INFORM - N. 115 - 15 giugno 2011


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” l’editoriale del direttore Marco Basti

Il nostro voto, da determinante a inesistente

 

BUENOS AIRES - Il referendum-terremoto di domenica e lunedì ci ha ridato notorietà per pochi giorni, o poche ore, per ributtarci subito nell’oblio dopo che è stato raggiunto il quorum dagli elettori residenti in Italia.

La valenza politica che questi quattro referendum abrogativi hanno acquisito dopo il voto alle amministrative di fine maggio, con la sconfitta dei candidati della coalizione di governo, ha portato a puntare i riflettori sul voto degli italiani all’estero.

Infatti, agli inizi della scorsa settimana, si è cominciato a parlare dell’influenza che avrebbe potuto avere il voto degli italiani all’estero, nel raggiungimento o meno del quorum del 50 per cento più uno degli elettori abilitati a votare, in Italia e all’estero, necessario per considerare valido il risultato della consultazione. Come si ricorderà, l’alleanza di governo aveva deciso di puntare sull’astensione, mentre tra le opposizioni, inizialmente divise sul da farsi, dopo il successo alle comunali, si verificava un ricompattamento, sulla decisione di promuovere la partecipazione degli elettori, chiedendo quasi unanimemente quattro sì ad altrettanti quesiti referendari.

Ragion per cui, il raggiungimento o meno del quorum, diventava fondamentale per vincere la battaglia contro Berlusconi e Bossi e per questo motivo si tornava a guardare agli elettori residenti fuori d’Italia.

Nell’altra Italia, infatti, c’è una riserva di oltre tre milioni di voti che, se da una parte fanno gola a molti, dall’altra, visto che siamo un oggetto quasi misterioso e sconosciuto - perché né i politici, né le istituzioni, né la cultura sembrano veramente interessati a noi e alle nostre vicende - ci guardano con apprensione perché ci considerano difficili da etichettare.

Con la decisione della Cassazione di considerare valido il referendum sul nucleare, cambiando però il quesito con il voto all’estero praticamente finito, qualcuno ha chiesto che il nostro voto non venisse preso in considerazione, e quasi tutti si domandavano come esso avrebbe influito.

Quasi tutti i giornali e osservatori politici si buttavano a commentare l’incognita del voto all’estero, aggiungendo quasi sempre un giudizio liquidatorio su questa “anomalia”

Col quorum che in Italia ha superato il 56 per cento, l’ “allarme” è rientrato e solo rimangono le dichiarazioni di quanti, feriti dai risultati o ancora impressionati dalla paura di perdere a causa delle nostre schede propongono di cambiarlo o, addirittura, di abolirlo.

Ma sui giornali e nei commenti, siamo tornati invisibili. Il nostro voto, superata abbondantemente in Italia la soglia del 50 per cento più uno degli elettori, in definitiva non si è rivelato in alcun modo determinante.

Per fortuna è stato così. Altrimenti ci sarebbero stati altri articoli e commenti del tipo di quello scritto domenica scorsa da una delle firme più prestigiose del Corriere della Sera, Pier Luigi Battista, dal titolo più che eloquente: “Il pasticcio degli italiani ‘stranieri’. Dalla sfida di Tremaglia al caso Pallaro”, con tutti i pregiudizi e le inesattezze che negli anni hanno ripetuto molti commentatori delle principali testate italiane, senza degnarsi a verificare la realtà.

Naturalmente nell’edizione di ieri, a scrutinio quasi concluso, sul quotidiano milanese non c’è traccia dei risultati dei referendum tra gli italiani all’estero (c’è solo una lettera, tra gli interventi e repliche, con precisazioni sull’argomento, del responsabile per gli italiani all’estero del Pd Eugenio Marino), almeno nell’edizione ridotta - in ogni senso - che si stampa a Buenos Aires. A dimostrazione di quanta importanza abbiamo gli italiani all’estero, per i media italiani.  (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

 


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