FRONTALIERI
Cgil Cisl e Uil lombarde contrarie al blocco
dei ristorni fiscali deciso dal Consiglio di Stato ticinese
Chiesto al presidente della Regione, Roberto Formigoni, un intervento
urgente per la ripresa dei negoziati utili alla definizione di un accordo bilaterale
sulle questioni relative al lavoro frontaliero
MILANO – Le organizzazioni sindacali Cgil Cisl e Uil della Lombardia ribadiscono la loro netta contrarietà alla decisione di bloccare il 50% delle imposte versate dai frontalieri italiani in Canton Ticino adottata giorni fa dal Consiglio di Stato svizzero, in attesa di una ripresa dei negoziati utili a colmare l’assenza di un accordo bilaterale tra Italia e Svizzera su tutte le questioni riguardanti il lavoro frontaliero.
“I lavoratori frontalieri non possono essere usati come merce di scambio per le questioni pendenti tra i due Governi – scrivono in una nota le segreterie regionali di Cgil Cisl e Uil in Lombardia, invitando il Consiglio di Stato svizzero a rivedere la decisione.
“Questo atto mette a repentaglio i bilanci di tutti i Comuni di frontiera, che sono i principali destinatari di queste risorse perché devono garantire i servizi a tutti i cittadini, sia che lavorino in Italia sia che siano frontalieri – prosegue la nota - e che a seguito di questa decisione si vedrebbero costretti a un drastico ridimensionamento, pena la bancarotta”.
Per
le sigle sindacali dunque il riavvio dei contatti tra governi italiano e svizzero
per definire un accordo bilaterale che eviti la doppia imposizione fiscale
sui lavoratori frontalieri non può più essere rimandato. Cgil Cisl e Uil della
Regione chiedono un intervento urgente da parte dello stesso presidente della
Lombardia, Roberto Formigoni, ricordando come il lavoro frontaliero interessi
oltre 50.000 persone residenti nelle province di Como, Varese e Sondrio e un numero
molto significativo di Comuni di frontiera. (