INFORM - N. 126 - 1 luglio 2011


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Gente d’Italia”, 1.7.2011

Abruzzesi, la cultura dell'incontro

 

MONTEVIDEO - La tradizione e la cultura sono importanti, per gli abruzzesi d'Uruguay. Vennero in molti dalle province di Pescara, Teramo, Chieti e L'Aquila, specie nel dopoguerra. Vennero a lavorare, come tanti. Si cominciarono a riunire tra di loro senza motivi particolari, solo per ritrovarsi, conservare la lingua, il dialetto, mantenere vive e trasmettere alle generazioni successive la loro “abruzzesità”, quella indefinibile nota particolare che accomuna gli italiani nati in quel pezzo di terra tra l'Adriatico e l'Appennino, tra i fiumi Tronto e Trigno.

L'associazione nacque solo nel 1972, l'8 luglio, su iniziativa di Alberto Giuliante.

Pian piano, oltre al gruppo iniziale formato anche da Di Cesare, da Tomás Piccirilli, Cosimo De Laurentis, Ottavio Di Marco e i fratelli Torrieri, si aggiunsero i fratelli Di Lorenzo, Armando e Dante Pizzuti, Ezio D'Antonio, Pasquale Urbano, la famiglia Vespa, Colantonio, Mario Bonanni, Juan Santilli, Juan e Antonio Costantini, i fratelli Carozza, Tieri e Lelii, le famiglie Cichini, D'Alfonso, Conte, Di Vincenzo e Cesidio Di Battista.

Sin da quando l'associazione ebbe personalità giuridica (1978), i presidenti che si successero (Di Marco, Pizzuti, D'Antonio, Bonanni, Cicchini, Di Roberto, D'Alfonso) fino all'attuale, Mario Di Vincenzo, nacquero tutti in Italia. Tutti uomini. E i soci, uomini e donne, furono anche settecento. Oggi sono circa centocinquanta.

Non è facile coinvolgere le nuove generazioni, impegnate nella costituzione delle loro famiglie nel paese dove sono nati, spesso con persone che non hanno le stesse origini. Lo ammette Mario Bonanni, attualmente membro della commissione direttiva. Bonanni però, ricorda anche le tante iniziative intraprese con e a favore della seconda generazione e “che hanno dato grandi soddisfazioni”.

Insieme al presidente Di Vincenzo, che ha aperto a La Gente d'Italia l'ampia sede sociale situata nelle vicinanze di Tres Cruces, Cesidio Di Battista (che i più, ed anche lui stesso, chiamano generalmente Gino) e Bonanni raccontano in lungo e in largo del viaggio di fratellanza in Abruzzo e in Veneto organizzato dalle associazioni italo-uruguayane di discendenti di entrambi le regioni (il primo esempio di una collaborazione di questo tipo), degli scambi studenteschi, del gruppo di danza tipica, dei pranzi e delle manifestazioni culturali, delle attività solidali.

Lo fanno senza nostalgia, anche se oggi le leggi della biologia fanno sì che le prime generazioni si vadano assottigliando e le attività siano ridotte rispetto a un tempo.

Sono compiaciuti e contenti di aver potuto contribuire “insieme a tanti altri”, ci tengono a precisare, alla vita dell'associazione. “Ognuno ha fatto la sua parte”, sottolinea con onestà e gratitudine il presidente, “ognuno ha affrontato le sfide che gli sono toccate” nelle diverse tappe di sviluppo dell'Abruzzese.

Si dicono “orgogliosi di essere abruzzesi, di essere italiani, e di aver contribuito in favore della società uruguayana”. In particolare sono orgogliosi di aver donato parte del loro tempo e delle loro risorse alle sue iniziative.

Bonanni, proprietario di un'agenzia di viaggi, mise più volte a disposizione dell'associazione come premio per “rifas” o altro vari biglietti aerei che aveva ottenuto gratuitamente e che decise di non usare per la famiglia, bensì per questa famiglia più ampia.

Di Battista, invece, oltre a contribuire dalla direttiva e come consultore regionale, mise al servizio la sua arte canora come tenore professionista.

Sono motivo di soddisfazione anche la presidenza del Comites da parte dell'abruzzese Armando Pizzuti, il protagonismo commerciale del tradizionale pastificio Adria, l'operato culturale e umano di Mario Muzi come presidente dell'AIUDA, le attività culturali nel campo della musica in onore al compositore abruzzese Francesco Paolo Tosti, oltre al canto di Gino Di Battista. Il tenore, originario di Castiglione a Casauria, ebbe come prima destinazione di emigrante l'Australia. Ma dopo quindici anni e la cittadinanza australiana, vinse un concorso e si formò a Roma come tenore. Lì conobbe la moglie, microchirurga oculare, e successivamente approdò in Uruguay.

