CAMERA DEI DEPUTATI
Cofirmataria dell’interrogazione la collega Laura Garavini
Gianni Farina (Pd) ai ministri Frattini e Tremonti :
“Frontalieri italiani in Ticino, l’Italia intervenga contro il blocco fiscale”
ROMA - “La decisione, grave, inspiegabile e di assoluta miopia politica, del Consiglio di Stato ticinese di congelare il 50% dei ristorni derivanti dalle tassazioni alla fonte sui salari dei lavoratori frontalieri mette in serio pericolo l’ordinato sviluppo delle relazioni economiche tra i due paesi e in particolare tra le entità statali e regionali di confine della Confederazione Elvetica e dell’Italia”.
Questa la ragione politica che ha spinto il deputato Pd Gianni Farina,eletto nella circoscrizione Europa, a portare all’attenzione della Camera dei deputati il caso “Ticino”, con una interrogazione (a risposta scritta) rivolta al ministro degli Esteri Franco Frattini e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti .
Nell’interrogazione, firmata anche dalla collega del Pd Laura Garavini, si chiede “quali azioni intende, conseguentemente, intraprendere il governo italiano per il superamento delle attuali difficoltà e per ristabilire un rapporto pieno di collaborazione con il governo federale elvetico nell’interesse dei due paesi” e “quali immediati provvedimenti il governo intende prendere, anche per dare continuità alle mozioni approvate nelle scorse settimane alla camera dei deputati, a tutela degli interessi nazionali e per sopperire alle eventuali difficoltà finanziarie - se il congelamento dei ristorni si protraesse nel tempo - dei comuni di confine di provenienza dei lavoratori frontalieri”.
Originario della Valtellina, l’on. Farina è stato da sempre molto sensibile a questo tema in quanto conosce bene – sottolineano dalla sua segreteria - la legislazione italiana e svizzera che regola le attività economiche dei frontalieri italiani, che da molti anni per motivi di lavoro si recano nei cantoni confinanti con l’Italia.
Nell’interrogazione si legge: “La cooperazione, economica e commerciale, tra il Canton Ticino, i Grigioni, il Vallese e le regioni limitrofe, Lombardia e Piemonte, è da sempre fattore di sviluppo per le popolazioni interessate, le quali hanno sviluppato nel tempo un rapporto sociale e umano tale da superare gli steccati imposti dai rispettivi confini nazionali. Per quanto riguarda il Canton Ticino, è persino inutile rimarcare lo straordinario contributo della Lombardia al suo sviluppo”.
Nel sottolineare
l’apporto dato dagli italiani alle grandi opere infrastrutturali, le vie di
comunicazione, le gallerie, come gli straordinari sbarramenti alpini, e la
rete economica e commerciale sorta al di qua e aldilà dei confini nazionali,
costituita da una miriade di imprese in ogni settore di attività, l’on. Farina
ricorda “le motivazioni che portarono le autorità politiche nazionali dei
due paesi a studiare la possibilità di concludere una convenzione per
regolare l’insieme delle questioni in materia di imposte sul reddito
e sul patrimonio e per evitare le doppie imposizioni fiscali”. E cita
. Gianni Farina
ritiene “inspiegabile e non operativa la decisione del Governo ticinese, poiché
sia l’accordo del 1974 che la convenzione del 1976, sono atti conclusi
e ratificati da stati nazionali (
E per condurre
un’opera di chiarimento ritiene “necessario perseguire gli incontri tra le
forze politiche e sociali delle regioni confinanti (amministrazioni comunali,
sindacati, partiti politici) - anche su estesi fenomeni di umiliante sfruttamento
dei frontalieri, soprattutto nel settore dell’edilizia - tale da evitare e
superare incomprensioni, nonché il proliferare di di
Di seguito
il testo dell’interrogazione ai ministri Frattini e Tremonti.
“Per sapere, premesso che:
La decisione, grave, inspiegabile e di assoluta miopia
politica, del consiglio di stato ticinese di congelare il 50% dei ristorni
derivanti dalle tassazioni alla fonte sui salari dei lavoratori frontalieri
mette in serio pericolo l’ordinato sviluppo delle relazioni economiche tra
i due paesi e in particolare tra le entità statali e regionali di confine
della Confederazione Elvetica e dell’Italia.
La cooperazione, economica e commerciale, tra il Canton
Ticino, i Grigioni, il Vallese e le regioni limitrofe, Lombardia e Piemonte,
è da sempre fattore di sviluppo per le popolazioni interessate che hanno sviluppato
nel tempo un rapporto sociale e umano tale da superare gli steccati imposti
dai rispettivi confini nazionali.
