LAICI
SCALABRINIANI DI AFRICA ED EUROPA
“Da una politica della ‘paura’ a una primavera dei diritti”
BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) – “Come laici che si rifanno
alle idee ed allo spirito di Scalabrini, un combattente
in difesa dei diritti degli emigrati all’epoca del grande esodo degli italiani,
esprimiamo le nostre perplessità e il nostro disappunto sulle politiche migratorie
europee, in particolare per quanto concerne l’attuale esodo dalla Libia”.
Così, in un comunicato dal titolo “Da una politica della ‘paura’ a una primavera
dei diritti”, l’equipe di coordinamento del Movimento dei laici Scalabriniani
di Africa ed Europa. Che “di fronte agli attuali drammatici eventi migratori
che si stanno consumando nel Mediterraneo” vuole “dare voce alle donne,
agli uomini e ai bambini che per fuggire fame, miseria, guerre e persecuzioni,
decidono di affrontare con coraggio sovrumano un viaggio spesso tragico”.
Nell’area arabo-mediterranea è “in atto uno sconvolgimento
epocale, che è sfuggito alle nostre analisi occidentali e, soprattutto alle
nostre politiche, in particolare quelle legate alle migrazioni” si legge nella
nota. “Per contrastare e bloccare l’immigrazione clandestina ed irregolare
in Europa, si era puntato su regimi monarchico-teocratici o dittatoriali,
ai quali avevamo concesso protezione e mezzi, affinché essi assicurassero
una stabilità, soprattutto nel sud del Mediterraneo. Non avevamo minimamente
considerato le situazioni gravi di sfruttamenti, ingiustizie e mancanza di
partecipazione popolare. Queste dighe fittizie sono saltate ed ora ci ritroviamo
di fronte a fenomeni di fuga, difficilmente controllabili, con decine di migliaia
di fuggiaschi e di disperati, che cadono nelle reti criminali dei ‘sensali
di carne umana’, al di là dei programmi delle istituzioni che si rivelano
inadeguati ed impotenti”.
I laici scalabriniani respingono
“la logica di interessi geopolitici e, soprattutto economici” che ha portato
“alla ‘guerra’ in Libia e alla sua escalation” e fanno osservare che “i disperati
che affrontano la morte nel loro viaggio verso Lampedusa e verso l’Europa
sono, nella quasi totalità, migranti che, ingaggiati come lavoratori in Libia,
provengono dall’Etiopia, Eritrea, Somalia ed all’Africa sub sahariana, ma
anche da alcuni paesi asiatici e nell’attuale situazione di guerra non solo
sono rimasti senza lavoro, ma rischiano di diventare oggetto di persecuzione
e di nuove discriminazioni, in quanto vengono considerati un “prodotto” e,
quindi alleati del precedente regime”.
“Ci troviamo di fronte a numeri consistenti di fuggiaschi
e di richiedenti asilo” sottolineano i laici scalabriniani,
che reputano “l’enfasi martellante sulla ‘invasione’ strumentale ed in buona
parte demagogica, in quanto funzionale ai discorsi di politica interna”. “I
nostri Paesi – fanno osservare i laici scalabriniani
- possono affrontare l’accoglienza e l’inserimento di una quota consistente
di persone, che stanno vivendo una emergenza umanitaria, nonostante il periodo
di crisi”.
I laici scalabriniani sono
anche “convinti che il fallimento della ‘politica europea di sviluppo’, concentrata principalmente negli aiuti per il contrasto
migratorio, deve portare l’Europa ed i Paesi europei, ed in particolare l’Italia,ad
impostare una politica di sviluppo nei confronti dei Paesi del Sud del Mediterraneo,
tendente alla partecipazione popolare, alla costruzione di un “ceto medio”
e ad investimenti in politiche di sviluppo per i giovani”.
Per i laici scalabriniani è
“un impegno fondamentale dare il nostro contributo al risveglio e alla promozione
di una ‘primavera culturale’ della nostra mentalità europea, dominata dalla
paura dell’invasione. Se dobbiamo rispondere alle paure e alle insicurezze
sentite e vissute dalla popolazione, non possiamo – avvertono - fondare una
politica di governance delle migrazioni sulle paure,
ma, nella nostra tradizione culturale europea, sui diritti della persona umana”.(