VOTO
ALL’ESTERO
Una riflessione, con proposte, di Dino Nardi (Uim/Cgie)
“Voto per corrispondenza agli iscritti all’Aire a condizione
che ad ogni elezione si registrino all’Anagrafe del Consolato”
ZURIGO
–“Basterebbe modificare l’attuale legge stabilendo che i cittadini italiani
iscritti all’AIRE possano godere del diritto di voto per i referendum e le
elezioni politiche attraverso il voto per corrispondenza unicamente a condizione
che ad ogni elezione (oppure preventivamente ad inizio di ogni anno) chiedano
di registrarsi all’Anagrafe elettorale dell’Ufficio consolare di pertinenza.
Con una soluzione di questo tipo si supererebbero le problematiche sorte in
questi ultimi dieci anni (indirizzi errati, elettori inesistenti, disinteresse
al voto, ecc.) e, con i risparmi così ottenuti, non dovendo più spedire probabilmente
milioni di plichi elettorali, lo Stato si potrebbe permettere perfino di inviare
per raccomandata i plichi elettorali agli elettori che si iscriveranno, di
volta in volta, nelle anagrafi elettorali dei Consolati”. E’ la proposta di
Dino Nardi, coordinatore europeo della Uim e consigliere CGIE della Svizzera, che coglie l’occasione
della recente tornata referendaria per una riflessione sul voto all’estero.
“Tutti
noi che, anche all’estero, seguiamo le vicende politiche italiane siamo stati
testimoni – commenta Nardi - delle roventi polemiche, vecchie e nuove, emerse
sul voto all’estero in occasione dei recenti referendum. Polemiche legate,
soprattutto, al rischio che non si raggiungesse il quorum proprio per la scarsa
partecipazione al voto da parte degli elettori nella Circoscrizione Estero.
Meno male che ciò non è accaduto e così ogni polemica è poi svanita nel nulla,
altrimenti ne avremmo viste, lette ed ascoltate delle belle”.
Nardi
ricorda che “il problema del quorum aggravato dagli elettori italiani all’estero
è sempre esistito e non è certalmente sorto con
la così detta Legge Tremaglia”. “Anzi!” dice Nardi spezzando una lancia in
suo favore: “Prima di questa legge innovativa, gli italiani all’estero erano
già elettori che, tuttavia, per esplicitare il loro voto, dovevano ogni volta
rientrare in Italia al loro Comune di iscrizione all’Anagrafe Elettorale.
Pertanto sappiamo bene che erano poche migliaia quelli che lo facevano. Mentre
oggi, con il voto per corrispondenza, sono perlomeno diverse centinaia di
migliaia gli elettori che in tutto il mondo si avvalgono di questo loro diritto,
sia pure con tutte le difficoltà ed i problemi che ben conosciamo e riportati
dai media italiani. Quindi – sottolinea Nardi - a Legge Tremaglia ha
sicuramente reso meno grave il problema del voto degli elettori italiani all’estero
per il raggiungimento del quorum in occasione dei referendum”.
Ciò
premesso Nardi affronta le “critiche vecchie e nuove alla legge Tremaglia”.
Esamina “i problemi che ogni volta emergono con il voto all’estero, purtroppo
in modo ripetitivo senza che trovino soluzione tra una tornata elettorale
e l’altra, e sbandierati ai quattro venti dai soliti e noti personaggi che
da sempre sono stati e restano aspramente critici nei confronti della Legge
Tremaglia conquistata nel 2001 dagli emigrati italiani dopo decenni e decenni
di lotte e probabilmente ottenuta con diversi lustri di ritardo rispetto alle
attese, ma comunque sempre attuale e necessaria se è vero, come è vero, che
annualmente continuano ad emigrare per lavoro dall’Italia più di cinquantamila
giovani”.
Da
un lato “si lamenta il perdurare di un forte disallineamento tra l’Anagrafe
elettorale (gestita dal Ministero dell’Interno) e l’Anagrafe consolare (gestita
dal Ministero degli Affari Esteri) con la conseguenza che nel mondo, anche
in occasione dei recenti referendum, vi sono state centinaia di migliaia di
persone che non hanno ricevuto le schede elettorali ed altre centinaia di
migliaia di schede che sono tornate indietro ai consolati poiché i destinatari
erano inesistenti (a fine 2010 il disallineamento riguardava complessivamente
ben 943.989 nominativi!)”
Dall’altro
lato “si lamentano le disfunzioni operative di gran parte degli Uffici consolari
italiani irraggiungibili telefonicamente e con orari di apertura al pubblico
inadatti ed insufficienti. Senza, poi, dimenticarci le presunte furbate, lecite e meno lecite, di cui spesso si ha notizia
e che riguarderebbero traffici di plichi elettorali, in occasione di elezioni
politiche con i vari candidati interessati al voto di preferenza!”
