ITALIANI ALL’ESTERO
Raffaele Fantetti (Pdl) su Rapporto Migrantes, quorum
referendario, riforma Comites e Cgie
“Velocizzazione i tempi di approvazione alla Camera del
disegno di legge sugli organi di rappresentanza per arrivare al più presto
al rinnovo dei Comites”
ROMA – Mentre
la maggioranza è ancora alle prese con le fibrillazioni del dopo referendum
l’attività parlamentare prosegue portando avanti, fra gli altri, i provvedimenti
di stretto interesse per gli italiani all’estero. Infatti
Anche
quest’anno
Il Rapporto rappresenta una pietra fondamentale per noi operatori del settore sia in termini di dati, che di approfondimenti. Io lo leggo con piacere da quando hanno cominciato a pubblicarlo ed ho anche segnalato la volontà di collaborare in qualche modo alla sua stesura, in particolare per quanto riguarda le tematiche dell’emigrazione professionale. Su quest’ultima realtà, che è l’unico aspetto dinamico dell’emigrazione e quindi va ulteriormente approfondito, noi facciamo considerazioni da tanti anni, e adesso è un dato acquisito da tutti.
Presto
anche alla Camera dei Deputati prenderà il via il dibattito sulla riforma
dei Comites e del Cgie già approvata
in prima lettura dal Senato. Cosa pensa dell’iter e dei contenuti del disegno
di legge?
Abbiamo lavorato
molto su questa riforma. La proposta di legge si basa in particolare sul testo
presentato da un esponente dell’opposizione, il senatore Micheloni, che il relatore Tofani
ha fatto suo. Il governo con il sottosegretario Mantica ha seguito sin dall’inizio
l’iter del provvedimento. Il mio contributo, a parte alcuni passaggi tecnici,
è stato finalizzato alla velocizzazione dei tempi di approvazione, perché
la priorità è quella di arrivare in tempi brevi al rinnovo dei Comites
che da troppo languono in una situazione di stallo. Non è giusto, non è democratico.
Quindi alcuni angoli della proposta sono stati spuntati in modo tale da giungere
rapidamente all’approvazione della riforma e spero che anche alla Camera questo
principio passi, evitando rallentamenti che ritardino ulteriormente il via
libera al disegno di legge. Noi vorremmo andare al rinnovo dei Comites
entro la primavera del prossimo anno. So che al momento vi sono discussioni
in atto con i responsabili dei partiti alla Camera, spero però che “sua maestà
il bicameralismo”, come dicono alcuni colleghi, non sia troppo d’ostacolo
a questo risultato. Per quanto riguarda invece il Cgie
abbiamo cercato di dare nuova linfa a questo istituto introducendo il criterio
della selezione democratica e togliendo, anche se questo ci ha procurato alcune
critiche dall’interno, i consiglieri di nomina governativa. Noi però pensiamo
che il criterio della selezione democratica e quindi della rappresentatività
di chi va a sedere nel Cgie sia la cosa più importante.
Speriamo inoltre che l’apporto dei responsabili delle Regioni, che hanno singolarmente
un loro budget, una loro attività e una loro responsabilità nei confronti
degli italiani all’estero, possa essere più proficuo di quanto è avvenuto
in passato.
Durante
la recente tornata referendaria si è più volte parlato e polemizzato sulla
necessità di una riforma, perlomeno tecnica, del voto all’estero. Qual è la
sua opinione in proposito?
Io ritengo gravissimo che per questioni di politica nazionale, ovvero il raggiungimento del quorum per il referendum, qualcuno ufficialmente abbia messo in dubbio il conteggio del voto all’estero nel medesimo quorum. E quando dico qualcuno mi riferisco ai responsabili del Partito democratico e dell’Italia dei Valori. Dico questo perché sono partiti che hanno una grande attività nei confronti degli italiani all’estero e prendono tanti voti, però non sono riusciti ad impedire che i loro rappresentanti presentassero in Cassazione memorie dirette a non computare il voto all’estero.
Per i referendum
hanno votato nel mondo circa 800.000 italiani, ma in questo dato va tenuto
conto anche del fatto che molti elettori erano stati invitati ad usufruire
dell’opzione del non voto. Quindi mettere in dubbio, per politiche nazionali
e argomentazioni partitiche, quella che è una conquista di 4,3 milioni di
italiani iscritti all’Aire, è una responsabilità che queste forze politiche
si porteranno dietro e di cui dovranno rendere conto agli elettori. (Goffredo
Morgia –