SENATO DELLA
REPUBBLICA
Seduta congiunta
delle Commissioni Affari Esteri e Affari Costituzionali
Voto all’estero: audizione del sottosegretario al Ministero
dell’Interno Michelino Davico
Tra le proposte migliorative del tavolo tecnico istituito
con il Ministero degli Esteri, l’ipotesi di allestimento di seggi elettorali
all’estero per garantire personalità, segretezza e regolarità delle procedure
elettorali
ROMA – Si è svolta stamani, nella seduta congiunta di
Commissione Affari Esteri e Commissione Affari Costituzionali del Senato, l’audizione
del sottosegretario al Ministero dell’Interno, Michelino
Davico, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle
modalità del voto all’estero.
Un’indagine avviata nel
Tra le criticità del sistema Davico
ha citato in particolare il voto per corrispondenza “che ha suscitato dubbi
relativi alla regolarità delle operazioni elettorali e alla sicurezza, specie
nell’invio e nella ricezione del plico elettorale”. “Non risulta possibile per
le autorità italiane controllare il regolare smistamento della posta in tutto
il mondo”, ha detto il sottosegretario sollevando dubbi sul fatto che tale sistema
possa effettivamente garantire il rispetto dei principi di personalità e segretezza
costituzionalmente sanciti per il voto.
L’eventualità di introdurre nel plico affrancato la fotocopia
del documento d’identità dell’elettore o una firma sul tagliando del certificato
elettorale, così come suggerito in alcune proposte di legge al vaglio del Parlamento,
non possono ritenersi “soluzioni definitive” per il sottosegretario, perché
non garantirebbero personalità e segretezza del voto. Allo stesso modo, la proposta
di apporre una firma sul tagliando del certificato elettorale non esclude il
fatto che quest’ultima possa essere falsificata.
Il tavolo tecnico istituto da esperti del Ministero degli
Affari Esteri e del Ministero dell’Interno sulla materia avrebbe dunque limitato
a due le ipotesi praticabili: l’inversione dell’opzione per i votanti all’estero,
che dovrebbero così iscriversi in un apposito elenco degli elettori per potersi
avvalere del diritto di votare per corrispondenza; oppure il voto in seggi
elettorali allestiti all’estero presso la sedi diplomatico-consolari o gli Istituti
Italiani di Cultura, opportunamente sorvegliati, ove possibile da forze dell’ordine
italiane . “Ipotesi quest’ultima assolutamente preferibile dal punto di vista
tecnico - ha precisato il sottosegretario - ma che potrebbe comportare una minor
partecipazione al voto vista l’esigenza di doversi recare personalmente nella
sedi istituite”. Mentre l’iscrizione in un apposito elenco degli elettori per
votare all’estero non garantirebbe dall’insorgere di irregolarità o potrebbe
generare dispute sulla compatibilità di tale procedura con il principio di uguaglianza
di tutti i cittadini sancito dalla Costituzione rispetto alla loro iscrizione
alle liste elettorali (che avviene automaticamente), Davico ha sottolineato come il voto presso seggi appositamente
costituiti sarebbe “il modo più efficace per garantire i principi di segretezza
e personalità del voto e assicurare la regolarità delle consultazioni”.
Nel corso del dibattito, Giampaolo Bettamio (Pdl) ha fatto notare come la chiusura di sedi diplomatico-consolari
all’estero, conseguente al piano di razionalizzazione della rete del Mae,
potrebbe costituire un’ulteriore difficoltà ad una più estesa partecipazione
al voto da parte dei cittadini italiani all’estero, qualora il Parlamento deliberasse
l’adozione dell’ipotesi di allestimento di seggi elettorali all’estero. Claudio
Micheloni (Pd), eletto nella ripartizione Europa,
ha giudicato quest’ultima ipotesi “impraticabile” e non solo in considerazione
delle distanze geografiche della circoscrizione Estero. Micheloni
ha auspicato invece provvedimenti che possano più rapidamente applicarsi già
in vista della prossima chiamata alle urne, cosa che non potrebbe avvenire,
per esempio, nel caso dell’inversione dell’opzione suggerita da Davico.
Tra essi, una regolamentazione riguardante l’istituzione di Comitati elettorali
che possano segnalare anomalie nell’invio dei plichi o sulla loro custodia presso
i Consolati, in attesa della loro spedizione
per lo spoglio in Italia, o riguardante la stampa delle schede elettorali. Anche
Basilio Giordano, eletto per il Pdl nella ripartizione
America Settentrionale e Centrale, ha espresso forti dubbi sul fatto che Paesi
come il Canada acconsentano al voto degli italiani in loco con seggi istituti
sul territorio nazionale e ha ribadito la validità del sistema del voto per
corrispondenza. Alberto Filippi (Lnp) ha concordato
con l’ipotesi dell’istituzione di Comitati elettorali e suggerito la stampa
delle schede centralizzata in Italia.
In sede di replica, il sottosegretario Davico ha manifestato la disponibilità del governo a vagliare
tutte le ipotesi che possano produrre un miglioramento nell’esercizio del voto
da parte dei connazionali all’estero, segnalando come l’impegno svolto sia orientato
“al miglioramento e non all’annullamento del sistema di voto all’estero”. “Proprio
perché crediamo che gli italiani nel mondo rappresentino un valore culturale,
sociale, politico ed economico per il nostro Paese è indispensabile – ha concluso
Davico - fare in modo che il loro voto sia garantito
nella sua democraticità ed espressione”. (