ASSOCIAZIONI
Il Coordinamento delle Associazioni Siciliane d’Emigrazione
(Carse) contesta l’avviso pubblico regionale relativo alle attività
Chiesta all’assessore regionale alla Famiglia, alle Politiche
sociali e al Lavoro la revoca del provvedimento
PALERMO
- Le associazioni siciliane aderenti al Coordinamento delle Associazioni Siciliane
d’Emigrazione (Carse) hanno chiesto all’assessore della Regione Sicilia alla
Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro la revoca dell’avviso pubblico
delle attività 2011, previsto dalla legge regionale in materia di emigrazione
ed emesso lo scorso 10 giugno.
La
revoca è stata chiesta – si legge in una nota firmata da Domenico Azzia, presidente
dell’associazione Sicilia Mondo, facente parte del Carse – perché le associazioni
ritengono di non essere state ascoltate in vista della formulazione dell’avviso,
e definiscono quest’ultimo “un pianeta inventato” e non conforme alla legge
regionale in vigore, che “va osservata non essendo stata né modificata, né abrogata.
Un avviso pubblico non può mai sostituire la legge, né modificarne o svuotarne
i contenuti. Le associazioni si sono riservate di impugnare l’avviso pubblico
n.2 del 10 giugno
“Il
bilancio di previsione della Regione per il 2011, ai fini degli interventi in
favore dell’emigrazione, accorpa in unica voce le attività culturali, il turismo
sociale, colonie e campeggi, ma l’avviso pubblico ha prelevato solo le attività
culturali, escludendo immotivatamente le altre attività – si legge nella nota,
a proposito delle ragioni che hanno determinato l’impugnazione dell’avviso da
parte delle associazioni. - In realtà, l’art. 24 bis, oggetto dell’avviso,
è rimasto un articolo nominale in quanto sono stati cambiati i soggetti destinatari
dei contributi espressamente indicati dall’art. 9 della stessa legge che ha
precisato dettagliatamente i requisiti richiesti. L’art. 24 bis ne surroga
i soggetti destinatari con altri soggetti che non hanno niente a che fare
con l’emigrazione”.
“Come
se ciò non bastasse, - prosegue la nota - sempre all’interno dell’art. 24 bis,
sono state alterate le attività in esso elencate, con la inclusione di nuove
tipologie di attività, l’aggiunta di altre e la esclusione di quelle non gradite”.
Le
associazioni segnalano inoltre come, nonostante le disponibilità di bilancio,”sia
rimasta ingessata”
“La
cosa più grave è che senza
Azzia
in particolare critica l’avviso definendolo “bulgaro”. “Eppure siamo in pieno
2011, proprio in un momento in cui il governo Lombardo, di cui fa parte lo stesso
assessore, ostenta le sue leggi di semplificazioni burocratiche. L’avviso pubblico
non solo svuota la legge regionale 55/80 nel suo complesso ma anche all’interno
dello stesso art. 24 bis, oggetto del bando, scegliendo le tipologie di attività
che piacciono ed escludendone quelle che non piacciono. Tra le attività espressamente
non gradite le pubblicazioni - rileva Azzia, segnalando come questo abbia
comportato la negazione del contributo alla rivista “Sicilia Mondo”. “Una rivista
che pure è stata editata per l’intero 2010 e nonostante i suoi 43 anni di ininterrotta pubblicazione,
conosciuta in tutto il mondo. Cancellando così una voce di libertà e di democrazia.
Ma anche di storia siciliana. Incredibili ma anche inquietanti le motivazioni
per una pubblica amministrazione - ha detto Azzia, definendo “discriminante”
la logica alla base di tale decisione.
“L’avviso
pubblico è fuori strada, anche rispetto alla volontà del legislatore che
fece la legge 55/80. Legge semplice, - si legge nella nota, - ancora attuale
e copiata dalle altre Regioni italiane. Con la 55/80 il legislatore si riprometteva
di riannodare legami stabili di relazioni culturali ed umane con i siciliani
che erano andati via, affidando la sua applicazione alle associazioni che istituzionalmente
si interessavano di emigrazione, in quanto essendo, esse stesse “relazione”
tra uomini, erano le più indicate a “relazionare” con i siciliani fuori dall’isola,
con l’intento di riaggregare, tenere vivi e rinsaldare i legami identitari.
In questa
Le
associazioni rilevano invece come oggi questa sensibilità difetti e non possa
essere sostituita con “bizantinismi” definiti “autoritari”.
A
questo proposito viene richiamato l’avviso pubblico emesso nel 2010. “Suscitò
cordate di clubs, aggregazioni, agenzie di viaggi, funzionari dei Comuni, delle
Province e della Regione stessa. Tutti alla ricerca di conoscenze all’estero
per costruire i requisiti della partecipazione. Le code davanti ai Consolati.
Se ne è parlato a Roma nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – segnala
la nota. Non ha giovato all’immagine della Sicilia. Alla fine furono 200
le domande di ammissione. Cosa che conferma la interpretazione dell’avviso pubblico
come la possibilità di un’escursione all’estero. Ma solo 45 le domande che per
mano della Commissione domestica superarono l’esame. Anche se non è passata
inosservata la scoperta, in provincia di Palermo, di circa 30 aggregazioni e
clubs con tre anni di attività istituzionalizzata in emigrazione e con sede”.
“In
realtà, l’avviso pubblico è stato una grossa impalcatura burocratica ed autoritaria,
proprio all’opposto del concetto politico di gestione da parte di un assessorato
regionale. Emblematica la struttura ispettiva, avendo l’avviso imposto la presenza
di 2 funzionari ispettori di accompagnamento alle 45 attività che sono
state ammesse: ben 90 funzionari ispettori che hanno lasciato gli uffici, mediamente
9-10 giorni ciascuno, per garantire l’esatta osservanza delle norme disposte
dal Servizio II emigrazione ed immigrazione dell’assessorato. Che senso
ha avuto, allora, - domandano le associazioni - la selezione sulla affidabilità
dei partecipanti? Non bastava la di