INTERVENTI
Edda Cinarelli: Pieno riconoscimento
dei diritti sindacali per gli impiegati a contratto locale dei consolati, maggior
uguaglianza tra gli impiegati
BUENOS AIRES - Noi italiani all’estero
vedremmo molto bene che i nostri parlamentari oltre a difendere i loro partiti
di riferimento, non se li può criticare considerata l'ispida situazione
attuale, si alleassero tra loro per fare gli interessi degli italiani nel mondo,
i loro elettori. C’è un problema da cui potrebbero partire, tanto per
cominciare, quello degli impiegati a contratto un tema di cui non si parla,
in effetti quasi sconosciuto perché riguarda una minoranza.
Nei vari Consolati Italiani e nelle
agenzie Consolari in giro per il mondo, nelle varie rappresentanze diplomatiche,
lavorano insieme: impiegati venuti dall’Italia, cioè di “ruolo”; impiegati a
contratto regolato dalla legge italiana; impiegati a contratto regolato dalla
legge locale. I lavoratori di queste due ultime categorie sono noti come "contrattisti".
Gli impiegati assunti in Italia hanno superato un concorso pubblico, quelli
presi all’estero una prova paraconcorsuale, previa approvazione dell’Amministrazione
centrale italiana.
Hanno un contratto regolato a legge
italiana i contrattisti assunti ad iniziare dagli anni ottanta, se erano in
possesso della cittadinanza italiana al momento dell’assunzione, mentre quelli
assunti a partire dal 2000, per Decreto Legislativo N. 103 del 7-04-2000 ne
hanno uno a legge locale. Gli impiegati di ruolo e quelli con un contratto regolato
dalla legge italiana godono di una rappresentanza sindacale italiana, mentre
quelli con contratto regolato dalla legge locale non ce l’hanno. Non sono accettati
da un sindacato italiano perché hanno un contratto regolato a legge locale e
non c’è un sindacato del posto che contempli la loro integrazione. Questo vuol
dire che in caso di difficoltà con il datore di lavoro non c’è nessuno che li
difenda e possono essere licenziati su due piedi.
In pratica sono insignificanti come
soggetti sociali. È una situazione incomprensibile visto che sono italiani e
lavorano per lo Stato italiano. La Costituzione recita: Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme
ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni
internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi
stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.
Nel loro caso non si rispetta nessuno
di questi punti: non sono tutelati come lavoratori perché non hanno diritti
sindacali (primo punto) e non hanno nessuna possibilità di sviluppo personale
all’interno del MAE (secondo punto).
A prescindere dal fatto che al
mondo d’oggi con la disoccupazione e la precarietà nel lavoro, questi dipendenti
dovrebbero gioire di avere un impiego e secondo molta gente avrebbero sufficienti
ragioni per essere contenti, non si può però affermare che godano di una
situazione ideale. A parte la mancanza di riconoscimento dei diritti sindacali
per gli impiegati a contratto regolato dalla legge locale, bisogna riconoscere
che anche per i contrattisti a legge italiana la situazione non è proprio rosea.
Nessuno dei membri delle due categorie può per esempio fare richiesta di trasferimento
da un consolato all’altro, o da un consolato ad un’agenzia e viceversa all’interno
dello stesso paese. I contrattisti a legge italiana devono pagare un’assistenza
sanitaria perché il contratto prevede che l’abbiano in Italia. Si vede quindi
che nello stesso posto di lavoro c’è una svariata differenza di contratti, che
crea una situazione di insoddisfazione a discapito dell’utente, che è l’immigrato
italiano.
Tutti i contrattisti, soprattutto quelli
a legge italiana, che godono di una situazione migliore di quelli a legge locale,
hanno però un’altra insoddisfazione, la differenza di considerazione da parte
del Ministero degli Affari Esteri nei riguardi della categoria degli impiegati
di ruolo e quella dei contrattisti. Avendo superato un concorso pubblico, bandito
in Italia, gli impiegati di ruolo sono considerati molto di più degli impiegati
a contratto. La differenza di considerazione è tale che nel caso si produca
l’assenza di un responsabile di un’agenzia consolare, non può assumerla
temporaneamente un locale nemmeno se ha 20 o 30 anni di lavoro e più titoli
universitari.
Ê una situazione non solo ingiusta
ma anche caotica, che sarebbe bene correggere riconoscendo maggiori diritti
ai contrattisti. Se ne gioverebbero tutti, anche gli impiegati di ruolo. Se
questo non succede è soltanto perché concerne una minoranza e le minoranze spesso
vengono dimenticate. (Edda Cinarelli-La Voce d’Italia
di Buenos Aires/Inform)