Da IL PUNTO di MARCO ZACCHERA
Tagli
necessari. In guerra col Ticino
La
casta: il taglio che non c’è.
Sappiamo
tutti che tagliare i costi è una cosa sempre difficile, soprattutto nel mondo
della politica, ma speravo davvero che una persona in gamba come Tremonti fosse
riuscita a “tagliare” in modo più incisivo i benefit di una classe politica
che - se si pongono a confronto con i problemi del paese e i limiti di spesa
per milioni di famiglie - spesso deve arrossire e stare zitta. Questa
era una buona occasione per dare una lezione di serietà e di esempio ed parzialmente
è stata sprecata.
Se si
punta al pareggio del bilancio – obbiettivo difficile ma sacrosanto – siamo
noi, i “politici” a dover dare il buon esempio non si può quindi che rimanere
con l’amaro in bocca vedendo che i ministri hanno netto “no” ad autoridursi
lo stipendio, così come minimo è l’intervento sul finanziamento pubblico dei
partiti che è un autentico scandalo visto che gli si regala molto di più delle
spese elettorali effettivamente sostenute. Un rimborso mascherato che soprattutto
è offensivo rispetto all’esito di un preciso referendum nel quale gli italiani
si erano espressi e a larga maggioranza e sono stati presi in giro.
E’ sacrosanto
poi tagliare gli emolumenti ai parlamentari, ma bisogna dare una vera sforbiciata
anche ai consiglieri regionali ed alle migliaia di incarichi pubblici per nomine
auto-referenziate od espressione del potere politico. Cariche pagate spesso
in proporzione all’indennità parlamentare che a sua volta (non dimentichiamolo)
è parametrata a quella dei Magistrati.
Si stabilisca
quindi finalmente un “tetto” massimo di stipendio onnicomprensivo per l’impegno
pubblico a tutti i livelli e nessuno vada al di là. Questo anche a valere
anche per attori, dipendenti RAI, conduttori, dirigenti, presidenti di società
pubbliche o para-pubbliche enti controllati dallo stato o dagli enti locali.
Non è
possibile ad esempio che incarichi pur prestigiosi (come i componenti
delle Autority) siano super pagati centinaia di migliaia di euro l’anno: ne
va della stessa credibilità del sistema.
E se giustamente
il Parlamento deve purgarsi, a pagare non siano solo gli eletti ma tutto il
meccanismo. Ad esempio alla Camera il costo complessivo dei deputati incide
solo per il 15% sul bilancio dell’ente, il resto sono mille rivoli incontrollati.
Quanti sanno che un idraulico della Camera dei Deputati guadagna molto (ma molto!)
di più di una persona che in altri ambiti eserciti la stessa mansione? E vogliamo
parlare degli anni di contributi extra regalati (letteralmente) dai presidenti
della Camera quando finivano il loro mandato quinquennale a tutto il personale?
Costi enormi che restano, pur passati i presidenti.
Anziché
limitarsi a dire che un ente è inutile (vedi la discussione sulle province)
si fissi piuttosto un “tetto” massimo del budget di ogni ente pubblico per le
spese amministrative e di autogoverno e lo stesso criterio deve valere per tutte
le aziende pubbliche dove lo stipendio degli amministratori andrebbe messo in
rapporto agli utili conseguiti, senza “fissi” e gettoni.
Si stabilisca
insomma che - per esempio- in un comune sindaco, assessori, segreteria,
consigli comunali ecc. non debbano costare di più dell’1% della spesa complessiva.
Così finalmente si capirà chi lavora e gli enti che invece stanno in piedi solo
per mantenere i propri organi.
Ristorni
frontalieri: il Canton Ticino va alla guerra.
Un mio
nuovo intervento alla Camera sulle problematiche sollevate dal blocco del Canton
Ticino al pagamento del 50% dei ristorni fiscali 2010 per i lavoratori italiani
frontalieri in Svizzera.
In particolare
ho chiesto che il Governo intervenga immediatamente contro questa iniziativa
unilaterale svizzera che va a violare gli accordi del 1974 e fissati da una
intesa bilaterale che non può essere revocata da una delle due parti senza osservare
prima la procedura prevista dal trattato. L’Italia inoltre ha sottoscritto
dei patti con il governo svizzero non con i singoli cantoni ed è quindi dovere
della Confederazione farli osservare.”
Ho quindi
presentato distinti documenti: al Ministro degli Esteri per avviare una serie
di pressioni diplomatiche adeguate (anche facendo riferimento alle noti tranquillizzanti
emesse dalla Farnesina solo qualche mese fa) ma nel contempo ho presentato anche
una specifica interrogazione al ministro Tremonti lamentando innanzitutto i
ritardi con cui il Tesoro trasferisce ai comuni i soldi oggi versati dalla Svizzera:
siamo indietro di quasi due anni e senza certezze sui versamenti, come possono
i comuni mantenere il patto di stabilità se già il ministero non fa il suo dovere?.
La seconda
proposta è un po’ provocatoria: se c’è un patto internazionale non rispettato
del quale il garante è lo Stato e viste anche le trattenute ministeriali sui
trasferimenti, sia allora lo stesso Stato italiano ad intervenire rimborsando
comunque ai comuni italiani le quote dovute dalla Svizzera. D'altronde abbiamo
degli cittadini italiani residenti in Italia che non pagano le imposte dovute
in Italia sul loro reddito perché prodotto in Svizzera, ma usufruiscono comunque
dei nostri servizi locali.
Visto
che ora si mettono in dubbio gli accordi con
Credo
d'altronde che
* Deputato del
Pdl, presidente del Comitato permanente sugli Italiani all’estero della Camera