INFORM - N. 129 - 6 luglio 2011


CAMERA DEI DEPUTATI

Cofirmataria dell’interrogazione la collega Laura Garavini

Gianni Farina (Pd) ai ministri Frattini e Tremonti : “Frontalieri italiani in Ticino, l’Italia intervenga contro il blocco fiscale”

 

ROMA - “La decisione, grave, inspiegabile e di assoluta miopia politica, del Consiglio di Stato ticinese di congelare il 50% dei ristorni derivanti dalle tassazioni alla fonte sui salari dei lavoratori frontalieri mette in serio pericolo l’ordinato sviluppo delle relazioni economiche tra i due paesi e in particolare tra le entità statali e regionali di confine della Confederazione Elvetica e dell’Italia”.

Questa la ragione politica che ha spinto il deputato Pd Gianni Farina,eletto nella circoscrizione Europa, a portare all’attenzione della Camera dei deputati il caso “Ticino”, con una interrogazione (a risposta scritta) rivolta al ministro degli Esteri Franco Frattini e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti .

Nell’interrogazione, firmata anche dalla collega del Pd Laura Garavini, si chiede “quali azioni intende, conseguentemente, intraprendere il governo italiano per il superamento delle attuali difficoltà e per ristabilire un rapporto pieno di collaborazione con il governo federale elvetico nell’interesse dei due paesi” e “quali immediati provvedimenti il governo intende prendere, anche per dare continuità alle mozioni approvate nelle scorse settimane alla camera dei deputati, a tutela degli interessi nazionali e per sopperire alle eventuali difficoltà finanziarie - se il congelamento dei ristorni si protraesse nel tempo - dei comuni di confine di provenienza dei lavoratori frontalieri”.

Originario della Valtellina, l’on. Farina è stato da sempre molto sensibile a questo tema in quanto conosce bene – sottolineano dalla sua segreteria - la legislazione italiana e svizzera che regola le attività economiche dei frontalieri italiani, che da molti anni per motivi di lavoro si recano nei cantoni confinanti con l’Italia.

Nell’interrogazione si legge: “La cooperazione, economica e commerciale, tra il Canton Ticino, i Grigioni, il Vallese e le regioni limitrofe, Lombardia e Piemonte, è da sempre fattore di sviluppo per le popolazioni interessate, le quali hanno sviluppato nel tempo un rapporto sociale e umano tale da superare gli steccati imposti dai rispettivi confini nazionali. Per quanto riguarda il Canton Ticino, è persino inutile rimarcare lo straordinario contributo della Lombardia al suo sviluppo”.

Nel sottolineare l’apporto dato dagli italiani alle grandi opere infrastrutturali, le vie di comunicazione, le gallerie, come gli straordinari sbarramenti alpini, e la rete economica e commerciale sorta al di qua e aldilà dei confini nazionali, costituita da una miriade di imprese in ogni settore di attività, l’on. Farina ricorda “le motivazioni che portarono le autorità politiche nazionali dei due paesi a studiare la possibilità di  concludere una convenzione per regolare l’insieme delle questioni  in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per evitare le doppie imposizioni fiscali”.  E cita la Convenzione conclusa il 9 marzo del 1976, entrata in vigore al seguito della ratifica degli stati nazionali, il 27 marzo del 1979. “In essa - rileva l’on. Gianni Farina - all’art. 15 , paragrafo 4, viene stabilito come costituisca parte integrante della Convenzione, l’accordo tra la confederazione Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine. L’accordo, tuttora in vigore, stabilisce la compensazione finanziaria di ognuno dei tre cantoni a non oltre il 40%, del gettito fiscale, da versare alla tesoreria centrale italiana del ministero del tesoro, con il vincolo, per l’autorità italiana, di trasferire dette somme ai comuni di provenienza dei lavoratori frontalieri. Per quanto riguarda il Ticino, all’incirca 44 milioni di Euro di cui vi sarebbe quindi il congelamento di 22  milioni”.

. Gianni Farina ritiene “inspiegabile e non operativa la decisione del Governo ticinese, poiché sia l’accordo del 1974 che la convenzione  del 1976, sono atti conclusi e ratificati da stati nazionali (la Confederazione elvetica  e l’Italia) e non possono quindi essere denunciati dai singoli cantoni. Il contenzioso - precisa nell’interrogazione - tra Italia e Svizzera sullo scudo fiscale è materia riguardante gli interessi di due stati sovrani, importante e tale da imporre una totale separazione da ogni altra questione”.

E per condurre un’opera di chiarimento ritiene “necessario perseguire gli incontri tra le forze politiche e sociali delle regioni confinanti (amministrazioni comunali, sindacati, partiti politici) - anche su estesi fenomeni di umiliante sfruttamento dei frontalieri, soprattutto nel settore dell’edilizia - tale da evitare e superare incomprensioni, nonché il  proliferare di  dichiarazioni irresponsabili che attentano alla convivenza e alla solidarietà  tra le popolazioni  di confine legate da consolidati interessi economici e da alti  rapporti umani”.

Di seguito il testo dell’interrogazione ai ministri Frattini e Tremonti.

“Per sapere, premesso che:

La decisione, grave, inspiegabile e di assoluta miopia politica, del consiglio di stato ticinese di congelare il 50% dei ristorni derivanti dalle tassazioni alla fonte sui salari dei lavoratori frontalieri mette in serio pericolo l’ordinato sviluppo delle relazioni economiche tra i due paesi e in  particolare tra le entità statali e regionali di confine della Confederazione Elvetica e dell’Italia.

