ITALIANI ALL’ESTERO
Porta (Pd) sulla sentenza del Tar relativa ai tempi di
attesa per il riconoscimento della cittadinanza italiana al Consolato di San
Paolo
“La pubblica amministrazione, anche all’estero, deve
applicare in tempi certi la legge”
ROMA – “Un importantissimo riferimento e precedente giurisprudenziale in materia”: così Fabio Porta, deputato eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale, definisce la sentenza del TAR del Lazio, con la quale viene accolto il ricorso di una cittadina brasiliana di origine italiana contro il Consolato di San Paolo a causa dei tempi lunghi di attesa affrontati per la legalizzazione dei documenti relativi al riconoscimento della cittadinanza ius sanguinis.
Porta segnala che la lungaggine dei tempi di attesa, che lede i diritti degli italo-discendenti richiedenti il riconoscimento della loro cittadinanza italiana, viene segnalata da anni e “costituisce una vera e propria macchia nel rapporto tra il nostro Paese e l’altra Italia che vive nel mondo”.
Per l’esponente democratico dunque “la sentenza recepisce in qualche modo non soltanto il ricorso presentato dall’interessata, ma anni di denunce politiche, di interrogazioni parlamentari, di documenti presentati alle varie istanze, compreso una sottoscrizione firmata da migliaia di cittadini che nel 2007 fu presentata dal sistema Comites e Cgie del Brasile al ministero degli Esteri”.
“A quella richiesta ci fu una prima parziale risposta con l’approvazione dell’operazione task force, approvata dal governo Prodi, con lo scopo di azzerare l’arretrato di domande di cittadinanza in Sudamerica - precisa Porta, aggiungendo però come i tagli alle politiche per gli italiani all’estero attuati dal governo Berlusconi facciano pensare ad “una certa insofferenza” dell’attuale governo nei confronti degli italo-discendenti nel mondo. L’operazione ha così raggiunto “in minima parte i suoi obiettivi, le file sono continuate e insieme a loro la frustrazione di quanti continuano a credere che in Italia sia ancora in vigore la cittadinanza ius sanguinis – spiega Porta, definendo quest’ultimo un diritto “vigente sulla carta ma, per migliaia di italo-discendenti, lontano dall’essere esigibile”.
Per l’esponente democratico la sentenza rappresenta quindi “uno sprone, anche dal punto di vista legislativo, e un punto di non-ritorno: nessun Paese civile può permettersi di avere un quadro di norme e diritti civili che poi non è in grado di rispettare”.
Porta
annuncia infine che presenterà una specifica proposta di legge per l’istituzione
all’estero della figura del “difensore civico”, “istanza – spiega - alla quale
ricorrere in caso di abusi e inadempienze da parte della nostra pubblica amministrazione”.
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