INFORM - N. 119 - 21 giugno 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Presentata oggi a Roma la sesta edizione del Rapporto Italiani nel Mondo

La Fondazione Migrantes mette in luce l’attualità dell’emigrazione italiana all’estero e il suo contributo ai 150 anni di storia nazionale. Mons. Perego: “L’impegno degli emigrati e gli stimoli che possono venire dai Paesi nei quali si sono insediati devono divenire lezione per la nostra vita personale e per l’Italia intera”

 

ROMA – E’ dedicata ai 150 anni di Unità nazionale la sesta edizione del Rapporto Italiani nel Mondo 2011 presentato stamani a Roma della Fondazione Migrantes, analisi che attesta ancora una volta l’attualità dell’emigrazione italiana all’estero e ne fornisce un quadro complessivo e diversificato, mettendone in luce il contributo all’interno dei 150 anni di storia nazionale italiana.

A coordinare l’incontro, introdotto da un video presentato da Stefano De Martis, direttore delle News di Tv2000, Franco Pittau, referente scientifico di Caritas/Migrantes che ha sottolineato l’importanza di restituire un’immagine dell’emigrazione italiana il più possibile fedele alla realtà dei fatti.

A Delfina Licata, capo redattore del Rapporto, è stato affidato come di consueto il compito di illustrare gli elementi più significativi di quest’ultima edizione. “L’obiettivo è far luce su di un argomento un po’ dimenticato, specie da quando l’Italia è divenuta principalmente terra di immigrazione. Ciò non deve però oscurare l’importate realtà dei connazionali stabilmente residenti all’estero – ha detto Delfina Licata, ricordando gli oltre 4 milioni di italiani iscritti all’Aire (4.115.235) nel 2011. Sono 80.000 in più rispetto al 2010, residenti per la maggior parte nei Paesi di insediamento tradizionale: Argentina e Brasile per l’America meridionale, negli Stati Uniti e in Germania, Svizzera e Francia, soprattutto, per l’area europea. La maggior parte di essi provengono dalle Regioni del sud Italia. Tra le novità segnalate, l’aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, la crescita del protagonismo femminile in emigrazione, una maggior presenza della fascia d’età compresa tra i 20 e i 48 anni tra gli italiani all’estero, di celibi e nubili, un aumento degli iscritti all’Aire residenti all’estero da più di 5 anni, delle nascite e dei minorenni. Diminuisce invece la presenza delle fasce d’età più avanzate. “Il desiderio di emigrare è molto presente nelle nuove generazioni, per via della precarietà del lavoro – afferma Delfina Licata, segnalando la forte presenza di iscritti italiani nelle università straniere (circa 42.000 nell’anno accademico 2008/2009), specie in Paesi come Spagna, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, piuttosto che in quelli dove la loro presenza era tradizionalmente più robusta (Germania o Belgio). Anche i 20.000 studenti erasmus preferiscono Paesi come la Spagna, la Francia, la Gran Bretagna, privilegiando la familiarità linguistica nella scelta delle sedi di destinazione. Ci sono poi circa 4.200 studenti delle scuole superiori che decidono di fare un periodo di studio all’estero (anche in Paesi come India, Cina e Russia). Il Rapporto si sofferma inoltre sui dati che riguardano il turismo, segnalando l’esistenza di frequenti “viaggi della memoria” compiuti da italiani all’estero nei luoghi di origine o, viceversa, da italiani che visitano parenti e amici nelle città più toccate dalla presenza italiana nel mondo. Un approfondimento viene dedicato anche all’analisi degli spostamenti compiuti per lavoro e alla presenza dei cooperanti italiani all’estero: circa 6000, specie in Africa e America latina. Il Rapporto include anche excursus sulla presenza italiana in Paesi come Finlandia ed Ecuador, su personaggi molto noti all’estero, sul modo in canzoni, poesie e film hanno trattato temi come l’emigrazione.

