FONDAZIONE MIGRANTES
Mons. Perego: “I Cie non tutelano le persone”
“Questi Centri sono un luogo di grande
conflittualità, di violenza, di autolesionismo”
ROMA - “Allungare
i tempi di trattenimento dei Cie, che non sono un luogo dove le persone vengono
tutelate, significa esasperare maggiormente la situazione”. E’ il parere di
mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, che commenta
il decreto, approvato ieri dal governo, con cui si prolungano i tempi di trattenimento
degli immigrati irregolari nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione)
da
“Il problema vero non sono tanto i tempi quanto il luogo di trattenimento - precisa -. Sappiamo che i Cie sono un luogo di grande conflittualità, di violenza, di autolesionismo, perché la persona non è tutelata. Inoltre nei Cie non c’è nessun progetto, mancano percorsi che possano portare ad un discorso lavorativo, scolastico e di tutela più generale. E’ una forma di carcerazione che non aiuta assolutamente la promozione della persona”.
A questo punto, prosegue mons. Perego, “si pone il problema di una normativa europea più attenta ad una mobilità più ampia e differente rispetto a quanto considerato dalle leggi. Bisognerebbe rileggere questo strumento perché possa essere adattato alle migrazioni irregolari, ai tempi del rimpatrio, alla tutela delle persone che non hanno un titolo di soggiorno”.
In altri Paesi, fa notare, “i tempi sono inferiori, prima del pacchetto-sicurezza anche i nostri tempi erano inferiori ai sei mesi”. L’allungamento, a suo avviso, “è indice di incapacità politica di affrontare il problema delle migrazioni. Sono tempi morti che non garantiscono una risoluzione del caso. Bisognerebbe invece riflettere sui rimpatri assistiti, che l’UE ha molto sollecitato ma che l’Italia non ha ancora normato, insieme al tema della protezione umanitaria, alla protezione sussidiaria”.
Il 7 aprile del
2010,
La visita al Cie aveva fatto emergere molti interrogativi su quale politica, ma anche quale azione culturale sui temi dell’accoglienza, dell’integrazione e dei rimpatri. Al tempo stesso, era ritornato l’interrogativo su quale ‘accompagnamento’ costruire, ai sensi della legge sull’immigrazione, per chi ritorna in patria, non ignorando le condizioni di partenza dal proprio Paese accanto alle condizioni di arrivo nel nostro Paese. Problematiche complesse, che – ricordavano i vescovi - chiedono da una parte la tutela dei diritti delle persone e dall’altra una procedura di protezione sempre più condivisa, alla luce dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, sul piano europeo.
Il presidente
di Migrantes mons. Bruno Schettino, il presidente della Caritas Italiana mons.
Giuseppe Merisi, i vescovi di Agrigento, di Rovigo, di Aderenza, di Porto S.
Rufina, di Lamezia Terme e altri ancora più volte si sono interrogati, dopo
la visita ai Cie, sull’utilità di tali strutture e soprattutto sulle non garanzie
di tutela delle persone. (