La cooperazione, economica e commerciale, tra il Canton Ticino, i Grigioni, il Vallese e le regioni limitrofe, Lombardia e Piemonte, è da sempre fattore di sviluppo per le popolazioni interessate che hanno sviluppato nel tempo un rapporto sociale e umano tale da superare gli steccati imposti dai rispettivi confini nazionali.

Per quanto riguarda il Canton Ticino, è persino inutile rimarcare lo straordinario contributo della Lombardia al suo sviluppo.

Le migliaia di laureati che si sono formati nelle università italiane ( Milano, in particolare ); gli insegnanti, i tecnici, i lavoratori di ogni professione che hanno trovato nel Canton Ticino, nei Grigioni  e in Vallese, la possibilità di espletare con successo la loro attività, contribuendo allo     sviluppo dei cantoni di confine e delle regioni limitrofe italiane nel corso del dopo guerra e sino ai nostri giorni.

Le grandi opere infrastrutturali, le vie di comunicazione, le gallerie, come gli straordinari sbarramenti alpini, sono  stati costruiti anche attraverso il sacrificio e l’ingegno del lavoro italiani.

Ne va sottostimata la rete economica e commerciale sorta al di qua e aldilà dei confini nazionali, costituita da una miriade di imprese in ogni settore di attività.

 Sono questi le motivazioni da cui partirono le autorità politiche nazionali dei due paesi per studiare la possibilità di  concludere una convenzione per regolare l’insieme delle questioni  in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per evitare le doppie imposizioni fiscali.

Facilitare, in definitiva, la cooperazione e l’attività di cittadini e imprese delle rispettive entità statali.

La Convenzione fu   conclusa il 9 marzo del 1976 ed entrò in vigore,  al seguito della ratifica degli stati nazionali, il 27 marzo del 1979.

In essa, all’art. 15 , paragrafo 4, viene stabilito come costituisca parte integrante della Convenzione, l’accordo tra la confederazione Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine.

Considerando - afferma la Convenzione - l’alto numero di lavoratori frontalieri esercitanti l’attività in Svizzera, il Consiglio Federale Svizzero e la repubblica  italiana intendono eliminare ogni ostacolo che  ponga limiti alla cooperazione economica e sociale tra l’Italia e i Cantoni Grigioni, del Ticino e del Vallese, definendo il quadro giuridico sulle doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, nonché il versamento  di una parte del  gettito fiscale, risultante dalle rimunerazioni dei frontalieri italiani, ai  comuni italiani di confine, come parziale compensazione finanziaria delle spese sostenute dagli  stessi sul loro territorio.

L’accordo, risalente al 3 ottobre 1974, entrato in vigore il 27 marzo del 1979, stabiliva la compensazione finanziaria di ognuno dei tre cantoni a non oltre il 40%, del gettito fiscale,  da versare alla tesoreria centrale italiana del ministero del tesoro, con il  vincolo, per l’autorità italiana, di trasferire dette somme ai comuni di provenienza dei lavoratori frontalieri.

Per quanto riguarda il Ticino, all’incirca 44 milioni di Euro di cui vi sarebbe quindi il congelamento di 22  milioni.

L’accordo è tuttora in vigore ed è quindi inspiegabile e non operativa   la decisione del governo cantonale ticinese, nonché l’utilizzazione dei frontalieri come oggetto di scambio per dirimere questioni ben più complesse, come affermato nel comunicato  Cgil Cisl UiL frontalieri e  differentemente, dai cantoni Grigioni e Vallese.

Inspiegabile, poiché sia l’accordo del 1974 che la convenzione  del 1976, sono atti conclusi e ratificati da stati nazionali( la Confederazione elvetica  e l’Italia) e non possono quindi essere denunciati dai singoli cantoni.

Le motivazioni addotte per congelare una parte importante dei ristorni, a cui dovrà obbligatoriamente far fronte la Confederazione come stabilito  dalla convenzione del 1976, sono pretestuose e immotivate.

Il contenzioso tra Italia e Svizzera sullo scudo fiscale è materia   riguardante gli interessi di due stati sovrani,  importante e  tale da imporre una totale separazione da ogni altra questione.

L’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sono fenomeni  criminosi da combattere nell’interesse dei due paesi, come dimostrano, tra l’altro, gli importanti accordi stabiliti  nel frattempo tra la Confederazione Elvetica , gli Stati Uniti, la Francia e la Germania..

E’ necessario perseguire gli incontri tra le forze politiche e sociali delle regioni confinanti (amministrazioni comunali, sindacati, partiti politici), per condurre un’opera di chiarimento - anche su estesi fenomeni di umiliante sfruttamento dei frontalieri, soprattutto nel settore dell’edilizia - tale da evitare e superare   incomprensioni, nonché il  proliferare di  dichiarazioni irresponsabili che attentano alla convivenza e alla solidarietà  tra le popolazioni  di confine legate da consolidati interessi economici e da alti  rapporti umani.

È interesse dei due paesi aprire una seria trattativa tesa a superare le attuali divergenze in una materia di straordinaria delicatezza e difficoltà e ristabilire un clima di piena collaborazione, anche per quanto riguarda gli interessi dei cittadini di confine e dei comuni limitrofi.

Quali azioni intende, conseguentemente, intraprendere il governo italiano per il superamento delle attuali difficoltà e per ristabilire un rapporto pieno di collaborazione con il governo federale elvetico   nell’interesse dei due paesi.

Quali immediati provvedimenti il governo   intende prendere, anche per dare continuità alle mozioni approvate nelle scorse settimane alla camera dei deputati, a tutela degli interessi nazionali e per  sopperire alle eventuali difficoltà finanziarie - se il congelamento dei ristorni si protraesse nel tempo - dei comuni di confine  di provenienza dei lavoratori frontalieri”(Inform)

 


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