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Alla presentazione della 30esima edizione del Meeting
di Rimini per l’amicizia dei popoli
Frattini: “L'Italia deve svolgere nel Mediterraneo un
ruolo politico ma soprattutto morale”
“Indispensabile riflettere sul principio di ingerenza
umanitaria”
ROMA - “L'Italia ha da svolgere nel
Mediterraneo un ruolo politico ma soprattutto un ruolo morale”. Così il ministro
degli Esteri Franco Frattini alla presentazione, a Palazzo Borromeo sede dell’ambasciata
d’Italia presso la Santa Sede, della trentesima edizione del Meeting per l’amicizia
fra i popoli che avrà luogo a Rimini dal 21 al 27 agosto prossimo; tema di quest’anno:
“E l’esistenza diventa una immensa certezza”.
“In passato - ha spiegato Frattini
- abbiamo pensato che nel Medio Oriente fosse nostro interesse strategico privilegiare
la stabilità dei governi rispetto ai pilastri della nostra storia e cioè democrazia,
uguaglianza e diritti. Ma tutto ciò è venuto a cadere perché la stabilità dei
regimi autoritari era fragilissima. E governi che apparivano stabilissimi sono
caduti in una settimana. E' successo in Tunisia ed Egitto e sta accadendo in
Siria. Non è ancora accaduto in Libia per la natura sanguinaria del regime di
Gheddafi e l'enorme quantità di denaro di cui dispone”.
Frattini ha precisato che “lavoreremo
con questi Paesi in fase di transizione verso la democrazia, ma saremo attenti
nell'evitare che il vento positivo della democrazia possa essere aspirato da
estremisti pronti ad imporre un nuovo totalitarismo”.
A questa “leadership morale” l'Italia
deve essere pronta da subito. “Credo - ha osservato il ministro - che se fossimo
in ritardo di un solo minuto rispetto alle proteste di piazza Tahrir o a quelle dei ragazzi di Algeri, avremmo perso definitivamente
come Europa la credibilità per essere interlocutori di quel mondo, e non basterebbe
più un piano Marshall o fare degli investimenti nella Regione”.
Nell'ambito di una riflessione più
generale, Frattini - anche alla luce della missione internazionale in corso
in Libia - ha definito “necessario, indispensabile riflettere sul principio
di ingerenza umanitaria” sancito dalle Nazioni Unite. Un principio, che “va
ripensato ponendo maggiore enfasi sulla prevenzione delle crisi, piuttosto che
su un'azione che finisce con l'essere solo militare”.