DIPLOMAZIA
Scomparso l’ambasciatore Silvio Fagiolo . E’ stato tra i protagonisti dei
negoziati per il Trattato di Maastricht e il Trattato di Nizza
Napolitano: “Inestimabile il suo contributo alla costruzione
dell’Europa unita”. Frattini: “Ha onorato la carriera diplomatica con ideali,
principi e lealtà profonda alle Istituzioni”
ROMA – “Una figura eminente della diplomazia e dell’europeismo
italiano, rappresentando nel modo più degno il paese in numerose importanti
sedi, da Washington e Berlino, e missioni internazionali. Inestimabile resta
il contributo da lui dato alla elaborazione dei Trattati europei e in generale
alla costruzione dell’Europa unita”. Così il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano ricorda l’ambasciatore a riposo Silvio Fagiolo, scomparso improvvisamente
il 28 giugno.
Silvio Fagiolo, nato a Roma il 15 luglio
Il capo dello Stato, “profondamente colpito e commosso”
per la morte di Fagiolo nel messaggio di cordoglio alla famiglia evidenzia che
“resta l’esempio del suo senso dello Stato, della sua operosità e sobrietà,
senza alcun cedimento a protagonismi o a personalistiche rivendicazioni dei
suoi così pur alti e innegabili meriti”
Il ministro degli Esteri Franco Frattini da parte sua
sottolinea che l’ambasciatore Fagiolo “ha onorato la carriera diplomatica con
ideali, principi e lealtà profonda alle Istituzioni”.
Il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, sottolinea
che Fagiolo “produceva policies, dava la linea ai
ministri con cui lavorava su tutti i dossier più rilevanti. E’ stato protagonista
e testimone diretto delle pagine più importanti della nostra diplomazia negli
ultimi decenni”. La sua esperienza nelle sedi principali da Mosca, a Washington,
a Bruxelles, Berlino “lo aveva certo aiutato a diventare un diplomatico di spessore
altissimo, ma era soprattutto lui stesso con la sua curiosità intellettuale
unica, il suo gusto per l’approfondimento, che aveva avuto il merito di saper
valorizzare al massimo quelle esperienze e mettere tutto ciò al servizio della
Farnesina”.
Massari ha ricordato il Silvio Fagiolo “diplomatico,
stratega e negoziatore negli anni della Conferenza Intergovernativa per la revisione
del Trattato di Maastricht”, ma anche “acuto analista e scrittore. Dalla Russia
Sovietica produsse il libro sui ‘gruppi di pressione in URSS’, un contributo
pioneristico sul pluralismo, seppur verticistico e nascosto, che teneva insieme
l’URSS di Brezhnev; dalla sua esperienza a Detroit
ne uscì con il volume ‘l’operaio americano’ sull’evoluzione dell’organizzazione
scientifica del lavoro nelle fabbriche americane sulla scia del taylorismo e
fordismo; dopo l’esperienza negli Stati Uniti nei primi anni dopo la caduta
del muro produsse il volume ‘la pace fredda’, che anticipava le criticità del
mondo post-bipolare. L’ultimo volume, sul percorso storico del’Unione Europa,
l’ha scritto non da diplomatico, ma da professore alla LUISS”.
Per Umberto Ranieri, deputato del Pd e già sottosegretario
agli Esteri, “scompare un protagonista della diplomazia italiana che ha degnamente
rappresentato l'Italia in numerosi incarichi di prestigio. Un diplomatico colto
e brillante, impegnato con passione nell'analisi delle grandi questioni internazionali”.(