CAMERA DEI DEPUTATI
Approvata in Commissione Esteri la risoluzione Narducci sulla tutela dei lavoratori frontalieri nella Repubblica
di San Marino
ROMA - La Commissione Esteri della
Camera ha approvato ieri, una nuova formulazione, la mozione del vice presidente
Franco Narducci, eletto per il Pd nella ripartizione
Europa, sulla tutela dei lavoratori frontalieri nella Repubblica di San Marino.
La risoluzione, come ha precisato lo stesso Narducci,
ha la finalità di sollecitare il Governo italiano a compiere i passi necessari
presso quello sanmarinese per risolvere l'inaccettabile discriminazione a cui
sono stati sottoposti i cittadini italiani che lavorano a San Marino. Il tema
del peggioramento delle condizioni salariali e della loro disuguaglianza - ha
detto - non può essere disatteso, anche alla luce del decisivo apporto che i
lavoratori transfrontalieri danno all'economia di San Marino e delle regioni
limitrofe.
Il Governo - ha assicurato da parte
sua il sottosegretario alle Finanze Bruno Cesario
- è già impegnato a ricercare tutte le possibili soluzioni necessarie per la
tutela dei lavoratori frontalieri italiani occupati a San Marino. Dal punto
di vista tecnico, il Dipartimento delle finanze ha tuttavia rappresentato che
l'eventuale discriminazione tra i lavoratori verificatasi a seguito dell'introduzione
delle misure di carattere fiscale da parte della Repubblica di San Marino non
potrà essere oggetto di rilievi da parte di organismi internazionali o comunitari
quali, ad esempio, la Commissione europea, in quanto San Marino non fa parte
dell'Unione europea.
La questione del trattamento fiscale
dei frontalieri è stata evocata nel corso dei colloqui avvenuti lo scorso 8
marzo, tra il ministro degli esteri Frattini ed il segretario di Stato sanmarinese
Antonella Mularoni. Da parte italiana è stato sottolineato
che le nuove disposizioni della legge finanziaria sanmarinese rischiano di produrre
un pesante aggravio fiscale a danno dei nostri lavoratori frontalieri. Naturalmente,
il ministero degli Esteri continuerà a fornire la massima collaborazione al
ministero dell'Economia e delle Finanze al fine di garantire nel modo più efficace
la tutela dei lavoratori italiani occupati nella Repubblica di San Marino. In
conclusione, manifesta il consenso del Governo al testo della risoluzione in
titolo ed in particolare al contenuto del dispositivo.
Massimo Vannucci (Pd) ha proposto di integrare il
dispositivo della risoluzione, introducendo la previsione di tenere costantemente
informato il Parlamento degli sviluppi del caso, e Narducci ha concordato con la proposta del collega, riformulando
pertanto in tal senso il testo della risoluzione.
La Commissione ha quindi approvato
la risoluzione nel nuovo testo, che qui di seguito pubblichiamo, e su cui il
sottosegretario Cesario ha espresso il consenso
del Governo.
La III Commissione, premesso che:
la Repubblica di San Marino vive una
crisi finanziaria ed economica senza precedenti, che si sta aggravando, con
una conseguente perdita di posti di lavoro: 900 in meno nel 2010, di cui 400
italiani frontalieri, 150 licenziamenti nel 2011 in 66 aziende;la riorganizzazione
del sistema finanziario secondo i parametri dell'OCSE, nel quadro della lotta
ai «paradisi fiscali», ha prodotto evidentemente un riallineamento della finanza
pubblica sanmarinese, che a fine anno prevede un passivo di 300 milioni di euro;per
far fronte alla crisi economica, il Governo di San Marino ha varato, in dicembre
2010, una finanziaria di tagli e misure di risanamento che per la copertura
parziale del succitato deficit prevede entrate pari a 12 milioni di euro derivanti
da una tassazione supplementare, ovvero dalla mancata detrazione del 9 per cento
(con un prelievo che varia da cento a quattrocento euro mensili) applicata solo
sulle buste paga dei lavoratori frontalieri italiani, che sono oltre 6 mila,
in maggioranza residenti nelle province di Rimini, Pesaro e Forlì; tale tassa,
che suscita profonde perplessità sul piano del principio di non discriminazione,
determina un peggioramento delle condizioni salariali dei lavoratori frontalieri
italiani occupati a San Marino, crea un'ingiustificata sperequazione tra colleghi
che svolgono le stesse mansioni non garantendo quindi la parità di trattamento,
delle tutele e dei diritti. Il tema dell'uguaglianza dei trattamenti sui luoghi
di lavoro è un elemento fondamentale e la sua mancata applicazione viene percepita
dai frontalieri italiani come una vera e propria discriminazione che li classifica
come lavoratori di serie B; inoltre, la mancata detrazione si somma al mancato
aggiornamento della franchigia detraibile dal reddito tassabile, stabilita dalla
legge finanziaria italiana in favore dei frontalieri, franchigia ferma da otto
anni a 8.000 euro; la tassa supplementare sui frontalieri ha provocato la ferma
protesta dei lavoratori frontalieri italiani che hanno segnalato il loro stato
di disagio al Presidente della Repubblica, al Governo e al Parlamento; il Consiglio
sindacale interregionale (CSIR) San Marino-Emilia
Romagna-Marche ha sollevato l'eccezione di incostituzionalità
della norma dell'articolo 56 della legge finanziaria scorsa, inoltrando ricorso
al collegio dei garanti di San Marino, l'equivalente della nostra Corte costituzionale.
Tale organo ha tuttavia rigettato il ricorso confermando la costituzionalità
della tassazione supplementare a carico dei frontalieri;occorre intervenire
affinché non vengano permesse discriminazioni verso i lavoratori italiani, peraltro
in contrasto con le norme internazionali,
impegna il Governo: ad assumere gli atti formali più
opportuni verso la Repubblica di San Marino al fine di ripristinare la tutela
dei lavoratori frontalieri italiani ivi occupati;a tenere costantemente informato
il Parlamento degli sviluppi del caso. (Narducci,
Vannucci, Marchioni).
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