INTERVENTI
Rodolfo
Ricci (FIEI): “E' improprio parlare di italiani all'estero evitando di affrontare
i nodi politici generali”
ROMA -
Lo confesso: trovo incomprensibile come si possa continuare a parlare degli
italiani nel mondo senza contestualizzare le loro vicende nello scenario complessivo
dell’Italia di questi mesi.
Mi sembra
molto improbabile che si possano affrontare seriamente i temi prioritari di
questa agenda, se non si da una lettura seria ed oggettiva dei fatti che stanno
accadendo nel nostro paese e in Europa.
Continuare
ad emettere comunicati stampa, giustamente critici verso le scelte del Governo
Berlusconi, della sua gestione del Mae, dalla riduzione massiccia della rete
consolare, agli interventi di lingua e cultura, alle questioni pensionistiche,
ai Comites e al Cgie, alla inesistente valorizzazione di ogni potenzialità espressa
dagli italiani all’estero, lascia purtroppo il tempo che trova se non vi è coerenza
di analisi, di critica e di proposta alternativa.
Faccio
riferimento, per intenderci, alla mega manovra finanziaria andata all’approvazione
venerdì scorso, i cui effetti – di cui non si è ancora compresa la portata-
saranno tragici per il 90% degli italiani in Italia.
La riduzione
drastica dello Stato sociale e dei servizi, la privatizzazione annunciata di
20.000 aziende partecipate a capo degli enti locali (Regioni, Provincie e Comuni),
per tentare un recupero parziale della situazione deficitaria del bilancio pubblico,
costituiscono il segnale inequivocabile della semplice cancellazione di ogni
intervento del pubblico che venga visto come non immediatamente redditizio e
invece utile a fare cassa.
Tra questi
rientrano certamente le politiche per gli italiani all’estero, buoni quando
si può speculare sulle loro rimesse a vario titolo o quando li si considera
soggetti di imposizione fiscale (vedi Ici), ma oggetto inesistente quando si
reclama qualche residuo investimento a loro favore.
La manovra
a cui stiamo assistendo non è "una tantum", ma solo la prima di una
serie lunga e perniciosa che riporterà l’Italia, a mio modesto parere, ad essere
nuovamente, un paese di massiccia emigrazione giovanile, sia di cervelli che
di braccia.
Bisogna
ricordare che proprio perché soggetto inesistente, pur se obliquamente rappresentato
in parlamento da 18 parlamentari, gli italiani nel mondo sono stati, insieme
agli immigrati in Italia, la prima categoria di persone a vedersi tagliati circa
il 60% dei fondi che erano a loro destinati fino al 2008.
Per compiutezza
di memoria, questi fondi avevano subito consistenti tagli già a partire dalla
fine degli anni ’90. Il Sottosegretario Mantica, si è limitato ad applicare
le indicazioni inappellabili del Ministro Tremonti, (quello dei tagli lineari)
sulla base dalle politiche di contenimento varate in occasione della crisi del
2007-2008.
In quell’occasione,
il Ministero degli Affari Esteri ridusse drasticamente due ambiti del suo intervento
per salvare l’apparato, rimasto infatti pressoché integro: la cooperazione internazionale
e le politiche per l’emigrazione e l’immigrazione.
Già il
Governo Prodi aveva iniziato, in piccolo e prima della grande crisi, queste
riduzioni. In particolare, voglio ricordare che la riduzione e “l’aggiornamento”
della rete consolare, erano giustificate dal centro-sinistra, dalla necessità
di aprire nuove sedi nei paesi emergenti e di cancellare la loro eccessiva presenza
negli antichi paesi di emigrazione. Siccome di soldi non ve n’ erano, per aprire
le nuove sedi bisognava chiudere le antiche: e, come in diversi direttori generali
del MAE in passato hanno affermato, la rete diplomatica italiana è stata costruita
essenzialmente in parallelo alla diffusione nel mondo delle nostre collettività
emigrate. Una cosa, quindi vecchia, superata.
Queste
scelte sono assolutamente coerenti con una visione dello Stato leggero e più
che limitato nei servizi offerti ai suoi cittadini, e questo lo sapevamo da
tempo, perché rientra in una logica standardizzata che corrisponde a quanto
ci è richiesto dai cosiddetti mercati. Vi si sono aggiunte negli ultimi tempi,
altre misure che danno l’idea di come siamo messi: persino l’ICE (lo storico
Istituto per il Commercio Estero), che sulla carta dovrebbe assolvere ad una
funzione strategica per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese,
è ritenuto ormai superfluo.
