INFORM - N. 116 - 16 giugno 2011


CAMERA DEI DEPUTATI

Approvata in Commissione Esteri la risoluzione Narducci sulla tutela dei lavoratori frontalieri nella Repubblica di San Marino

 

ROMA - La Commissione Esteri della Camera ha approvato ieri, una nuova formulazione, la mozione del vice presidente Franco Narducci, eletto per il Pd nella ripartizione Europa, sulla tutela dei lavoratori frontalieri nella Repubblica di San Marino. La risoluzione, come ha precisato lo stesso Narducci, ha la finalità di sollecitare il Governo italiano a compiere i passi necessari presso quello sanmarinese per risolvere l'inaccettabile discriminazione a cui sono stati sottoposti i cittadini italiani che lavorano a San Marino. Il tema del peggioramento delle condizioni salariali e della loro disuguaglianza - ha detto - non può essere disatteso, anche alla luce del decisivo apporto che i lavoratori transfrontalieri danno all'economia di San Marino e delle regioni limitrofe.

Il Governo - ha assicurato da parte sua il sottosegretario alle Finanze Bruno Cesario - è già impegnato a ricercare tutte le possibili soluzioni necessarie per la tutela dei lavoratori frontalieri italiani occupati a San Marino. Dal punto di vista tecnico, il Dipartimento delle finanze ha tuttavia rappresentato che l'eventuale discriminazione tra i lavoratori verificatasi a seguito dell'introduzione delle misure di carattere fiscale da parte della Repubblica di San Marino non potrà essere oggetto di rilievi da parte di organismi internazionali o comunitari quali, ad esempio, la Commissione europea, in quanto San Marino non fa parte dell'Unione europea.

La questione del trattamento fiscale dei frontalieri è stata evocata nel corso dei colloqui avvenuti lo scorso 8 marzo, tra il ministro degli esteri Frattini ed il segretario di Stato sanmarinese Antonella Mularoni. Da parte italiana è stato sottolineato che le nuove disposizioni della legge finanziaria sanmarinese rischiano di produrre un pesante aggravio fiscale a danno dei nostri lavoratori frontalieri. Naturalmente, il ministero degli Esteri continuerà a fornire la massima collaborazione al ministero dell'Economia e delle Finanze al fine di garantire nel modo più efficace la tutela dei lavoratori italiani occupati nella Repubblica di San Marino. In conclusione, manifesta il consenso del Governo al testo della risoluzione in titolo ed in particolare al contenuto del dispositivo.

Massimo Vannucci (Pd) ha proposto di integrare il dispositivo della risoluzione, introducendo la previsione di tenere costantemente informato il Parlamento degli sviluppi del caso, e Narducci ha concordato con la proposta del collega, riformulando pertanto in tal senso il testo della risoluzione.

La Commissione ha quindi approvato la risoluzione nel nuovo testo, che qui di seguito pubblichiamo, e su cui il sottosegretario Cesario ha espresso il  consenso del Governo.

La III Commissione, premesso che:

la Repubblica di San Marino vive una crisi finanziaria ed economica senza precedenti, che si sta aggravando, con una conseguente perdita di posti di lavoro: 900 in meno nel 2010, di cui 400 italiani frontalieri, 150 licenziamenti nel 2011 in 66 aziende;la riorganizzazione del sistema finanziario secondo i parametri dell'OCSE, nel quadro della lotta ai «paradisi fiscali», ha prodotto evidentemente un riallineamento della finanza pubblica sanmarinese, che a fine anno prevede un passivo di 300 milioni di euro;per far fronte alla crisi economica, il Governo di San Marino ha varato, in dicembre 2010, una finanziaria di tagli e misure di risanamento che per la copertura parziale del succitato deficit prevede entrate pari a 12 milioni di euro derivanti da una tassazione supplementare, ovvero dalla mancata detrazione del 9 per cento (con un prelievo che varia da cento a quattrocento euro mensili) applicata solo sulle buste paga dei lavoratori frontalieri italiani, che sono oltre 6 mila, in maggioranza residenti nelle province di Rimini, Pesaro e Forlì; tale tassa, che suscita profonde perplessità sul piano del principio di non discriminazione, determina un peggioramento delle condizioni salariali dei lavoratori frontalieri italiani occupati a San Marino, crea un'ingiustificata sperequazione tra colleghi che svolgono le stesse mansioni non garantendo quindi la parità di trattamento, delle tutele e dei diritti. Il tema dell'uguaglianza dei trattamenti sui luoghi di lavoro è un elemento fondamentale e la sua mancata applicazione viene percepita dai frontalieri italiani come una vera e propria discriminazione che li classifica come lavoratori di serie B; inoltre, la mancata detrazione si somma al mancato aggiornamento della franchigia detraibile dal reddito tassabile, stabilita dalla legge finanziaria italiana in favore dei frontalieri, franchigia ferma da otto anni a 8.000 euro; la tassa supplementare sui frontalieri ha provocato la ferma protesta dei lavoratori frontalieri italiani che hanno segnalato il loro stato di disagio al Presidente della Repubblica, al Governo e al Parlamento; il Consiglio sindacale interregionale (CSIR) San Marino-Emilia Romagna-Marche ha sollevato l'eccezione di incostituzionalità della norma dell'articolo 56 della legge finanziaria scorsa, inoltrando ricorso al collegio dei garanti di San Marino, l'equivalente della nostra Corte costituzionale. Tale organo ha tuttavia rigettato il ricorso confermando la costituzionalità della tassazione supplementare a carico dei frontalieri;occorre intervenire affinché non vengano permesse discriminazioni verso i lavoratori italiani, peraltro in contrasto con le norme internazionali,

impegna il Governo: ad assumere gli atti formali più opportuni verso la Repubblica di San Marino al fine di ripristinare la tutela dei lavoratori frontalieri italiani ivi occupati;a tenere costantemente informato il Parlamento degli sviluppi del caso. (Narducci, Vannucci, Marchioni).

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