ITALIANI
ALL’ESTERO
Un ex prigioniero di guerra italiano presta il suo nome
a un vino sudafricano
CAPE
TOWN - Alessandro Borio, dice la pubblicità di Simonsig, era un personaggio di
quelli che lasciano il segno. Prigioniero di guerra assegnato a lavorare nell’azienda,
cominciava ogni giornata cucinandosi la colazione sulla sua pala da muratore.
E siccome era un maestro nella lavorazione del cemento, fu lui a dotare le cantine
dell’azienda di tini di cemento nei quali fare invecchiare i vini. Un sistema
che funziona molto bene a giudicare dal fatto che lo Shiraz “Mr Borio’s”
2007 delle cantine Simonsig è stato giudicato il migliore fra i venti assaggiati
“alla cieca” da una giuria di intenditori, che lo hanno classificato anche nel
2% dei migliori vini assaggiati quest’anno.
Quello
di Borio è un altro nome di un prigioniero di guerra italiano utilizzato per battezzare
un vino di qualità. In precedenza lo stesso onore era toccato a Michele Agostinelli,
considerato a Fairview, Paarl, un elemento fondamentale del successo ottenuto
dai vini e formaggi prodotti da questa azienda. Negli anni passati Fairview aveva
intitolato ad Agostinelli tutta una serie di vini prodotti con tipici vitigni
italiani come il barbera, il sangiovese e il primitivo. Adesso è il turno di Alessandro
Borio, al quale, come si è detto, l’azienda Simonsig della famiglia Malan, che
a sua volta rintraccia le proprie origini nelle Valli Valdesi dell’attuale Piemonte,
ha dedicato lo Shiraz 2007, vino di eccezionale qualità appena offerto al mercato
sudafricano.(