Per quanto riguarda il Canton Ticino, è persino inutile
rimarcare lo straordinario contributo della Lombardia al suo sviluppo.
Le migliaia di laureati che si sono formati nelle università
italiane ( Milano, in particolare ); gli insegnanti, i tecnici, i lavoratori
di ogni professione che hanno trovato nel Canton Ticino, nei Grigioni
e in Vallese, la possibilità di espletare con successo la loro attività, contribuendo
allo sviluppo dei cantoni di confine e delle regioni
limitrofe italiane nel corso del dopo guerra e sino ai nostri giorni.
Le grandi opere infrastrutturali, le vie di comunicazione,
le gallerie, come gli straordinari sbarramenti alpini, sono stati costruiti
anche attraverso il sacrificio e l’ingegno del lavoro italiani.
Ne va sottostimata la rete economica e commerciale sorta
al di qua e aldilà dei confini nazionali, costituita da una miriade di imprese
in ogni settore di attività.
Sono questi le motivazioni da cui partirono le
autorità politiche nazionali dei due paesi per studiare la possibilità di
concludere una convenzione per regolare l’insieme delle questioni in
materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per evitare le doppie imposizioni
fiscali.
Facilitare, in definitiva, la cooperazione e l’attività
di cittadini e imprese delle rispettive entità statali.
In essa, all’art. 15 , paragrafo 4, viene stabilito come
costituisca parte integrante della Convenzione, l’accordo tra la confederazione
Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed
alla compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine.
Considerando - afferma
L’accordo, risalente al 3 ottobre 1974, entrato in vigore
il 27 marzo del 1979, stabiliva la compensazione finanziaria di ognuno dei
tre cantoni a non oltre il 40%, del gettito fiscale, da versare alla
tesoreria centrale italiana del ministero del tesoro, con il vincolo,
per l’autorità italiana, di trasferire dette somme ai comuni di provenienza
dei lavoratori frontalieri.
Per quanto riguarda il Ticino, all’incirca 44 milioni
di Euro di cui vi sarebbe quindi il congelamento di 22 milioni.
L’accordo è tuttora in vigore ed è quindi inspiegabile
e non operativa la decisione del governo cantonale ticinese, nonché
l’utilizzazione dei frontalieri come oggetto di scambio per dirimere questioni
ben più complesse, come affermato nel comunicato Cgil Cisl UiL frontalieri e differentemente, dai cantoni Grigioni
e Vallese.
Inspiegabile, poiché sia l’accordo del 1974 che la convenzione
del 1976, sono atti conclusi e ratificati da stati nazionali(
Le motivazioni addotte per congelare una parte importante
dei ristorni, a cui dovrà obbligatoriamente far fronte
Il contenzioso tra Italia e Svizzera sullo scudo fiscale
è materia riguardante gli interessi di due stati sovrani,
importante e tale da imporre una totale separazione da ogni altra questione.
L’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sono fenomeni
criminosi da combattere nell’interesse dei due paesi, come dimostrano, tra
l’altro, gli importanti accordi stabiliti nel frattempo tra
E’ necessario perseguire gli incontri tra le forze politiche
e sociali delle regioni confinanti (amministrazioni comunali, sindacati, partiti
politici), per condurre un’opera di chiarimento - anche su estesi fenomeni
di umiliante sfruttamento dei frontalieri, soprattutto nel settore dell’edilizia
- tale da evitare e superare incomprensioni, nonché il proliferare
di di
È interesse dei due paesi aprire una seria trattativa
tesa a superare le attuali divergenze in una materia di straordinaria delicatezza
e difficoltà e ristabilire un clima di piena collaborazione, anche per quanto
riguarda gli interessi dei cittadini di confine e dei comuni limitrofi.
Quali azioni intende, conseguentemente, intraprendere
il governo italiano per il superamento delle attuali difficoltà e per ristabilire
un rapporto pieno di collaborazione con il governo federale elvetico
nell’interesse dei due paesi.
Quali immediati provvedimenti il governo
intende prendere, anche per dare continuità alle mozioni approvate nelle scorse
settimane alla camera dei deputati, a tutela degli interessi nazionali e per
sopperire alle eventuali difficoltà finanziarie - se il congelamento dei ristorni
si protraesse nel tempo - dei comuni di confine di provenienza dei lavoratori
frontalieri”(