INFORM - N. 123 - 27 giugno 2011


RASSEGNA STAMPA

Da “Il Secolo XIX.it

Emigranti in festa a Favale di Malvaro tra storia e ricordi. Ieri le celebrazioni

 

CHIAVARI - «Una festa che riesce sempre a regalare un’emozione, anche a me che la frequento da vent’anni». «Sono arrivato qui per la seconda volta e mi sembra sempre un gran bel momento. In quest’epoca di globalizzazione, la ricerca delle proprie origini è un’esigenza sentita da molti». Sono le parole, rispettivamente, del deputato Gabriella Mondello e del presidente del consiglio regionale, Rosario Monteleone, massime autorità presenti alla cinquantunesima edizione della Festa dell’Emigrante, svoltasi ieri a Favale di Malvaro, col contributo di Regione e Fondazione Carige.

 «Cinquantunesima, perché qualche anno è stato saltato, ma iniziammo nel 1954 – ricorda Dario Casassa, che in quell’anno era il giovanissimo sindaco di Favale - Era il momento in cui alcuni emigrati volevano tornare a visitare il paese. Qui, per ogni famiglia, ne era rimasto uno, a badare ai vecchi. Gli altri, tutti via, a fare fortuna. Ritornavano con le corriere, per metà con i passeggeri, per metà colme di doni. Nel ’54 decidemmo di fare una specie di picnic di festa. Per ringraziamento, ci regalarono una televisione. Così, non era più necessario andare a Cicagna, per vedere la partita nella vetrina dell’unico negozio che ne aveva una».

Adesso, sono altri gli emigranti liguri che ritornano, almeno per questa festa. Come Fina Lamperti, vedova Franchini, da Santiago del Cile, che, al termine della messa, ha letto la preghiera dell’emigrante in spagnolo: «Noi liguri del Cile siamo tantissimi, ma tutti in contatto. E ci riuniamo spesso, soprattutto in feste come quella della Madonna della Guardia». Terre così lontane, ma, in fondo, anche simili: «Quando guardo queste colline penso alle Ande, dove anche gli Inca coltivavano con il sistema del terrazzamento – dice monsignor Lino Panizza - I liguri sono emigrati per cercare la felicità, ma quella non si trova solo con le cose materiali, ma anche con quelle interiori, come la fede, che i liguri hanno portato nelle terre dove sono andati». Tra gli emigranti tornati in Italia per l’occasione, anche Aldo Cuneo, presidente dell’associazione “Liguri d’Olanda” (trentacinque gli inscritti, più tanti simpatizzanti olandesi), al quale è stato conferito il “Premio Radici 2011”, per l’impegno nel mantenere i legami con la terra di origine: «Ci riuniamo periodicamente, e facciamo delle belle mangiate a base di pesto». E il basilico? E il mortaio? «Il basilico lo prendo ad Amsterdam da un turco. L’ho assaggiato la prima volta: è buono. Mortai, io ne ho quattro. Agli olandesi dico di utilizzare pure il frullatore, ma molto lentamente». La ricetta, Cuneo, chiavarese d’origine, la insegna anche nelle scuole, ai ragazzi olandesi. Visto, del resto, che l’integrazione può passare anche attraverso la tavola, sabato prossimo Favale sarà protagonista di un nuovo evento, voluto dall’associazione cineforum delle parrocchie della Fontanabuona. Il parroco, don Gian Emanuele Muratore, l’ha ricordato anche alla conclusione della messa di ieri: «Avremo, dalle 17, laboratori e giochi per bimbi, poi musiche e danze di tutto il mondo, poi la cena, con assaggi delle specialità di ogni comunità».

Dalla tavola alla musica. La Liguria ha accolto, ieri, il gruppo di trentuno cantanti della zona di Santa Rosa della Pampa, in Argentina, che si sono esibiti in cinque pezzi propri, prima di cantare con il gruppo folk di Favale: «Siamo la corale del Centro Ligure della Pampa – spiega Edoardo Perez - Non siamo tutti discendenti di liguri, ma molti sì. Resteremo qui tre giorni, soggiornando a Santa Margherita, e visiteremo la Casa Liguria di Genova». Anche la loro presenza è un bel risultato, per chi organizza la festa, in particolare il consigliere regionale Giovanni Boitano e il sindaco, Ubaldo Crino, supportati anche dall’associazione Liguri nel Mondo. (Simone Rosellini-Il Secolo XIX.it, 27 giugno 2011)

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