LIBRI
Presentato a Bologna “Dagli Appennini allo
Spoon River” di Pier Giorgio Ardeni
Un volume sull’Emilia randagia che se ne
è andata per il mondo. Una ricerca sull’emigrazione dall’Appennino al Midwest
americano
BOLOGNA - E’ stato presentato il 21 giugno, presso l’Aula Absidale di Santa Lucia a Bologna, il libro di Pier Giorgio Ardeni “Dagli Appennini allo Spoon River”. Docente di economia politica all’Università di Bologna, Ardeni è partito da una curiosità personale, la storia di suo nonno emigrato in America, per delineare un grande affresco dell’emigrazione dall’Appennino bolognese e modenese negli anni dal 1876 al 1915 verso il Midwest americano compreso tra i territori indiani e le praterie minerarie dell’Illinois, nelle stesse valli in cui Edgar Lee Masters scrisse la sua Antologia di Spoon River.
Hanno discusso con l’autore Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, Francesco Berti Arnoaldi Veli per il Gruppo di Studi “Gente di Gaggio” che ha contribuito con documenti e foto alla realizzazione del volume, e Alberto De Bernardi, professore di storia contemporanea all’Università di Bologna. Erano presenti Marisa Vannini, presidente dell’associazione degli emiliano-romagnoli di Caracas, Marta Murotti e Luisa Babini del comitato esecutivo della Consulta e Fausto Desalvo, già rappresentante delle Università dell’Emilia-Romagna nella Consulta.
Ardeni ha spiegato di essere riuscito a ricostruire le vicende, i viaggi e la biografia di quasi 5mila persone e 500 famiglie emigrate da dieci comuni della montagna bolognese e modenese per andare a lavorare nelle miniere di carbone del Midwest. “La caratteristica dell’emigrazione – ha detto Ardeni – è quella di essere un’esperienza di povertà che tutti vogliono rimuovere. Per questo si sa poco dell’immigrazione di ritorno: quel 30-40 per cento che è tornato, spesso povero com’era partito e incapace di reintegrarsi, non parla volentieri della sua vicenda”.
Silvia Bartolini
ha ricordato che
“L’emigrazione è stata una rottura storica, ma anche un gesto collettivo di liberazione”, ha spiegato Francesco Berti Arnoaldi, e “una trasfusione di sangue che ha mutato in operai industrializzati milioni di contadini”.
“Del processo
di costruzione dell’Italia sono stati protagonisti anche i milioni di migranti
– ha concluso Alberto De Bernardi – ma questo è apparso poco nelle celebrazioni
del 150° anniversario, e c’è da chiedersi se questi italiani all’estero siano
o non siano un pezzo d’Italia. Io credo di sì: il nostro è un paese che ha distribuito
italianità nel mondo, e una così ampia presenza di cultura e identità nazionale
è una risorsa per l’Italia”. (Emiliano romagnoli nel mondo/