LIBIA
Frattini, lavoriamo per una soluzione politica
“Per la partecipazione dell'Italia ai bombardamenti
in Libia c'è il limite di settembre, fissato dalla Nato, ma credo che al di
là dei bombardamenti una soluzione si debba trovare molto prima”
ROMA - "
Per la partecipazione dell'Italia ai bombardamenti in Libia "c'è un limite molto chiaro: il limite di settembre, fissato dalla Nato, ma credo che al di là dei bombardamenti una soluzione si debba trovare molto prima di settembre. Dobbiamo lavorare molto duro per avere una soluzione politica", ha precisato Frattini, ricordando la conferenza prevista in Italia questa settimana che rappresenterà "una grande opportunità di discutere di pace".
L’auspicio dell’Italia – ha ricordato il ministro – è che i fondi congelati a Gheddafi e agli uomini del suo clan, attraverso le sanzioni internazionali, dovrebbero essere usati come "garanzia" per consentire prestiti al Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt). "Il Comitato sanzioni dell'Onu ha bisogno di più tempo per scongelare gli asset", ha spiegato il ministro. "L'Italia ritiene che si possano considerare gli asset come una garanzia, quindi non scongelarli, ma consentire dei prestiti".
"La comunità internazionale sta cercando di convincere in tutti i modi Gheddafi a lasciare il potere, ma sfortunatamente finora Gheddafi non ha risposto a questo appello e continua a macchiarsi di crimini orrendi, come gli stupri di massa", ha aggiunto. Quanto al problema immigrazione, Frattini ha sottolineato che anche se l'Italia smettesse di partecipare ai bombardamenti in Libia, il flusso di immigrati libici verso le coste italiane non si fermerà. "Noi siamo comunque in prima fila. L’Italia è il primo porto di destinazione di tutti quelli che se ne vanno dalla Libia, che vengono anzitutto da noi", ha detto Frattini. Ma chi arriva - è stato chiesto - sono immigrati o rifugiati? "Ci sono molti rifugiati che vanno accolti, ma anche molti migranti economici. Bisogna fare una distinzione. Ci sono paesi tradizionalmente di provenienza dei rifugiati (come l'Eritrea o il Sudan). Ma se qualcuno viene da un paese del centro Africa dove non ci sono problemi è un migrante economico", ha risposto Frattini.
A proposito delle
missioni italiane all’estero, il ministro ha detto che esse ‘’sono certamente
utili e devono essere affrontate in un quadro di collaborazione internazionale:
non ci sono né ritiri unilaterali ma neppure status quo a tempo indeterminato.
Abbiamo già avviato una revisione graduale e concordata di alcune missioni,
nei Balcani ad esempio, e nel Libano - ha ricordato Frattini -. "Ma si
tratta di iniziative che noi concordiamo con gli alleati, le Nazioni Unite e