INFORM - N. 130 - 7 luglio 2011


MEMORIA

A Montecitorio un incontro sulla concessione della Medaglia d’onore ai militari e civili internati nei lager nazisti

Auspicato da Narducci l’avvio di una campagna mediatica che faccia conoscere le modalità di assegnazione dell’onorificenza ai tanti aventi diritto

 

ROMA – Si è tenuto, nella sala stampa di Palazzo Montecitorio un incontro volto a sollecitare maggiore visibilità presso l’opinione pubblica italiana delle informazioni sulle modalità di accesso e di richiesta della  “Medaglia d’onore ai cittadini italiani militari e civili deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra”. A tutt’oggi infatti dei circa 700.000 cittadini aventi diritto all’onorificenza, solo 13.800 ne hanno fatto richiesta. A tal proposito va ricordato che la Medaglia può essere assegnata anche ai discendenti dei militari italiani che nel 1943 hanno preferito soffrire e morire nei campi di concentramento nazisti, piuttosto che aderire alla Repubblica Sociale.

La conferenza stampa è stata introdotta e moderata dal direttore del mensile Trentini nel Mondo Maurizio Tomasi che ha sottolineato come la dura esperienza di prigionia di questi soldato italiani debba essere rispettata e conosciuta dal grande pubblico. Il giornalista ha anche ricordato la storia di suo padre, Elia Tomasi (classe 1924), che lo scorso anno ha ottenuto l’onorificenza d’onore per aver trascorso,  dopo l’8 settembre, due anni di duro lavoro in Germania, tra violenze quotidiane e vessazioni, in un cantiere navale dove senza sosta si costruivano sommergibili.

“Su questo tema – ha affermato il  deputato Antonio Rugghia, capogruppo Pd in Commissione Difesa  - c’è esigenza di una maggiore informazione. Noi riteniamo che quei ragazzi, che dopo l’8 settembre 1943 scelsero la prigionia invece della Repubblica Sociale, abbiano scritto una pagina importante della storia nazionale. Essi meritano il rispetto che gli è dovuto perché il loro sacrificio è un elemento fondante dell’identità del nostro Paese. Questo riconoscimento simbolico – ha aggiunto Rugghia - serve anche a trasferire alle nuove generazioni il valore e la testimonianza dei sacrifici sopportati da questi soldati in 20 mesi di prigionia. Noi vogliamo che tutto questo venga trasmesso ai giovani  attraverso momenti di formazione culturale e di dibattito all’interno delle scuole”. Rugghia ha anche ricordato sia l’interrogazione, presentata dal deputato del Pd Franco Narducci, volta a chiedere al Governo l’avvio di una campagna informativa che garantisca la massima copertura dell’assegnazione delle Medaglie d’onore, sia la risposta data al quesito di Narducci dal sottosegretario alla Difesa Crosetto. Una spiegazione che è apparsa deludente.

“Questa medaglia – ha sottolineato il vice segretario del Partito democratico Enrico Letta - riguarda un numero altissimo di cittadini italiani e di loro discendenti che si sentono profondamente parte di una storia patria che ha vissuto in quei mesi di guerra i suoi più drammatici. Non è dunque un caso che proprio nel 2011, l’anno in cui ricorre il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, si ponga l’attenzione complessiva di un paese intorno ad un tema che aveva visto un passo avanti determinante con la finanziaria del 2007 quando, con la creazione della Medaglia d’onore, si decise di dare un segno profondo di unità del paese attorno a quelle vicende. L’aver visto che poi il tempo è passato – ha proseguito Letta - e l’esito di questa vicenda, come troppe volte capita nel nostro paese, si è infilato in una piatta e assolutamente inconcludente dinamica burocratica, ci ha spinto ad usare i riflettori del150esimo anniversario dell’Unità d’Italia per rilanciare il tema e chiedere formalmente con forza al governo nazionale di fare la sua parte”.  “C’è bisogno – ha aggiunto Letta dopo aver evidenziato l’esigenza di arrivare a coinvolgere su questo tema le nuove generazione - di mettere in campo iniziative, risorse umane e strutture.  Detto in sintesi c’è bisogno di crederci, e  l’impressione netta è che questa voglia di crederci fino ad oggi non vi sia stata”.

 “Il nostro paese ha verso i molti cittadini che hanno vissuto la tragedia della seconda guerra mondiale e poi quella dell’internamento nei campi di concentramento tedeschi, - ha spiegato il vice presidente della Commissione Esteri Franco Narducci  - un debito che non si estinguerà tanto facilmente. Questa medaglia  - ha aggiunto il deputato del Pd eletto nella ripartizione Europa - è soprattutto un gesto, un segno di riconoscenza e di dignità verso quelle persone che sono stati internati a seguito delle vicissitudini di quel tragico periodo storico. Io vorrei ricordare – ha proseguito Narducci - che dopo la seconda guerra mondiale furono molti gli italiani che emigrarono, a bordo di navi e transatlantici, verso il Sud America o l’Australia, e proprio in Argentina ho conosciuto delle persone che sono state deportate ed internate nei campi di concentramento tedeschi, allora però non c’era questo riconoscimento. Sarebbe quindi giusto che il ora il nostro Paese faccia un’informazione vera su questo tema, che passi soprattutto attraverso i comuni perché sono questi enti che hanno anche la dimensione numerica di chi è stato internato nei campi. Diamo quindi a questi cittadini o ai loro discendenti – ha concluso Narducci preannunciando la realizzazione di ulteriori iniziative volte ad ampliare la diffusione delle informazioni sulla onorificenza - questo piccolo segno di riconoscimento da parte dell’Italia. E’ il minimo che si possa fare per onorare la memoria non soltanto di chi è deceduto, ma la memoria storica di ciò che è stato e che questo paese troppo facilmente dimentica”.

La necessità di far conoscere all’opinione pubblica l’esistenza della medaglia e le modalità di accesso all’onorificenza, magari attraverso una campagna divulgativa preso i grandi media televisivi, è stata evidenziata anche dallo storico Pierluigi Amen che ha ricordato come questo riconoscimento sia stato fortemente voluto dal senatore Armando Cossutta. “Chi ha diritto – ha spiegato Amen - o non lo sa della medaglia o non sa dove andare per richiederla. E questo nonostante i funzionari della Presidenza del Consiglio e il Comitato dedicato lavorino con impegno per far sì che questa cosa funzioni”.  Amen ha anche ricordato come per troppi anni la scelta coraggiosa di questi soldati italiani sia passata sotto silenzio.

Sul problema della mancata visibilità dell’iniziativa è intervenuto anche Michele Montagano, presidente vicario dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Internamento e dalla Guerra di Liberazione (ANRP), che ha sottolineato come le associazioni abbiano fatto tutto il possibile per dare massima diffusione delle informazioni. “ Noi soldati italiani – ha spiegato Montagano -  abbiamo fatto quello che dovevamo fare e personalmente credo che dovremmo essere ricordati non per le nostre sofferenze, ma per le nostra scelta di resistere, di non aderire alla Repubblica Sociale e di dichiarare personalmente guerra alla Germania”.

Da segnalare infine l’intervento di Angelo Sambuco, presidente della sezione di Roma dell’Associazione Nazionale degli Ex Internati (ANEI), che ha auspicato un intervento di sensibilizzazione della Presidenza del Consiglio presso il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca affinché possano essere intensificate le conferenze, realizzate con l’apporto di documentari, già da tempo poste in essere presso le scuole. Incontri che si prefiggono di far conoscere alle nuove generazioni le vicissitudini storiche dei nostri militari internati dopo l’8 settembre 1943. (Goffredo Morgia – Inform)

 


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