PENSIONI
ALL’ESTERO
Campagna Inps su accertamento esistenza in vita
Papandrea (Comites Adelaide) sul disagio dei nostri pensionati
in Australia
“Ci sarebbe voluto più rispetto della comunità italiana
all’estero che con il proprio sacrificio ha contribuito alla crescita economica
e sociale dell’Italia”
ADELAIDE – Il presidente del Comites
di Adelaide Vincenzo Papandrea interviene
sulle difficoltà connesse alla campagna dell’Inps per l’accertamento
dell’esistenza in vita incontrate dai pensionati italiani all’estero. Nella
nota Papandrea sottolinea come i nostri pensionati
in Australia, a causa della campagna di accertamento, siano costretti
recarsi, con l’eventuale rischio di pagare anche una commissione, presso gli
sportelli della Western Union per riscuotere la
pensione nel mese di giugno, per chi la riceve mensilmente, e in quello di
luglio per chi la riscuote ogni sei mesi. .
“Poiché si tratta di un accertamento dell’esistenza in
vita – spiega Papandrea che critica aspramente le
modalità scelte dell’Inps per l’espletamento della campagna - i pensionati
devono recarsi presso uno sportello della Western Union
personalmente e muniti di un documento di riconoscimento corrente con la fotografia.
Scelta che per l’Australia risulta infelice e complessa, in quanto l’Australia
non ha mai adottato per legge una carta d’identità, contestata più volte dalla
popolazione per motivi di privacy. Questo significa che chi non è in possesso
di un passaporto corrente o della patente di guida non ha altri documenti
d’identità con la fotografia. E questo è, purtroppo, il caso di molti pensionati
italiani, soprattutto donne. L’unico modo per poter avere un documento con
la foto - prosegue Papandrea – è quello di rivolgersi
ad un ufficio del ‘Motor Veicle Registration’, per farsi fare una ‘Proof
of Age’, ma anche qui
serve fornire documentazione idonea, quali la cittadinanza in originale, in
mancanza di questo un certificato di residenza non facilmente ottenibile (il
tutto naturalmente a proprie spese che possono anche essere superiori all’ammontare
della pensione stessa). Per poi ritrovarsi con una carta d’identità con il
cognome da sposata e quindi diverso da quello riportato sui documenti della
pensione italiana (quello di nascita). Ancora più complessa risulta
essere la situazione dei pensionati che per motivi di salute sono impossibilitati
a recarsi personalmente a riscuotere la pensione, molti risiedono in case
di riposo, e molti altri soffrono di malattie mentali. Per quest’ultimi si
può ricorrere ad un certificato di esistenza in vita, anche questa risulta
essere un’operazione complessa in quanto non è sufficiente il certificato
medico attestante l’esistenza in vita”.
“In questa trovata geniale dell’Inps – precisa Papandrea dopo aver ribadito il problema del possibile
pagamento della commissione a carico dei pensionati italiani - non si è tenuto
conto delle diverse realtà degli italiani all’estero che cambiano da Paese
in Paese. Non si è tenuto conto della dignità dei pensionati all’estero e
non si è tenuto conto che esistono organismi locali in grado di garantire
la veridicità delle informazioni, tra cui quella dell’Esistenza in Vita. Si
sarebbe potuto fare un’operazione di scambio d’informazioni con il Centrelink, in virtù dell’Accordo di Sicurezza Sociale. Si
sarebbe potuto usare il Giudice di Pace, così com’era stato fatto fino ad
adesso. In ogni caso si sarebbe potuto e dovuto avere più rispetto della gloriosa
comunità italiana all’estero che con il proprio sacrificio ha contribuito
alla crescita economica e sociale dell’Italia”.
Secondo Papandrea, che si chiede
come si possano prendere tali iniziative senza conoscere la realtà dei nostri
connazionali, “questa operazione dell’Inps non tiene conto della situazione
degli anziani e calpesta la dignità dei pensionati.. grazie a questa
strategia – conclude il presidente del Comites -
la comunità italiana in Australia sta vivendo un momento di stress drammatico,
che coinvolge i figli, i patronati, i consolati e gli uffici australiani interessati”.
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