INFORM - N. 125 - 30 giugno 2011


SENATO DELLA REPUBBLICA

Seduta congiunta delle Commissioni Affari Esteri e Affari Costituzionali

Voto all’estero: audizione del sottosegretario al Ministero dell’Interno Michelino Davico

Tra le proposte migliorative del tavolo tecnico istituito con il Ministero degli Esteri, l’ipotesi di allestimento di seggi elettorali all’estero per garantire personalità, segretezza e regolarità delle procedure elettorali

 

ROMA – Si è svolta stamani, nella seduta congiunta di Commissione Affari Esteri e Commissione Affari Costituzionali del Senato, l’audizione del sottosegretario al Ministero dell’Interno, Michelino Davico, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle modalità del voto all’estero.

Un’indagine avviata nel 2008, a inizio legislatura, per verificare l’applicazione della legge che ha introdotto nel Parlamento italiano i rappresentanti eletti nella circoscrizione Estero ed esaminare quindi la regolare ed effettiva partecipazione dei connazionali residenti fuori dai confini nazionali alla vita politica italiana. Questo il principio ispiratore della “legge Tremaglia”, ricordato dal sottosegretario Davico, norma la cui applicazione ha posto in evidenza però la necessità di introdurre “alcuni correttivi che, pur senza intaccarne i motivi ispiratori, consentano di rafforzare il sistema di garanzie e di semplificare le modalità operative legate all’esercizio del diritto di voto”.

Tra le criticità del sistema Davico ha citato in particolare il voto per corrispondenza “che ha suscitato dubbi relativi alla regolarità delle operazioni elettorali e alla sicurezza, specie nell’invio e nella ricezione del plico elettorale”. “Non risulta possibile per le autorità italiane controllare il regolare smistamento della posta in tutto il mondo”, ha detto il sottosegretario sollevando dubbi sul fatto che tale sistema possa effettivamente garantire il rispetto dei principi di personalità e segretezza costituzionalmente sanciti per il voto.

L’eventualità di introdurre nel plico affrancato la fotocopia del documento d’identità dell’elettore o una firma sul tagliando del certificato elettorale, così come suggerito in alcune proposte di legge al vaglio del Parlamento, non possono ritenersi “soluzioni definitive” per il sottosegretario, perché non garantirebbero personalità e segretezza del voto. Allo stesso modo, la proposta di apporre una firma sul tagliando del certificato elettorale non esclude il fatto che quest’ultima possa essere falsificata.

Il tavolo tecnico istituto da esperti del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dell’Interno sulla materia avrebbe dunque limitato a due le ipotesi praticabili: l’inversione dell’opzione per i votanti all’estero, che dovrebbero così iscriversi in un apposito elenco degli elettori per potersi  avvalere del diritto di votare per corrispondenza; oppure il voto in seggi elettorali allestiti all’estero presso la sedi diplomatico-consolari o gli Istituti Italiani di Cultura, opportunamente sorvegliati, ove possibile da forze dell’ordine italiane . “Ipotesi quest’ultima assolutamente preferibile dal punto di vista tecnico - ha precisato il sottosegretario - ma che potrebbe comportare una minor partecipazione al voto vista l’esigenza di doversi recare personalmente nella sedi istituite”. Mentre l’iscrizione in un apposito elenco degli elettori per votare all’estero non garantirebbe dall’insorgere di irregolarità o potrebbe generare dispute sulla compatibilità di tale procedura con il principio di uguaglianza di tutti i cittadini sancito dalla Costituzione rispetto alla loro iscrizione alle liste elettorali (che avviene automaticamente), Davico ha sottolineato come il voto presso seggi appositamente costituiti sarebbe “il modo più efficace per garantire i principi di segretezza e personalità del voto e assicurare la regolarità delle consultazioni”.

Nel corso del dibattito, Giampaolo Bettamio (Pdl) ha fatto notare come la chiusura di sedi diplomatico-consolari all’estero, conseguente al piano di razionalizzazione della rete del Mae, potrebbe costituire un’ulteriore difficoltà ad una più estesa partecipazione al voto da parte dei cittadini italiani all’estero, qualora il Parlamento deliberasse l’adozione dell’ipotesi di allestimento di seggi elettorali all’estero. Claudio Micheloni (Pd), eletto nella ripartizione Europa, ha giudicato quest’ultima ipotesi “impraticabile” e non solo in considerazione delle distanze geografiche della circoscrizione Estero. Micheloni ha auspicato invece provvedimenti che possano più rapidamente applicarsi già in vista della prossima chiamata alle urne, cosa che non potrebbe avvenire, per esempio, nel caso dell’inversione dell’opzione suggerita da Davico. Tra essi, una regolamentazione riguardante l’istituzione di Comitati elettorali che possano segnalare anomalie nell’invio dei plichi o sulla loro custodia presso i Consolati, in attesa della loro spedizione per lo spoglio in Italia, o riguardante la stampa delle schede elettorali. Anche Basilio Giordano, eletto per il Pdl nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, ha espresso forti dubbi sul fatto che Paesi come il Canada acconsentano al voto degli italiani in loco con seggi istituti sul territorio nazionale e ha ribadito la validità del sistema del voto per corrispondenza. Alberto Filippi (Lnp) ha concordato con l’ipotesi dell’istituzione di Comitati elettorali e suggerito la stampa delle schede centralizzata in Italia.

In sede di replica, il sottosegretario Davico ha manifestato la disponibilità del governo a vagliare tutte le ipotesi che possano produrre un miglioramento nell’esercizio del voto da parte dei connazionali all’estero, segnalando come l’impegno svolto sia orientato “al miglioramento e non all’annullamento del sistema di voto all’estero”. “Proprio perché crediamo che gli italiani nel mondo rappresentino un valore culturale, sociale, politico ed economico per il nostro Paese è indispensabile – ha concluso Davico  - fare in modo che il loro voto sia garantito nella sua democraticità ed espressione”. (Inform)

 

 


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