CAMERA DEI DEPUTATI
In risposta ad un’interrogazione presentata dai deputati
Pd Garavini, Bucchino, Fedi e Porta
Il sottosegretario Alfredo Mantica sulla riorganizzazione
delle rete degli Istituti Italiani di Cultura all’estero
“L’aggiornamento della rete non costituisce
un suo depotenziamento, ma piuttosto un rilancio della nostra attività di promozione
culturale”
ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha risposto nei giorni scorsi ad un’interrogazione presentata dai deputati Pd eletti all’estero Laura Garavini (ripartizione Europa), Gino Bucchino (America settentrionale e centrale), Marco Fedi (Africa, Asia, Oceania e Antartide) e Fabio Porta (America meridionale) in merito al piano di riorganizzazione delle rete degli Istituti Italiani di Cultura all’estero.
Una riorganizzazione che per gli esponenti democratici si traduce “in un nuovo sostanziale depotenziamento della rete”, si legge nel testo dell’interrogazione, che si sofferma in particolare sulle criticità conseguenti alla chiusura in particolare degli IIC di Grenoble e Innsbruck e del servizio culturale presente nella sede consolare di Lille, la cui annunciata chiusura ha anch’essa suscitato numerose manifestazioni di protesta nell’ambito della collettività italiana residente in loco.
Per gli esponenti democratici questi provvedimenti segnerebbero “un’insostenibile defezione nella rappresentanza e nella promozione della cultura italiana in aree territoriali che vantano un alto valore strategico e una considerevole presenza di connazionali”. Al Mae i deputati chiedono pertanto se non si intenda riconsiderare tali chiusure, insieme a quella riguardante il Consolato di Lille.
Per
Mantica il piano di riorganizzazione degli IIC è “il risultato di una riflessione avviata dall’amministrazione
a seguito della riforma del Mae, al fine di garantire il sostegno e la valorizzazione
dell’Italia all’estero - si legge nel testo della risposta, - attribuendo
particolare importanza alla promozione culturale quale volano per la nostra
economia”.
Alla base del progetto di riordino vi
sarebbero quindi “una più razionale distribuzione delle risorse” e l’adeguamento
delle attività degli IIC “alle nuove esigenze di politica estera garantendo
- prosegue il sottosegretario, - nonostante risorse umane e finanziarie decrescenti,
la nostra presenza nelle aree di interesse prioritario”. “Lungi dal costituire
un suo depotenziamento, l’aggiornamento della rete si configura piuttosto come
un rilancio della nostra attività di promozione culturale – afferma Mantica,
citando quali strumenti più idonei all’obiettivo: “l’ottimizzazione e la valorizzazione
delle risorse disponibili, anche in termini di miglioramento dell’efficienza
funzionale degli IIC e della sostenibilità della rete stessa; l’adozione di
strategie combinate di interventi, che consentano una più stretta interazione
con gli altri attori della promozione culturale e linguistica all’estero, come
lettorati, dipartimenti di italianistica, addetti scientifici, comitati della
Dante Alighieri, missioni archeologiche”.
Menzionate anche le modalità utili a garantire un uso più efficiente delle risorse disponibili, poste alla base dell’aggiornamento della rete: “la rimodulazione della presenza degli IIC in Europa (Francia e Germania) e Stati Uniti, - segnala Mantica - attraverso limitate chiusure e l’istituzione di «poli culturali» (IIC e relative sezioni); la ridefinizione dello status di alcuni Istituti, al fine di liberare risorse da impiegare nell’attivazione di nuove sedi in aree prioritarie (India e Cina); la valutazione di modalità per consentire la nostra presenza culturale in aree in cui non operano IIC (Territori palestinesi, Giordania, Vietnam, Caucaso) tramite invio addetti dell’area culturale presso rappresentanze diplomatico/consolari; l’interazione con gli altri attori del Sistema Paese (ICE, Enit, Camere di commercio, etc.) nell’esercizio dell’attività di promozione culturale e nell’identificazione di possibili sinergie logistico/funzionali; l’attuazione di un maggiore coordinamento degli IIC operanti nella stessa area geografica”.
In questo quadro sono da leggersi gli interventi annunciati in merito alle sedi di Grenoble e Innsbruck, prosegue Mantica, mentre “il caso di Lille rientra in una fattispecie diversa, trattandosi non già di una sezione dell’IIC, ma di un posto funzione di addetto dell’area della promozione culturale presso il Consolato generale”. Il sottosegretario segnala che l’accorpamento di quest’ultimo con il Consolato generale di Parigi è stato calendarizzato al 1° luglio 2011 e “si colloca nel quadro del processo di razionalizzazione della rete consolare”. Un procedimento che non è “dettato esclusivamente da pur importanti esigenze di risparmio, - ribadisce - ma risponde ancor prima alla necessità di rendere più adeguata ai tempi la nostra rete consolare, mantenendo al contempo adeguati livelli di assistenza ai connazionali; in particolare, le risorse recuperate saranno utilizzate anche per rafforzare le sedi riceventi le competenze degli uffici in chiusura”.
“L’accorpamento della sede di Lille con quella di Parigi è apparso realizzabile sia in ragione delle dimensioni relativamente contenute della collettività di Lille, specie quando comparata ad altre realtà – precisa il sottosegretario, - sia alla luce degli ottimi collegamenti fra tale città e Parigi, che in linea di principio non dovrebbero penalizzare eccessivamente l’utenza. In ogni caso, sarà il Consolato generale di Parigi, adeguatamente rinforzato e sotto la supervisione e l’impulso dell’Ambasciata, ad assicurare il collegamento tra il nostro Paese e la collettività di Lille anche in collaborazione con l’IIC di Parigi, per quanto riguarda il campo della promozione culturale, con non minore assiduità rispetto al passato”. Mantica segnala ancora come “la possibile istituzione a Lille di un ufficio consolare onorario, subordinata all’individuazione di una personalità idonea all’assunzione dell’incarico, potrà garantire la permanenza in loco di una presenza istituzionale italiana”.
“E’ priorità dell’amministrazione che le risorse umane
e finanziarie ottenute attraverso il piano di razionalizzazione vengano reinvestite
nella rete all’estero - conclude il sottosegretario, - al fine di garantirne
la sostenibilità nel suo insieme”. (