INFORM - N. 133 - 12 luglio 2011

 


ITALIANI ALL’ESTERO

Un ex prigioniero di guerra italiano presta il suo nome a un vino sudafricano

 

 

CAPE TOWN - Alessandro Borio, dice la pubblicità di Simonsig, era un personaggio di quelli che lasciano il segno. Prigioniero di guerra assegnato a lavorare nell’azienda, cominciava ogni giornata cucinandosi la colazione sulla sua pala da muratore. E siccome era un maestro nella lavorazione del cemento, fu lui a dotare le cantine dell’azienda di tini di cemento nei quali fare invecchiare i vini. Un sistema che funziona molto bene a giudicare dal fatto che  lo Shiraz “Mr Borio’s” 2007 delle cantine Simonsig è stato giudicato il migliore fra i venti assaggiati “alla cieca” da una giuria di intenditori, che lo hanno classificato anche nel 2% dei migliori vini assaggiati quest’anno.

Quello di Borio è un altro nome di un prigioniero di guerra italiano utilizzato per battezzare un vino di qualità. In precedenza lo stesso onore era toccato a Michele Agostinelli, considerato a Fairview, Paarl, un elemento fondamentale del successo ottenuto dai vini e formaggi prodotti da questa azienda. Negli anni passati Fairview aveva intitolato ad Agostinelli tutta una serie di vini prodotti con tipici vitigni italiani come il barbera, il sangiovese e il primitivo. Adesso è il turno di Alessandro Borio, al quale, come si è detto, l’azienda Simonsig della famiglia Malan, che a sua volta rintraccia le proprie origini nelle Valli Valdesi dell’attuale Piemonte, ha dedicato lo Shiraz 2007, vino di eccezionale qualità appena offerto al mercato sudafricano.(La Gazzetta del Sud Africa www.lagazzettadelsudafrica.net 12 luglio/Inform

 

 


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