INFORM - N. 131 - 8 luglio 2011


CROAZIA  

Da “La Voce del Popolo”   

Resa dei beni, via libera agli stranieri

Il governo di Jadranka Kosor invia al Sabor le modifiche alla legge sulla denazionalizzazione. Un anno di tempo per presentare la richiesta di risarcimento del patrimonio sottratto all'epoca del comunismo

 

ZAGABRIA – Dopo anni di tentennamenti, di lungaggini, di tentativi di aggirare l’ostacolo, Zagabria ha finalmente rotto gli indugi. Non vi saranno più discriminazioni nei confronti dei cittadini stranieri nel processo di denazionalizzazione. Sulla via dell’Europa si è compiuto quindi il “miracolo”: dopo la conclusione dei negoziati di adesione si è materializzata improvvisamente quella proposta di legge che la comunità internazionale attendeva da tanto tempo e che già una decina d’anni fa la Corte costituzionale aveva chiesto al Sabor di approvare.

Una scadenza precisa Dunque, i cittadini stranieri potranno realizzare il diritto al risarcimento per i beni loro sottratti all’epoca del potere comunista jugoslavo. Chiaramente vi sarà una scadenza ben precisa per far valere questo diritto, come già avvenuto nel caso dei cittadini croati. Gli stranieri dovranno presentare la richiesta per l’indennizzo, ovvero la restituzione dei beni nazionalizzati o confiscati nel secondo dopoguerra, entro un anno dall’entrata in vigore delle modifiche di legge, inviate ieri dal governo di Jadranka Kosor al vaglio del Sabor.

Accordi non necessari Attualmente le persone fisiche e giuridiche straniere possono realizzare, in via eccezionale, il diritto al risarcimento dei beni nazionalizzati nel caso questa possibilità venga introdotta da un accordo interstatale. Le disposizioni vigenti, ha sottolineato il ministro della Giustizia, Dražen Bošnjaković, durante la sessione del governo, hanno portato a interpretazioni giuridiche diverse sull’applicazione del diritto al risarcimento. Il Tribunale amministrativo, ha aggiunto Bošnjaković, ha assunto la posizione che questi accordi non siano necessari.

Per tale motivo nell’arco dei prossimi dodici mesi potranno presentare la richiesta di indennizzo dei beni sottratti, gli ex proprietari che finora non si siano fatti avanti, come pure coloro che hanno già presentato la richiesta, ma questa è stata respinta perché non avevano la cittadinanza croata.

Finora 4.211 domande Stando ai dati del ministero della Giustizia croato, finora sono pervenute 4.211 domande di cittadini stranieri per la restituzione del patrimonio nazionalizzato o confiscato nel secondo dopoguerra. Le proiezioni del dicastero evidenziano che per onorare tali richieste sarà necessario assicurare circa 750 milioni di kune (una piccola parte, ossia 145 milioni, in contanti e il resto, ovvero 607 milioni di kune, in obbligazioni della Repubblica di Croazia). Al ministero della Giustizia fanno comunque presente che non si può sapere con esattezza quanti saranno i cittadini stranieri che si faranno avanti per riavere i loro beni o per ottenere l’indennizzo. Nel caso il numero di rivelasse superiore del 30 per cento a quello delle domande fin qui presentate, ovvero superasse quota 5.500 richieste, l’importo necessario per il risarcimento, secondo gli esperti ministeriali, potrebbe raggiungere un ammontare di circa 980 milioni di kune.

risarcimento: tre vie Il risarcimento dei beni sottratti potrà essere effettuato in tre modi: se possibile con la restituzione naturale, oppure con la concessione di un immobile sostitutivo e nel caso neppure ciò si rivelasse possibile con l’indennizzo (ad esempio con l’assegnazione di azioni o obbligazioni).

Indennizzo nell’arco di 20 anni Il risarcimento sarà corrisposto a partire dal 2015, per un arco di vent’anni: nell’ambito di queste scadenze sarà effettuato pure il pagamento delle obbligazioni della Repubblica di Croazia per l’indennizzo del patrimonio sottratto all’epoca del regime comunista jugoslavo.

