STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“
Perché parlare italiano?
Il giornalista Rafael Osío Cabrices ha
tenuto una conferenza negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura di Caracas
spiegando i tanti motivi per cui si dovrebbe imparare la lingua del Belpaese
CARACAS - Dopo aver letto sul quotidiano “El Nacional” il simpatico articolo “Italia” a firma di Rafael Osío Cabrices, l’Istituto Italiano di Cultura di Caracas ha ben pensato di invitare il giornalista-scrittore per una conferenza dal titolo “Perché parlare italiano?”, che si è svolta lo scorso giovedì 30 nella nuova sede dell’IIC.
Nel suo articolo Osío Cabrices, che tra le altre cose è anche coordinatore della rivista ‘El Librero’, raccontava di una sua breve vacanza nel Belpaese. “Ho sognato per anni l’Italia” scrive nelle prime righe il giornalista, che poi si apre a raccontare come “deambulava” nella sua immensa letteratura, nella sua gastronomia, nella magia del suo cinema.Una passione nutrita per anni con i libri di Calcino e gli arancini di Chacao, nata forse - spiega - con il primo trancio di pizza assaporato nel ristorante ‘Sorrento’ a Valencia.
Nel corso della Conferenza preso l’IIC, Osío Cabrices ha spiegato i motivi per cui uno straniero dovrebbe imparare una lingua minoritaria, qual è l’italiano, proprio in un’epoca in cui l’inglese sembra regnare sovrano e gli esperti consigliano di apprendere l’arabo e il cinese.
Con il supporto di schede video, ha aperto dicendo che “studiare una lingua straniera è il migliore investimento” per il futuro ed ha ricordato quindi le parole di Ludwig Wittgestein: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Poi è passato ad elencare l’enorme mondo a cui ci si apre nel momento in cui impariamo la lingua italiana, l’immensa cultura che si è prodotta all’interno del nostro idioma. Una cultura che soddisfa tutti i gusti e tutti gli interessi e che oggi ha ancora molto da offrire e da insegnare “in ogni ambito dell’attività umana”.
Senza dimenticare “il mago” Italo Calvino, il suo preferito, il giornalista ha passato in rassegna alcune delle grandi penne della Penisola: dagli antichi Cicerone e Seneca è passato al “fondatore” Dante Alighieri, al “trasgressore” Giovanni Boccaccio, al “romantico” Alessandro Manzoni, all’“infedele” Alberto Moravia, al “sardonico” Andrea Camilleri.
Scavalcando il patrimonio artistico propriamente detto, “per cui non bastano le parole”, Osío Cabrices ha ricordato il ruolo fondamentale dell’Italia nel mondo della musica - dall’ideazione della nomenclatura musicale al ritmo della canzone napoletana – e nel cinema, con il neorealismo e le grandi pellicole di Visconti, Antonioni e Fellini. È poi passato ad altri temi per illustrare, forse riponendo nel nostro Paese fin troppa speranza, le innumerevoli cose che il Venezuela potrebbe imparare dall’Italia. Guardare ai contrasti dell’architettura italiana, con le sue immense costruzioni contemporanee e i resti delle civiltà antiche, per apprendere come non sia necessario “distruggere il passato per avere il nuovo”; trarre dalle esperienze italiane in economia e finanza preziosi esempi da seguire: la diversità produttiva, l’impresa familiare, la ricostruzione postbellica.
E così via dalla storia, alla politica, al design fino a ricordare come la conoscenza della lingua faciliti la pianificazione di un viaggio, scampando dalla condanna di un tour organizzato e di un’agenda imposta. In più permette di dilatare i confini temporali del viaggio stesso, attraverso la lettura di libri e giornali, e soprattutto di chiacchierare con la gente del posto per imparare quei particolari in più, superflui e fondamentali insieme, sulla cultura, sulle tradizioni. Perché soprattutto i ristoratori italiani, ne è convinto Osío Cabrices, sono “sempre ben disposti a raccontarti i retroscena di un vino o di una ricetta”. Infine, consente - cosa da non tralasciare - la efficace lettura di un menù.
L’Italia, la bella Italia. Che con la sua immagine felliniana oltrepassa i confini del tempo e dello spazio per arrivare, intatta, fino all’America latina, fino a Caracas. Si lascia alle spalle la mafia, gli inganni politici, i labirinti economici, il razzismo, l’agghiacciante cronaca nera ormai giornaliera. Atterra leggiadra con il suo bagaglio di fettuccine e vino rosso, le sue simpatiche parlate dialettali, le rime e le immagini che l’hanno resa immortale. E lì, nella risplendente nuova sede dell’IIC di Altamira, si siede accanto ad un Paese nuovo qual è il Venezuela che, con le sue difficoltà ereditate dalla storia e la sua “ossessione di lasciare indietro il passato”, fa scoppiare tra il pubblico fragorose risate. Già, perché come ricorda Osío Cabrices, “noi qui abbiamo il mercato di Chacao con i manifesti della Mision Vivienda, ma in Italia hanno il mercato di Firenze con il Brunello di Montalcino”.
Prima che il conferenziere
prendesse il microfono, la direttrice Luigina Peddi ha illustrato le opere della
scultrice Rita Daini e della pittrice Annamaria Mazzei (le due italo-venezuelane
selezionate per partecipare alla Biennale di Venezia 2011), negli spazi dell’IIC
per l’esposizione “MostraArte - Daini e Mazzei a Venezia”. (M.V. -