Vuol dire
che siamo entrati davvero in un’altra epoca: neanche il sostegno all’export
è più degno di particolare interesse. L’unico obiettivo è il pagamento degli
interessi sul debito, cioè il trasferimento di enormi risorse all’insaziabile
ambito della finanza internazionale, con buona pace dell’impresa produttiva
e manifatturiera.
In un
quadro di questo tipo, di cosa stiamo parlando ?
C’è sul
tavolo (ma è un tavolo del tutto periferico), la riforma degli istituti di rappresentanza
(Comites e CGIE), il cui mancato rinnovo, che doveva avvenire tre anni or sono,
è stato procrastinato da Mantica, con la scusa di dover votare con una legge
migliorata. Questo ha consentito al Sottosegretario di risparmiare buoni soldi,
e di spaccare in diversi fronti il mondo politico e associativo, soprattutto
nel centro-sinistra.
Nel programma
più che lineare di Mantica vi era, come avevo rilevato fin dal suo discorso
di esordio al CGIE, la cancellazione complessiva degli italiani all’estero come
ambito di intervento del Mae, all’insegna della modernità.
Il tentativo
di riforma di Comites e CGIE come lo abbiamo visto concretizzarsi nelle proposte
di Micheloni e Tofani ha una sua interna - e ferrea - coerenza con questi iniziali
programmi che abbiamo avuto modo di ascoltare e di leggere all’atto dell’insediamento
del Governo Berlusconi.
In questi
giorni si è assistito ad una polemica per la mancata convocazione del Comitato
di Presidenza del CGIE da parte del Segretario Elio Carozza, che ha preferito
garantire lo svolgimento delle assemblee continentali, anziché spendere una
cifra consistente (circa 60.000 Euro a quanto ci dice Luciano Neri in un suo
comunicato stampa) necessari per finanziare viaggi e soggiorno ai membri del
CdP. Neri sostiene che il CdP potrebbe funzionare bene anche attraverso teleconferenze
il cui costo massimo sarebbe di circa 3.000 Euro a seduta.
Vorrei
far rilevare che se questi sono i costi, forse sarebbe stato opportuno pensare
a teleconferenze, già da molti anni. Allo stesso tempo, non si può non notare
che questa attenzione alla spesa è parallela ai nuovi orientamenti politici
bipartisan che intimano a tutti (fuorché alla casta politica) di risparmiare.
Sabato
scorso si è saputo che la riduzione dei costi della politica ammessa nella megamanovra
di oltre 70 miliardi di Euro, sarà di soli 7 milioni di Euro, a fronte di un
costo complessivo della politica in Italia che si aggira intorno ai 4-5 miliardi
all’anno. Cioè,il contributo alla riduzione del debito da parte della classe
politica sarà dello 0, 001% del totale della manovra.
Se mi
è consentito, rispetto a questo contesto, la polemica all’interno del CGIE rischia
di essere un po’ grottesca, da entrambe le parti.
C’è da
dire, che se fosse possibile operare risparmi nella gestione del CGIE e trasferirli
al funzionamento di associazioni, progetti utili, mi sentirei di condividere
pienamente la posizione di Carozza. Allo stesso tempo, verifichiamo che all’interno
della ideologia ossessiva del risparmio (e del conseguente loro trasferimento
ad altre sedi), sono innanzitutto i processi e le istituzioni democratiche che
ne pagano le conseguenze, a partire dagli enti locali.
Anche
questo è in coerenza con l’ottica di chi vede ormai come superflua la democrazia
e il suo funzionamento. Ed ha purtroppo ragione: interi parlamenti nazionali
sono stati in questi mesi espropriati della loro funzione istituzionale obbligati
ad accettare acriticamente il cosiddetto giudizio dei mercati.
In Italia
siamo riusciti ad approvare la più grande manovra finanziaria della nostra storia
nel giro di 5 giorni. Quando si dice che la politica è ormai ancella dell’economia…
E allora,
ripeto la domanda: di cosa stiamo parlando ?
Mi piacerebbe
di più sapere cosa ne pensano Ferretti, Carozza, Neri, Mangione, Sorriso, ecc.
della situazione complessiva di questo paese e se condividono gli orientamenti
che si stanno imponendo senza alcuna consultazione dei cittadini, anziché assistere
ad una discussione che assomiglia di più ad un gioco delle parti.
Ma sono
cosciente che si tratta di un desiderio retorico e dubito che sarà esaudito.
Rodolfo Ricci*-Emigrazione Notizie/
Segretario generale FIEI