo, come quelle che si facevano negli
anni 80 e 90 del secolo scorso. E’ una manovra incentrata nel prelievo. Cose
già viste. Non vi è nulla di innovativo.
Dopo aver
ribadito che “non si è detto la verità” poichè “il governo ha sempre sostenuto
che la crisi era stata superata”, che era ormai alle nostre spalle, conclude:
- Il problema
sarà il taglio reale agli sprechi, compresi quelli della politica. E non mi
riferisco agli stipendi dei parlamentari. Ci sono realmente tanti costi che
si possono tagliare a livello regionale e nazionale. E poi c’è la lotta all’evasione
fiscale, come quella che aveva iniziato il governo Prodi. L’evasione fiscale
in Italia è enorme. Questo governo, viste tutte le difficoltà alle quali andava
incontro, ha reintrodotto la tracciabilità bancaria, un provvedimento che era
stato ferocemente contestato al governo Prodi. (Gaetano
Bafile-La Voce d’Italia/