INFORM - N. 111 - 9 giugno 2011


SINDACATI

La voce e il ruolo delle donne tunisine nella Rivoluzione dei Gelsomini

Oggi a Roma un incontro con una delegazione di donne del sindacato UGTT di Tunisi, organizzato dalla Uil di Roma e del Lazio

 

ROMA – Un incontro per approfondire il ruolo delle donne nella Rivoluzione dei Gelsomini tunisina si è svolto stamani a Roma presso la Casa Internazionale delle donne.

Ospiti della Uil di Roma e del Lazio Monia Cheikh e Sihem Bousetta, impegnate anche all’interno dell’Unione generale dei lavoratori di Tunisi (UGTT), che hanno raccontato il punto di vista delle donne su passato, presente e futuro del loro Paese.

A salutare i presenti Francesca Koch, della Casa Internazionale delle donne, e Rosella Giangrazi, responsabile del Coordinamento pari opportunità della Uil di Roma e del Lazio, che hanno definito la Rivoluzione tunisina un fatto straordinario, che ha potuto contare sulla partecipazione della società civile, in particolare di molti giovani e donne ansiosi di divenire soggetti di un cambiamento lungamente atteso e preparato. Gingrazi ha infatti ricordato come il sindacato tunisino, con cui la Uil di Roma e del Lazio intrattiene un rapporto di collaborazione da più di vent’anni, abbia svolto un ruolo importante prima e  nel corso delle manifestazioni che hanno costretto alla fuga Ben Alì.

“Si tratta di un cambiamento che coinvolge e dovrà coinvolgere necessariamente anche le donne – ha detto Rosella Gingrazi – e la cui portata politica e culturale non mancherà di avere conseguenze anche in Europa. Non sappiamo ancora dove ci porterà questa trasformazione, ma siamo certi che niente sarà più come prima”.

Per Sihem Bousetta, docente di filosofia alle scuole secondarie di Tunisi, la Rivoluzione ha dimostrato “la maturità del popolo tunisino e inaugurato una nuova stagione in tutto il mondo arabo”. La Tunisia costituiva già un contesto particolare rispetto a quest’ultimo, grazie alle norme del codice di famiglia, in vigore del 1957, che consentivano alla donna di poter divorziare e garantivano anche il diritto allo studio e al lavoro. Le donne partecipano dunque più liberamente alla vita sociale del Paese e “sono consapevoli del ruolo che occorre ancora assumere per fare in modo che le conquiste della rivoluzione non vadano perdute – prosegue Bousetta, precisando come lo stesso sindacato sia impegnato in questi mesi in particolare a organizzare incontri per accrescere questa coscienza e consapevolezza nel mondo femminile, attivo soprattutto nel settore economico privato.

Anche Monia Cheikh, ricercatrice di Fisica all’Università di Tunisi, ha ribadito il ruolo delle donne nella Rivoluzione, “non solo di coloro che vi hanno partecipato scendendo in strada e manifestando, ma anche delle madri che hanno incoraggiato i figli a partecipare, pur essendo consapevoli dei grossi rischi che essi avrebbero corso”. Si è soffermata poi sul ruolo degli intellettuali nel Paese, segnalando come formazione, cultura e capitale umano costituiscano la ricchezza del territorio, dotato meno di altri di risorse naturali. “La Tunisia detiene però numerosi primati in conquiste politiche e sociali che speriamo si concretizzino ora nell’articolazione di una compiuta democrazia – prosegue Monia Cheikh, - che sappia mantenere tutto il meglio della nostra civilizzazione e i valori di apertura, comprensione e collaborazione che ci contraddistinguono”.

Affinché ciò sia possibile, è necessario che le donne, che costituiscono anche la parte più acculturata della popolazione, possano partecipare al percorso di costruzione del nuovo sistema politico che guiderà il Paese: le due sindacaliste annunciano un’equa partecipazione femminile nell’Assemblea costituente che sarà chiamata a scrivere la nuova Carta costituzionale. La Commissione per la realizzazione degli obiettivi della Rivoluzione, insediata dopo l’uscita di scena di Ben Alì, ha infatti assicurato che le liste elettorali che concorreranno per la formazione dell’Assemblea costituente saranno ispirate al principio della pari opportunità tra uomo e donna. Rispetto ad interrogativi emersi invece sui tempi di queste elezioni, le due rappresentanti sindacali hanno chiarito che dovrebbero svolgersi alla fine di ottobre, come previsto da un’apposita Commissione indipendente creata per l’organizzazione della consultazione elettorale. Un tempo definito necessario per consentire a tutti i tunisini, in patria e all’estero, di poter partecipare ad un elezione decisiva per il futuro del Paese.

Molte dunque le aspettative per questa nuova fase all’insegna del cambiamento, tutta da scrivere. Solo un timore sembra offuscare l’entusiasmo delle donne: che la componente più oscurantista e retrograda ancora presente nel Paese possa avere la meglio suoi buoni principi che animano invece i più coraggiosi. Monia Cheikh richiama inoltre l’Europa a non abbandonare il Maghreb nell’emergenza relativa a migranti e profughi. “La solidarietà è fatta di azioni concrete – dice – e non di slogan o dell’attesa di accordi, protocolli o intese politiche sulla questione. Il sostegno alla nostra Rivoluzione avrebbe dovuto essere espresso in modo molto più concreto di quanto non sia stato fatto”.

Ha salutato le delegate tunisine anche Luigi Scardaone, segretario Uil di Roma e Lazio, che ha segnalato il ruolo di stimolo e coraggio ricoperto dalle donne in ogni luogo, specie nei momenti di trasformazione politica e sociale più importanti, mentre Francesco Fatiga, responsabile del dipartimento internazionale della Uil di Roma e del Lazio, ha letto alcuni messaggi pervenuti per l’occasione da parte di sigle sindacali europee.

Infine, Anna Rea, responsabile delle politiche internazionali della Uil, ha rimarcato l’importanza dell’ascolto prestato oggi a queste voci femminili della Rivoluzione, ricordando quanto ancora occorra prestare attenzione a ciò che sta avvenendo nei Paesi arabi, specie da parte delle istituzioni internazionali.

“Ciò che sta avvenendo in Tunisia e negli altri Paesi dell’area è un monito indispensabile per l’Europa – ha concluso Anna Rea – affinché si recuperi l’idea di un’Europa dei popoli, unita dalle politiche di sviluppo che mettono al centro della crescita il lavoro e la dignità dell’uomo. Il Mediterraneo siamo noi e ciò che avviene, anche se non è ancora deciso, è il nostro futuro”. (Viviana Pansa – Inform)

 


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