INFORM - N. 132 - 11 luglio 2011


Da IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

Tagli necessari. In guerra col Ticino

 

La casta: il taglio che non c’è.

Sappiamo tutti che tagliare i costi è una cosa sempre difficile, soprattutto nel mondo della politica, ma speravo davvero che una persona in gamba come Tremonti fosse riuscita a “tagliare” in modo più incisivo i benefit di una classe politica che - se si pongono a confronto con i problemi del paese e i limiti di spesa per milioni di famiglie  - spesso deve arrossire e stare zitta. Questa era una buona occasione per dare una lezione di serietà e di esempio ed parzialmente è stata sprecata.

Se si punta al pareggio del bilancio – obbiettivo difficile ma sacrosanto – siamo noi, i “politici” a dover dare il buon esempio non si può quindi che rimanere con l’amaro in bocca vedendo che i ministri hanno netto “no” ad autoridursi lo stipendio, così come minimo è l’intervento sul finanziamento pubblico dei partiti che è un autentico scandalo visto che gli si regala molto di più delle spese elettorali effettivamente sostenute. Un rimborso mascherato che soprattutto è offensivo rispetto all’esito di un preciso referendum nel quale gli italiani si erano espressi e a larga maggioranza e sono stati presi in giro.

E’ sacrosanto poi tagliare gli emolumenti ai parlamentari, ma bisogna dare una vera sforbiciata anche ai consiglieri regionali ed alle migliaia di incarichi pubblici per nomine auto-referenziate od espressione del potere politico. Cariche pagate spesso in proporzione all’indennità parlamentare che a sua volta (non dimentichiamolo) è parametrata a quella dei Magistrati.

Si stabilisca quindi finalmente un “tetto” massimo di stipendio onnicomprensivo per l’impegno pubblico a tutti i livelli e nessuno vada al di là. Questo anche  a valere anche per attori, dipendenti RAI, conduttori, dirigenti, presidenti di società pubbliche o para-pubbliche enti controllati dallo stato o dagli enti locali.

Non è possibile ad esempio  che incarichi pur prestigiosi (come i componenti delle Autority) siano super pagati centinaia di migliaia di euro l’anno: ne va della stessa credibilità del sistema.

E se giustamente il Parlamento deve purgarsi, a pagare non siano solo gli eletti ma tutto il meccanismo. Ad esempio alla Camera il costo complessivo dei deputati incide solo per il 15% sul bilancio dell’ente, il resto sono mille rivoli incontrollati. Quanti sanno che un idraulico della Camera dei Deputati guadagna molto (ma molto!) di più di una persona che in altri ambiti eserciti la stessa mansione? E vogliamo parlare degli anni di contributi extra regalati (letteralmente) dai presidenti della Camera quando finivano il loro mandato quinquennale a tutto il personale? Costi enormi che restano, pur passati i presidenti.

Anziché limitarsi a dire che un ente è inutile (vedi la discussione sulle province) si fissi piuttosto un “tetto” massimo del budget di ogni ente pubblico per le spese amministrative e di autogoverno e lo stesso criterio deve valere per tutte le aziende pubbliche dove lo stipendio degli amministratori andrebbe messo in rapporto agli utili conseguiti, senza “fissi” e gettoni.

Si stabilisca insomma che - per esempio-  in un comune sindaco, assessori, segreteria, consigli comunali ecc. non debbano costare di più dell’1% della spesa complessiva. Così finalmente si capirà chi lavora e gli enti che invece stanno in piedi solo per mantenere i propri organi.

Ristorni frontalieri: il Canton Ticino va alla guerra.

Un mio nuovo intervento alla Camera sulle problematiche sollevate dal blocco del Canton Ticino al pagamento del 50% dei ristorni fiscali 2010 per i lavoratori italiani frontalieri in Svizzera.

In particolare ho chiesto che il Governo intervenga immediatamente contro questa iniziativa unilaterale svizzera che va a violare gli accordi del 1974 e fissati da una intesa bilaterale che non può essere revocata da una delle due parti senza osservare prima la procedura prevista dal trattato.  L’Italia inoltre ha sottoscritto dei patti con il governo svizzero non con i singoli cantoni ed è quindi dovere della Confederazione farli osservare.”

Ho quindi presentato distinti documenti: al Ministro degli Esteri per avviare una serie di pressioni diplomatiche adeguate (anche facendo riferimento alle noti tranquillizzanti emesse dalla Farnesina solo qualche mese fa) ma nel contempo ho presentato anche una specifica interrogazione al ministro Tremonti lamentando innanzitutto i ritardi con cui il Tesoro trasferisce ai comuni i soldi oggi versati dalla Svizzera: siamo indietro di quasi due anni e senza certezze sui versamenti, come possono i comuni mantenere il patto di stabilità se già il ministero non fa il suo dovere?.

La seconda proposta è un po’ provocatoria: se c’è un patto internazionale non rispettato del quale il garante è lo Stato e viste anche le trattenute ministeriali sui trasferimenti, sia allora lo stesso Stato italiano ad intervenire rimborsando comunque ai comuni italiani le quote dovute dalla Svizzera. D'altronde abbiamo degli cittadini italiani residenti in Italia che non pagano le imposte dovute in Italia sul loro reddito perché prodotto in Svizzera, ma usufruiscono comunque dei nostri servizi locali.

Visto che ora si mettono in dubbio gli accordi con la Svizzera - che prevedevano il ristorno proprio perché quelle stesse persone pagano le tasse in Svizzera, ma non possono usare i servizi svizzeri – lo stato italiano si faccia carico della differenza.

Credo d'altronde che la Svizzera non possa troppo tirarsi indietro perché - a parte l’accordo transfrontaliero - vi sono precise norme finanziarie internazionali che vanno rispettate e la Svizzera, se non le osserva, non può poi lamentarsi di essere inserita nell’elenco dei paesi finanziariamente poco trasparenti. (Marco Zacchera*-Il Punto/Inform)

* Deputato del Pdl, presidente del Comitato permanente sugli Italiani all’estero della Camera

 


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