ITALIANI
ALL’ESTERO
Presentata oggi a Roma la sesta edizione del Rapporto
Italiani nel Mondo
ROMA – E’ dedicata ai 150 anni di Unità nazionale la
sesta edizione del Rapporto Italiani nel Mondo 2011 presentato stamani a Roma
della Fondazione Migrantes, analisi che attesta
ancora una volta l’attualità dell’emigrazione italiana all’estero e ne fornisce
un quadro complessivo e diversificato, mettendone in luce il contributo all’interno
dei 150 anni di storia nazionale italiana.
A coordinare l’incontro, introdotto da un video presentato
da Stefano De Martis, direttore delle News di Tv2000,
Franco Pittau, referente scientifico di Caritas/Migrantes
che ha sottolineato l’importanza di restituire un’immagine dell’emigrazione
italiana il più possibile fedele alla realtà dei fatti.
A Delfina Licata, capo redattore del Rapporto, è stato
affidato come di consueto il compito di illustrare gli elementi più significativi
di quest’ultima edizione. “L’obiettivo è far luce su di un argomento un po’
dimenticato, specie da quando l’Italia è divenuta principalmente terra di
immigrazione. Ciò non deve però oscurare l’importate realtà dei connazionali
stabilmente residenti all’estero – ha detto Delfina Licata, ricordando gli
oltre 4 milioni di italiani iscritti all’Aire (4.115.235) nel 2011. Sono
Il filo conduttore dell’emigrazione italiana all’estero
resta il lavoro, argomento su cui si è soffermato anche Piergiorgio Sciacqua,
co-presidente del Centro Europeo sulle Questioni dei Lavoratori (Eza) che ha segnalato quali prioritari obiettivi dell’attività
del Centro “la sicurezza sociale del lavoro e la realizzazione di una nuovo
modello di società europea, basato su un nuovo tipo di occupazione, caratterizzato
dal terziario, in particolare, e da forme di mobilità complesse”. “Occorre
lavorare per valorizzare l’aspetto culturale e identitario delle persone, perché la cittadinanza europea
deve essere costruita senza tralasciare le proprie radici – ha affermato Sciacqua,
ribadendo l’importanza di un investimento formativo e scolastico capace di
coinvolgere tutti i lavoratori in ambito europeo.
Sulla realtà dell’emigrazione trentina si è soffermato
Alberto Tafner, presidente dell’associazione Trentini
nel mondo, che ha ricordato le vicende che hanno caratterizzato l’esodo dalla
Regione lungo i 150 anni di Unità nazionale. Tafner
ha richiamato in particolare l’importanza delle legge per il riconoscimento
della cittadinanza italiana ai discendenti di emigrati dai territori dell’ex
impero austro-ungarico. “L’esperienza migratoria può aiutarci ad accogliere
in modo più consapevole gli immigrati che oggi giungono da noi – ha detto
Tafner, – ma anche dare nuovo slancio e contribuire al recupero
di una spinta innovatrice da parte dei cittadini italiani e delle giovani
generazioni, per il cambiamento del nostro Paese”.
Marilina Armellin, capo ufficio IV
della Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie
del Mae, ha ricordato l’impegno speso nei confronti
dei minori in casi controversi di affidamento familiare, in seguito alla separazione
di coniugi di diversa nazionalità. “Aspetti problematici della mobilità che
il ministero non sottovaluta e che, nel caso specifico, intende prevenire,
- ha detto Armellin, - con iniziative come la pubblicazione
di una Guida sui minori contesti che può suggerire anche ai non addetti ai
lavori le azioni o gli strumenti di tutela in materia, previsti dall’ordinamento
italiano e dalle convenzioni internazionali”.
Il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, ha ribadito nelle conclusioni
come “l’emigrazione italiana all’estero resti un fattore importante e attuale”,
connotata anche da una nutrita presenza giovanile e da esperienze di vita
e di lavoro altamente formative a livello sia professionale che umano. Dall’altro
lato ha segnalato un “deficit nella politica relativa all’emigrazione italiana”,
definendola “pendolare”, ossia caratterizzata da “una mancanza di equilibrio”,
che si manifesta in particolare nell’immediatezza dei periodi elettorali,
come le discussioni relative al voto all’estero in occasione del Referendum
hanno dimostrato. “Non è immaginabile che sul diritto di voto degli italiani
all’estero si faccia un passo indietro - ha detto mons. Perego, - perché sarebbe
devastante nelle sue conseguenze, mentre è auspicabile che si entri nel merito
degli aspetti concreti, che si pongono a livello tecnico-organizzativo”.
Il direttore della Fondazione Migrantes
ha poi ricordato gli aspetti di sacrificio e di fatica che hanno caratterizzato
i 150 anni di emigrazione italiana all’estero: “Da tutto questo dobbiamo trarre
una lezione non solo per la nostra vita personale ma anche per il nostro Paese.
Per rinnovare l’Italia di oggi, dobbiamo appropriarci dello slancio degli
emigrati, noi e specialmente le nuove generazioni, facendo riferimento al
loro impegno e anche agli stimoli che possono venire dai paesi nei quali si
sono insediati. Noi che siamo diventati un grande paese di immigrazione ma
che nel passato siamo stati stranieri in Europa e in altri continenti,
molte volte maltrattati e altre volte accolti di buon grado - ha concluso
mons. Perego, - avremmo tutto l’interesse a riflettere su quei Paesi che hanno
incarnato politiche aperte alla convivenza multiculturale e che su di essa
hanno costruito la loro prosperità, favorendo un inserimento proficuo dei
nuovi arrivati”.
Ha concluso la presentazione del Rapporto, la lettura
da parte di mons. Perego del messaggio del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano inviato per l’occasione (vedi