INFORM - N. 131 - 8 luglio 2011


INTERVENTI

Edda Cinarelli: Pieno riconoscimento dei diritti sindacali per gli impiegati a contratto locale dei consolati, maggior uguaglianza tra gli impiegati

 

BUENOS AIRES - Noi italiani all’estero vedremmo molto bene che i nostri parlamentari oltre a difendere i loro partiti di riferimento, non se li può criticare considerata l'ispida situazione attuale, si alleassero tra loro per fare gli interessi degli italiani nel mondo, i loro elettori. C’è un  problema da cui potrebbero partire, tanto per cominciare, quello degli impiegati a contratto un tema di cui non si parla, in effetti quasi sconosciuto perché riguarda una minoranza.

Nei vari Consolati Italiani e nelle agenzie Consolari in giro per il mondo, nelle varie rappresentanze diplomatiche, lavorano insieme: impiegati venuti dall’Italia, cioè di “ruolo”; impiegati a contratto regolato dalla legge italiana; impiegati a contratto regolato dalla legge locale. I lavoratori di queste due ultime categorie sono noti come "contrattisti". Gli impiegati assunti in Italia hanno superato un concorso pubblico, quelli presi all’estero una prova paraconcorsuale, previa approvazione dell’Amministrazione centrale italiana.

Hanno un contratto regolato a legge italiana i contrattisti assunti ad iniziare dagli anni ottanta, se erano in possesso della cittadinanza italiana al momento dell’assunzione, mentre quelli assunti a partire dal 2000, per Decreto Legislativo N. 103 del 7-04-2000 ne hanno uno a legge locale. Gli impiegati di ruolo e quelli con un contratto regolato dalla legge italiana godono di una rappresentanza sindacale italiana, mentre quelli con contratto regolato dalla legge locale non ce l’hanno. Non sono accettati da un sindacato italiano perché hanno un contratto regolato a legge locale e non c’è un sindacato del posto che contempli la loro integrazione. Questo vuol dire che in caso di difficoltà con il datore di lavoro non c’è nessuno che li difenda e possono essere licenziati su due piedi.

In pratica sono insignificanti come soggetti sociali. È una situazione incomprensibile visto che sono italiani e lavorano per lo Stato italiano. La Costituzione recita: Art. 35.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

Nel loro caso non si rispetta nessuno di questi punti: non sono tutelati come lavoratori perché non hanno diritti sindacali (primo punto) e non hanno nessuna possibilità di sviluppo personale all’interno del MAE (secondo punto). 

 A prescindere dal fatto che al mondo d’oggi con la disoccupazione e la precarietà nel lavoro, questi dipendenti dovrebbero gioire di avere un impiego e secondo molta gente avrebbero sufficienti ragioni per essere contenti, non si può però affermare che godano di una situazione ideale. A parte la mancanza di riconoscimento dei diritti sindacali per gli impiegati a contratto regolato dalla legge locale, bisogna riconoscere che anche per i contrattisti a legge italiana la situazione non è proprio rosea. Nessuno dei membri delle due categorie può per esempio fare richiesta di trasferimento da un consolato all’altro, o da un consolato ad un’agenzia e viceversa all’interno dello stesso paese.  I contrattisti a legge italiana devono pagare un’assistenza sanitaria perché il contratto prevede che l’abbiano in Italia. Si vede quindi che nello stesso posto di lavoro c’è una svariata differenza di contratti, che crea una situazione di insoddisfazione a discapito dell’utente, che è l’immigrato italiano.

Tutti i contrattisti, soprattutto quelli a legge italiana, che godono di una situazione migliore di quelli a legge locale, hanno però un’altra insoddisfazione, la differenza di considerazione da parte del Ministero degli Affari Esteri nei riguardi della categoria degli impiegati di ruolo e quella dei contrattisti. Avendo superato un concorso pubblico, bandito in Italia, gli impiegati di ruolo sono considerati molto di più degli impiegati a contratto. La differenza di considerazione è tale che nel caso si produca l’assenza di un  responsabile di un’agenzia consolare, non può assumerla temporaneamente un locale nemmeno se ha 20 o 30 anni di lavoro e più titoli universitari.

Ê una situazione non solo ingiusta ma anche caotica, che sarebbe bene correggere riconoscendo maggiori diritti ai contrattisti. Se ne gioverebbero tutti, anche gli impiegati di ruolo. Se questo non succede è soltanto perché concerne una minoranza e le minoranze spesso vengono dimenticate. (Edda Cinarelli-La Voce d’Italia di Buenos Aires/Inform)

 


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