INFORM - N. 114 - 14 giugno 2011
REFERENDUM E ITALIANI ALL’ESTERO
Una
lettera al Corriere della Sera
Eugenio Marino (Pd): “I cittadini italiani
all'estero hanno il diritto di voto fin dal 1948 e, quindi, sono sempre stati
conteggiati ai fini del quorum”
ROMA - “E’ vero
che domenica esisteva il rischio che l'esito del referendum si complicasse per
colpa del Governo e del suo maldestro tentativo di cambiare, a referendum già
avviato, le norme che si volevano abrogare, con l'effetto di dovere ristampare
le schede sul quesito per il nucleare. Siccome i tempi non hanno consentito
la ristampa anche per l'estero, allora si metteva in discussione la validità
del voto già espresso sulle vecchie schede dai cittadini italiani nel mondo”.
E’ quanto scrive
Eugenio Marino, responsabile nazionale del Pd per gli italiani all’estero, in
una lettera pubblicata oggi dal Corriere della Sera in cui fa riferimento all'articolo
di Pierluigi Battista, apparso sul “Corriere” del 12 giugno, a proposito del
voto degli italiani all'estero.
“Ma se è vero
che esistevano delle preoccupazioni - scrive Marino -, è tuttavia importante
sottolineare che esse non derivavano dalla modifica costituzionale che ha introdotto
la Circoscrizione
estero e il voto per corrispondenza (come spesso si lascia intendere), poiché
i cittadini italiani all'estero hanno il diritto di voto fin dal 1948 e, quindi,
sono sempre stati conteggiati ai fini del quorum. Non hanno mai esercitato in
massa questo diritto per le ovvie difficoltà a recarsi in Italia per votare
e quindi, fino al 2003, è stato più difficile rispetto a oggi raggiungere il
quorum. Gli italiani all'estero hanno cominciato a votare per corrispondenza
dal 2003, in occasione del referendum
sull'art. 18. Certo votarono in pochi, ma pur sempre voti in più rispetto alle
volte precedenti e voti che aiutavano il raggiungimento del quorum. Esattamente
come avviene ora. Ogni voto di italiani all'estero è dunque un voto in più e
un aiuto al quorum rispetto a quanto non sia avvenuto dal 1948 al 2003”.
E’ stato politicamente
errato - conclude Eugenio Marino - sottovalutare questo voto o cercare addirittura
di metterlo sotto accusa e in discussione per abolire la Circoscrizione estero
e la rappresentanza dei 18 parlamentari eletti tra gli italiani all'estero (che
poi è il vero obiettivo dei detrattori del voto per corrispondenza introdotto
nel 2001). Chi va invece messo sotto accusa e in discussione è proprio chi,
dal 2001 a
oggi, pur sapendo perfettamente che questo voto c'è, non ha mai fatto nulla
di concreto per garantirlo e renderlo davvero accessibile a tutti migliorando
l'Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) e aumentando l'informazione
verso i connazionali all'estero, così come chiediamo in tutte le sedi già dal
2001”. (Inform)