INFORM - N. 120 - 22 giugno 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Raffaele Fantetti (Pdl) su Rapporto Migrantes, quorum referendario, riforma Comites e Cgie

“Velocizzazione i tempi di approvazione alla Camera del disegno di legge sugli organi di rappresentanza per arrivare al più presto al rinnovo dei Comites”

 

ROMA – Mentre la maggioranza è ancora alle prese con le fibrillazioni del dopo referendum l’attività parlamentare prosegue portando avanti, fra gli altri, i provvedimenti di stretto interesse per gli italiani all’estero. Infatti la Camera dovrà discutere la proposta di legge di modifica, già approvata dal Senato, degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. Dopo le polemiche che hanno accompagnato il voto referendario dei nostri connazionali nel mondo appare inoltre più vicina un’eventuale riforma tecnica del voto all’estero. Per fare il punto su queste tematiche abbiamo raccolto, al margine della presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2011 svoltasi ieri a Roma, alcune valutazione del senatore Raffaele Fantetti del Pdl, eletto nella ripartizione Europa.

Anche quest’anno la Fondazione Migrantes fotografa con il suo Rapporto la situazione e le varie realtà dei nostri connazionali nel mondo. Cosa ci può dire su questo certosino lavoro di ricerca?  

Il Rapporto rappresenta una pietra fondamentale per noi operatori del settore sia in termini di dati, che di approfondimenti. Io lo leggo con piacere da quando hanno cominciato a pubblicarlo ed ho anche segnalato la volontà di collaborare in qualche modo alla sua stesura, in particolare per quanto riguarda le tematiche dell’emigrazione professionale. Su quest’ultima realtà, che è l’unico aspetto dinamico dell’emigrazione e quindi va ulteriormente approfondito, noi facciamo considerazioni da tanti anni, e adesso è un dato acquisito da tutti.

Presto anche alla Camera dei Deputati prenderà il via il dibattito sulla riforma dei Comites e del Cgie già approvata in prima lettura dal Senato. Cosa pensa dell’iter e dei contenuti del disegno di legge?

Abbiamo lavorato molto su questa riforma. La proposta di legge si basa in particolare sul testo presentato da un esponente dell’opposizione, il senatore Micheloni, che il relatore Tofani ha fatto suo. Il governo con il sottosegretario Mantica ha seguito sin dall’inizio l’iter del provvedimento. Il mio contributo, a parte alcuni passaggi tecnici, è stato finalizzato alla velocizzazione dei tempi di approvazione, perché la priorità è quella di arrivare in tempi brevi al rinnovo dei Comites che da troppo languono in una situazione di stallo. Non è giusto, non è democratico. Quindi alcuni angoli della proposta sono stati spuntati in modo tale da giungere rapidamente all’approvazione della riforma e spero che anche alla Camera questo principio passi, evitando rallentamenti che ritardino ulteriormente il via libera al disegno di legge. Noi vorremmo andare al rinnovo dei Comites entro la primavera del prossimo anno. So che al momento vi sono discussioni in atto con i responsabili dei partiti alla Camera, spero però che “sua maestà il bicameralismo”, come dicono alcuni colleghi, non sia troppo d’ostacolo a questo risultato. Per quanto riguarda invece il Cgie abbiamo cercato di dare nuova linfa a questo istituto introducendo il criterio della selezione democratica e togliendo, anche se questo ci ha procurato alcune critiche dall’interno, i consiglieri di nomina governativa. Noi però pensiamo che il criterio della selezione democratica e quindi della rappresentatività di chi va a sedere nel Cgie sia la cosa più importante. Speriamo inoltre che l’apporto dei responsabili delle Regioni, che hanno singolarmente un loro budget, una loro attività e una loro responsabilità nei confronti degli italiani all’estero, possa essere più proficuo di quanto è avvenuto in passato.

Durante la recente tornata referendaria si è più volte parlato e polemizzato sulla necessità di una riforma, perlomeno tecnica, del voto all’estero. Qual è la sua opinione in proposito?

Io ritengo gravissimo che per questioni di politica nazionale, ovvero il raggiungimento del quorum per il referendum, qualcuno ufficialmente abbia messo in dubbio il conteggio del voto all’estero nel medesimo quorum. E quando dico qualcuno mi riferisco ai responsabili del Partito democratico e dell’Italia dei Valori. Dico questo perché sono partiti che hanno una grande attività nei confronti degli italiani all’estero e prendono tanti voti, però non sono riusciti ad impedire che i loro rappresentanti presentassero in Cassazione memorie dirette a non computare il voto all’estero.

Per i referendum hanno votato nel mondo circa 800.000 italiani, ma in questo dato va tenuto conto anche del fatto che molti elettori erano stati invitati ad usufruire dell’opzione del non voto. Quindi mettere in dubbio, per politiche nazionali e argomentazioni partitiche, quella che è una conquista di 4,3 milioni di italiani iscritti all’Aire, è una responsabilità che queste forze politiche si porteranno dietro e di cui dovranno rendere conto agli elettori. (Goffredo Morgia – Inform)       

 


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