I cittadini stranieri, spiegano al ministero della Giustizia di Zagabria, saranno equiparati in quanto a diritti ai cittadini croati per quanto concerne la restituzione naturale dei beni, eccezion fatta per i casi regolati da altre leggi in cui gli stranieri non possono acquisire la proprietà di determinati immobili, ad esempio dei terreni agricoli, ecc.

Italiani Le modifiche di legge pongono un’ulteriore condizione per quanto concerne la restituzione naturale dei beni, ovvero per la resa della proprietà sugli immobili: è necessario che vi sia la reciprocità tra la Croazia e lo Stato i cui cittadini presentano domanda per quanto concerne la possibilità di acquisire il diritto alla proprietà immobiliare. Va rilevato subito, in questo contesto, che tra Italia e Croazia questa reciprocità esiste, per cui non dovrebbero esservi impedimenti alla restituzione della proprietà ai cittadini italiani che ne abbiano diritto.

Eredi in linea diretta La richiesta per il risarcimento del patrimonio nazionalizzato o confiscato all’epoca del regime comunista jugoslavo potrà essere presentata anche dagli eredi di primo grado degli ex proprietari (ogni erede potrà realizzare il diritto al risarcimento soltanto per la sua parte di eredità), come pure da quanti sono stati adottati e si configurano pure come eredi di primo grado. Quindi spazio ai figli, ai nipoti, ecc. in linea diretta.

Trattati, ostacolo proibitivo Non avranno, invece, diritto alla resa dei beni, ad esempio, i cittadini stranieri che oltre al passaporto estero, abbiano anche la cittadinanza croata, in quanto essi potevano avvalersi già in precedenza della possibilità di richiedere la resa del patrimonio. Come dire, la doppia cittadinanza non comporterà vantaggi di sorta.

Non avranno, inoltre, il diritto al risarcimento nemmeno i cittadini stranieri i cui casi siano già stati risolti con qualche trattato internazionale. Come dire, dovrebbe esserci spazio soltanto per i casi non coperti dai trattati.

Per i cittadini dei Paesi che sul loro territorio abbiano effettuato nazionalizzazioni o confische (ad esempio l’ex Cecoslovacchia, l’ex Unione Sovietica, l’Ungheria, la Romania...) è prevista l’applicazione del principio di reciprocità: ovvero tali cittadini potranno farsi avanti in Croazia a condizione che lo stesso diritto sia concesso ai cittadini croati in quegli Stati.

Clima emotivo Nel caso degli esuli italiani è probabile che potranno essere risolti solamente quei casi che non siano coperti da trattati. Zagabria si è coperta qui le spalle. In ogni caso verrà sancito il principio della non discriminazione chiesto con forza per anni non soltanto dall’Italia, ma anche da altri Paesi. Non si tratta di un risultato da poco, se si considera che, ad esempio, anni fa l’accordo raggiunto dall’allora governo Sanader con l’Austria sulla resa dei beni aveva suscitato un vespaio di polemiche ed era praticamente miseramente naufragato. È difficile quantificare quanti saranno i cittadini italiani, oppure gli appartenenti alla diaspora giuliano-dalmata emigrati in altri Paesi, che potranno beneficiare delle nuove aperture da parte di Zagabria. È probabile che delle 4.000 domande circa presentate finora buona parte sia costituita da richieste formulate dagli italiani originari di queste terre.

In ogni caso per sapere esattamente quali saranno le scadenze e le condizioni per la resa dei beni sarà opportuno attendere che la proposta di legge venga approvata dal Sabor. Visto il clima emotivo che ha sempre contrassegnato dibattiti di tal fatta in Croazia, è il caso di procedere con i piedi di piombo: per il Parlamento di Zagabria, ma anche per l’opinione pubblica nazionale, discussioni di questo tipo sono inviti a nozze per accendere gli animi. Ma l’obiettivo strategico dell’Europa ormai a portata di mano dovrebbe stavolta contribuire a smorzare i toni. In fin dei conti la non discriminazione è un valore europeo per antonomasia.  (Dario Saftich-La Voce del Popolo, 8 luglio/Inform)

 


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