RASSEGNA STAMPA
Da “Affaritaliani.it”
Tante
lingue, un solo paese: ecco l'Italia unita
dalle minoranze
Albanese,
catalano, germanico, greco, sloveno, croato, francese, francoprovenzale, friulano,
ladino, occitano e sardo. Nel nostro paese si parlano, e sono tutelate dalla legge,
queste 12 lingue minoritarie. Per riflettere sul loro ruolo il 2 luglio si svolgerà
a Ceresole Reale, un comune francoprovenzale nel Parco del Gran Paradiso,
Ugo Perone,
filosofo-assessore (ordinario di Filosofia morale dell’Università del Piemonte
Orientale prestato alla politica, ovvero all’Assessorato alla Cultura e Turismo
della Provincia di Torino) che ha contribuito a ideare l'iniziativa, sceglie Affaritaliani.it
per spiegare l'importanza di questo evento organizzato nell'ambito delle celebrazioni
per il 150enario dell’Unità d'Italia.
Professore,
come mai in Italia, oltre all’italiano, ci sono ben 12 altre, sorprendenti, lingue?
"Beh,
come mai in Italia c’è una certa lingua oltre all’italiano, che cos’è questa lingua,
quante persone la parlano e così via è proprio quello che - alla Giornata Nazionale
delle Minoranze Linguistiche Storiche in Italia promossa dalla Provincia di Torino
- ci racconteranno gli esponenti delle 12 lingue minoritarie riconosciute dalla
Legge 482 del 1999, cioè solo una dozzina di anni fa, in attuazione dell’articolo
6 della Costituzione. Si tratta di lingue che sono da molto tempo, anche moltissimo,
sul nostro territorio, già prima, ben prima, dell’Unità.
Le 12
minoranze linguistiche riconosciute dalla Legge che le tutela mostra la pluralità
dell’Italia, la sua variegata composizione. Come conciliamo, in Italia, le tante
diversità che abbiamo?
"L’Italia
ha dato un contributo straordinario alla cultura mondiale, e l’ha dato non in
base a uno schema rigido, ma in base alla sua ricchezza e molteplicità. Faccio
due esempi. Primo esempio, l’Italia è nota per il suo paesaggio, la sua natura.
Cosa vuol dire? Abbiamo mari, montagne, laghi, una grande pianura. L’Italia è
un paese che ha di tutto, abbiamo avuto la fortuna di avere molte diversità che
stanno insieme. L’altro esempio è la cucina: tra la cucina siciliana e quella
friulana c’è un abisso, eppure parliamo di cucina italiana, perché siamo stati
capaci di tenere insieme grandi differenze. Questo è il grande contributo che
l’Italia potrebbe dare all’Europa".
Già, l’Europa…
"Prendiamo
il franco-provenzale: si trova in tutto l’arco del Sud Europa, dalla Francia fino
alla Spagna, oltre all’Italia, ed è tutelato. Pensiamo a quanto
E il senso
di identità, il senso di appartenenza?
"Il
problema che alcune minoranze linguistiche hanno è proprio quello di essere parlate
solo dagli anziani, quasi fosse un residuo del passato, e allora l’elemento dell’identità
va perdendosi. Facciamo un’analogia. Anni fa si andava verso l’industrializzazione,
si abbandonava l’agricoltura, poi ci siamo accorti che abbandonando l’agricoltura
crescevano altri tipi di problemi, ambientali ad esempio, e adesso cerchiamo di
nuovo di favorire l’insediamento dei giovani in certe aree. La stessa cosa per
le lingue, c’è stata una fase in cui si tendeva a parlare soltanto una lingua,
quella nazionale, ora ci rendiamo conto che così sradichiamo le persone dalla
loro storia, quindi proteggere, tutelare le lingue minoritarie vuol dire dare
un senso di appartenenza".
Quindi
come conciliamo in Italia le tante diversità che abbiamo?
"Il
vero modo di garantire l’identità e l’unità di un Paese non è avere un concetto
fisso di identità. Se ci diamo un concetto fisso di identità, se fissiamo un’identità
troppo stretta produciamo l’esclusione. Se invece riusciamo a lavorare su un’identità
intesa come progetto, stiamo insieme, legati da qualcosa che è comune, perché
è una direzione in cui camminiamo, e siamo capaci di accogliere il diverso. Dobbiamo
riuscire a capire che l’identità è un concetto mobile".
Vale a
dire?
"Quando
siamo all’estero sappiamo per esperienza che il nostro concetto di identità si
sposta. Se andiamo in Germania appena troviamo un italiano, che magari è calabrese
mentre io sono piemontese, lo riconosciamo come italiano. Se andiamo in America
e troviamo un francese già ci sembra di essere fratelli. Quindi il problema dell’identità
è dove tiriamo la riga. Quando stai in un posto piccolissimo, l’identità è quel
posto. Quando ti metti nel mondo devi allargare i confini, perché altrimenti saresti
solo".
Quindi?
"Quindi
l’Italia è un paese lungo, di grande storia, che se tiene separate le sue differenze
fallisce. Costruendo differenze e opposizioni l’Italia rischia il suicidio, mentre
se guardiamo progettualmente al contributo che possiamo dare all’Europa, beh,
io credo che possiamo far coesistere molte diversità, e valorizzarle reciprocamente".
(Bianca Della Valle-Affaritaliani.it, 1 luglio 2011)