Il filo conduttore dell’emigrazione italiana all’estero resta il lavoro, argomento su cui si è soffermato anche Piergiorgio Sciacqua, co-presidente del Centro Europeo sulle Questioni dei Lavoratori (Eza) che ha segnalato quali prioritari obiettivi dell’attività del Centro “la sicurezza sociale del lavoro e la realizzazione di una nuovo modello di società europea, basato su un nuovo tipo di occupazione, caratterizzato dal terziario, in particolare, e da forme di mobilità complesse”. “Occorre lavorare per valorizzare l’aspetto culturale e identitario delle persone, perché la cittadinanza europea deve essere costruita senza tralasciare le proprie radici – ha affermato Sciacqua, ribadendo l’importanza di un investimento formativo e scolastico capace di coinvolgere tutti i lavoratori in ambito europeo.

Sulla realtà dell’emigrazione trentina si è soffermato Alberto Tafner, presidente dell’associazione Trentini nel mondo, che ha ricordato le vicende che hanno caratterizzato l’esodo dalla Regione lungo i 150 anni di Unità nazionale. Tafner ha richiamato in particolare l’importanza delle legge per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti di emigrati dai territori dell’ex impero austro-ungarico. “L’esperienza migratoria può aiutarci ad accogliere in modo più consapevole gli immigrati che oggi giungono da noi – ha detto Tafner, – ma anche dare nuovo slancio e contribuire al recupero di una spinta innovatrice da parte dei cittadini italiani e delle giovani generazioni, per il cambiamento del nostro Paese”.

Marilina Armellin, capo ufficio IV della Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Mae, ha ricordato l’impegno speso nei confronti dei minori in casi controversi di affidamento familiare, in seguito alla separazione di coniugi di diversa nazionalità. “Aspetti problematici della mobilità che il ministero non sottovaluta e che, nel caso specifico, intende prevenire, - ha detto Armellin, - con iniziative come la pubblicazione di una Guida sui minori contesti che può suggerire anche ai non addetti ai lavori le azioni o gli strumenti di tutela in materia, previsti dall’ordinamento italiano e dalle convenzioni internazionali”.

Il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, ha ribadito nelle conclusioni come “l’emigrazione italiana all’estero resti un fattore importante e attuale”, connotata anche da una nutrita presenza giovanile e da esperienze di vita e di lavoro altamente formative a livello sia professionale che umano. Dall’altro lato ha segnalato un “deficit nella politica relativa all’emigrazione italiana”, definendola “pendolare”, ossia caratterizzata da “una mancanza di equilibrio”, che si manifesta in particolare nell’immediatezza dei periodi elettorali, come le discussioni relative al voto all’estero in occasione del Referendum hanno dimostrato. “Non è immaginabile che sul diritto di voto degli italiani all’estero si faccia un passo indietro - ha detto mons. Perego, - perché sarebbe devastante nelle sue conseguenze, mentre è auspicabile che si entri nel merito degli aspetti concreti, che si pongono a livello tecnico-organizzativo”.

Il direttore della Fondazione Migrantes ha poi ricordato gli aspetti di sacrificio e di fatica che hanno caratterizzato i 150 anni di emigrazione italiana all’estero: “Da tutto questo dobbiamo trarre una lezione non solo per la nostra vita personale ma anche per il nostro Paese. Per rinnovare l’Italia di oggi, dobbiamo appropriarci dello slancio degli emigrati, noi e specialmente le nuove generazioni, facendo riferimento al loro impegno e anche agli stimoli che possono venire dai paesi nei quali si sono insediati. Noi che siamo diventati un grande paese di immigrazione ma che nel passato siamo stati stranieri in Europa e in altri continenti, molte volte maltrattati e altre volte accolti di buon grado - ha concluso mons. Perego, - avremmo tutto l’interesse a riflettere su quei Paesi che hanno incarnato politiche aperte alla convivenza multiculturale e che su di essa hanno costruito la loro prosperità, favorendo un inserimento proficuo dei nuovi arrivati”.

Ha concluso la presentazione del Rapporto, la lettura da parte di mons. Perego del messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inviato per l’occasione (vedi Inform di oggi: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n11901.htm). (Viviana Pansa – Inform)

 


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