“Ma
siamo veramente sicuri – chiede Nardi - che il disallineamento dei dati si
possa risolvere con una maggiore e migliore interazione tra le due Anagrafi
(MIN/MAE) finora invano perseguita nonostante il contributo di internet? Non
sarebbe meglio – dice - essere onesti con noi stessi e riconoscere che non
c’è internet che tenga sapendo benissimo: a) che molti nostri emigrati quando
trasferiscono la residenza, per negligenza o per non perdere tempo, non sempre
informano il loro consolato di riferimento del cambio di indirizzo; b) che
molti emigrati non risultano iscritti all’AIRE per interessi convergenti con
le rispettive Amministrazioni comunali in quanto loro evitano di dover altrimenti
pagare l’ICI sull’abitazione posseduta ed il Comune, avendo un maggior numero
di cittadini stabilmente residenti, si avvantaggia di posti di lavoro e finanziamenti
regionali. Ma siamo veramente sicuri che le disfunzioni nella gestione e distribuzione
dei plichi elettorali da parte degli Uffici consolari siano facilmente risolvibili,
con il degrado in cui versa oggi la rete diplomatico-consolare a causa delle
ricorrenti ristrutturazioni subite negli ultimi anni, degli ingenti tagli
alle spese di gestione ed al personale ormai ridotto, in tante sedi, al di
sotto della soglia di guardia? Un degrado che, già in condizioni normali,
causa grandi problemi nell’erogazione dei servizi richiesti dagli utenti,
figuriamoci quando si sovrappongono impegni di lavoro straordinari come la
gestione di un evento elettorale. Con i tempi grami che sta vivendo finanziariamente
lo Stato Italiano ed i campanelli d’allarme delle Agenzie internazionali di
rating, si può onestamente credere che il MAE, nei prossimi anni, possa avere
maggiori risorse di uomini e di mezzi per funzionare meglio anche nella gestione
dei plichi elettorali? Ma siamo veramente sicuri che il problema del presunto
traffico dei plichi elettorali (e la segretezza del voto) possa risolversi
sostituendo il voto per corrispondenza con le cabine nei consolati? quando
sappiamo benissimo l’impraticabilità di una simile soluzione, considerato
che gli italiani all’estero sono sparpagliati in ogni angolo del mondo anche
lontanissimi da un Ufficio consolare? Perché gli elettori italiani non dovrebbero
avvalersi (meritarsi?) del voto per corrispondenza già in uso da anni in molti
altri Paesi e senza che ciò sia fonte di polemiche?”
Il
vero problema secondo Nardi: “Le criticità emerse finora sul voto all’estero
e fonte di polemiche, a mio avviso, sono in gran parte la conseguenza
della legge italiana sulla trasmissione della cittadinanza ed dell’automatismo
esistente, ovviamente, tra l’essere cittadino italiano ed aver diritto di
voto. Quindi nel fatto che, oggi, nel mondo, per via della trasmissione della
cittadinanza italiana attraverso lo “Jus sanguinis”, abbiamo oltre 4 milioni di cittadini italiani
dei quali ben 3'300'496 elettori. Gran parte di loro, discendenti di emigrati
e con doppia cittadinanza, di italiano spesso hanno solo l’origine: non ne
conoscono la lingua e non seguono neppure l’attualità sociale, economica e
politica dell’Italia. Pertanto è ovvio che difficilmente questi cittadini
italiani ed elettori (il cui numero, peraltro, è destinato a crescere sempre
di più) possono essere interessati ad avvalersi del loro diritto di voto in
Italia se non, magari, su sollecitazione di questo o quel candidato in occasione
delle elezioni politiche. Per cui il plico elettorale destinato a questi disinteressati
elettori, nella migliore delle ipotesi, verrà gettato via (una delle cause
della bassissima partecipazione) o, nella peggiore, sarà invece oggetto di
regalia a chi dovesse richiederlo!”
La
soluzione? “Come fare allora per superare questi problemi senza gettar via
il bambino con l’acqua sporca, ovvero lasciare comunque il diritto di potersi
esprimere con il voto per corrispondenza a tutti quegli italiani all’estero,
soprattutto di prima generazione (vecchia e nuova), che sono invece interessatissimi
a quanto accade in Italia e con la quale, magari, mantengono stretti legami
affettivi ed economici? A mio modesto parere basterebbe modificare l’attuale
legge stabilendo che i cittadini italiani iscritti all’AIRE possano godere
del diritto di voto per i referendum e le elezioni politiche attraverso il
voto per corrispondenza unicamente a condizione che ad ogni elezione (oppure
preventivamente ad inizio di ogni anno) chiedano di registrarsi all’Anagrafe
elettorale dell’Ufficio consolare di pertinenza. Con una soluzione di questo
tipo si supererebbero le problematiche sorte in questi ultimi dieci anni (indirizzi
errati, elettori inesistenti, disinteresse al voto, ecc.) e, con i risparmi
così ottenuti, non dovendo più spedire probabilmente milioni di plichi elettorali,
lo Stato si potrebbe permettere perfino di inviare per raccomandata i plichi
elettorali agli elettori che si iscriveranno, di volta in volta, nelle anagrafi
elettorali dei Consolati. Si ridurrà drasticamente la base elettorale nella
Circoscrizione Estero? Quasi sicuramente, ma dove sta il problema? Questa
mi sembrerebbe una soluzione semplice e di buon senso e forse proprio per
questo non soddisferà i più, sia dentro che fuori del Parlamento italiano!”
“Chi
ha tempo non aspetti tempo”, avverte Nardi. “In ogni caso va evitato assolutamente,
come si è fatto in questi dieci anni, di dimenticare le polemiche sul voto
all’estero che puntualmente scoppiano ad ogni tornata elettorale, per ultimo
nei recenti referendum, salvo poi ritrovarsele tali e quali alla successiva
votazione. Come recita un vecchio adagio “chi ha tempo non aspetti tempo”
e quindi la riforma della legge sul voto all’estero (459/2001) è un’urgenza
assoluta (altro che la riforma dei Comites e del
Cgie!) e va discussa ed approvata al più presto
dal parlamento italiano per correggere le criticità emerse nella sua applicazione.
Se ciò non accadesse – conclude Dino Nardi - sarà meglio che, quantomeno,
i politici ed i parlamentari della maggioranza di centrodestra, in primis,
tacciano tutti alla prossima (2013?) scadenza elettorale!”(