I tre (Di Battista, Di Vincenzo e Bonanni) hanno caratteri decisamente diversi, a volte si interrompono, nella foga del racconto, ma senza incrinare un vincolo solido, familiare, construito in tanti anni. Di Battista sottolinea che c'é chi ha dato il suo apporto in termini economici e chi lo ha fatto col lavoro.

Agli inizi, ci si riuniva presso la Missione Cattolica. Negli anni ottanta si poté comprare “una casetta” nel quartiere Malvín, da adibire a sede. Poi, dall'86, si acquistò la costruzione di quella attuale, a tappe.

Oggi chi entra dalla porta del numero 1971 di via Duvimioso Terra si trova davanti un piccolo salottino davanti a un bar e, in fondo un salone per feste della capacità di circa duecento persone. A lato, una stanza per riunioni. Sopra, aperto sul salone a mo' di galleria teatrale, uno spazio per pranzi e “bingos” con alcuni tavoli. In fondo al salone, una cucina sufficiente per un reggimento, un bagno e, infine, una griglia. Logicamente, si promuove l'affitto di questi spazi per feste ed avvenimenti vari, dati i costi fissi immaginabili.

Ma sentiamo ciò che ci raccontano del gruppo di ballo. Si chiamava Sole d'Abruzzo.

Nel 1993 venne dall'Argentina un gruppo di danza di una associazione dell'emigrazione abruzzese. I giovani di quel momento si entusiasmarono, e con il fondamentale aiuto di Rosanna, coreografa e figlia di Antonio Bonanni, costituirono il gruppo locale.

I pionieri, oggi trentenni, erano sei. Tre ragazzi e tre ragazze. Nel '95 riuscirono a metter su un mini-spettacolo con due o tre balli. Col tempo il numero dei componenti arrivò ai venti.

Poi, con la crisi del 2002, il gruppo si sciolse da sé.

Nell'epoca di massima attività, “non ci fu paese dell'Uruguay dove Sole d'Abruzzo non si sia presentato”, come ricalca Di Battista. E si esibì anche in Argentina e in Cile.

Alcuni emigrarono in Spagna o negli Stati Uniti, alcuni si sposarono e dovettero lasciare per dedicare le loro energie a questo loro progetto di vita. Ora, ormai trentenni, le coppie di ballo si riuniscono occasionalmente. Come quando, nel 2005, lo fecero per fare un omaggio allo stesso Di Battista, a sorpresa, in occasione dell'inaugurazione della sua presidenza.

Sono tante le iniziative svolte in questi anni dall'Associazione Abruzzese. Possiamo solo elencarne alcune, in un prosaico e un po' freddo elenco: gite annuali con ottima partecipazione (anche 150 persone), la partecipazione di attività co-organizzate insieme ad altre collettività sia regionali italiane che di altre nazioni, un programma radiofonico in onda per dieci anni, fino al '91, pranzi ed altre attività per la raccolta di fondi per gli indigenti attraverso l'AIUDA e il COASIT, visite di delegazioni della Regione.

E parlando di Regione... ci sono contributi effettivi dalle autorità abruzzesi?

Oggi, purtroppo, poco o nulla, dicono i tre. Ma ricordano con gratitudine – specie Bonanni – l'accoglienza “vip” della quale sono stati oggetto i gruppi di viaggiatori italo-uruguayani da parte delle autorità regionali. (L'attuale consultore presso la Regione è il presidente Di Vincenzo, dopo un decennio di incarico svolto da Gino Di Battista).

Esempio di attività solidale è stato l'impegno verso i cittadini dell'Aquila dopo il terremoto del 2009, con l'aiuto della Console Gaia Lucilla Danese e in collaborazione con la Scuola Italiana di Montevideo e il Comites. Grazie a un quadro donato dal Circolo Giuliano e venduto all'asta, l'associazione poté anche offrire un contributo economico di tasca propria a questo fine.

E poi, per molti anni, si organizzarono pranzi ed eventi per collaborare a coprire le necessità dei connazionali bisognosi attraverso COASIT e AIUDA.

Oggi rimangono tanti vivi ricordi di tanti momenti belli, difficoltà superate, iniziative promosse. Contributi artistici, solidali, spazi d'incontro fondamentali per una socializzazione positiva che ha dato un contributo alla coesione del tessuto sociale italo-uruguayano e uruguayano.

Le nuove sfide da vincere sono quelle legate ai giovani, e a un loro maggior protagonismo nel vivere e nel trasmettere le ricchezze umane e culturali delle radici abruzzesi. (Silvano Malini-La Gente d’Italia/Inform)

 


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