RASSEGNA STAMPA
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“Il Secolo” di oggi un articolo del sottosegretario agli Affari Esteri
Mantica: “Il Corno d'Africa ha bisogno
dell'Italia (e dell'Europa)”
ROMA - La regione del Corno d'Africa, specialmente nella sua dimensione allargata, sta tornando a rivestire una rilevanza sempre maggiore per la sicurezza internazionale, non solo dell'Africa Orientale, ma di una vasta e strategica regione che si estende dal Mediterraneo all'oceano Indiano, di cui il Mar Rosso ed il Golfo di Aden rappresentano il baricentro. Per indicare l'importanza di quest'area geopolitica basti pensare al fatto che sono ben 20.000 i mercantili che attraversano ogni anno il Golfo di Aden, il 25% dei quali è italiano. Questa regione è da sempre un punto di incontro, ma anche di potenziali conflitti, tra il mondo arabo-musulmano e quello africano. Tra di essi si inserisce anche la residua presenza europea, tuttora significativa non solo per le eredità di stampo coloniale ma anche per i legami che sono sopravvissuti alla decolonizzazione. In questa regione gli effetti della globalizzazione dell'ultimo ventennio non sono stati bilanciati dall'effetto regolatore di statualità efficace ed hanno per lo più accentuato le divisioni ed i conflitti, inserendoli direttamente e senza intermediazione in un sistema internazionale anch'esso privo di contrappesi. Fatta eccezione per l'Etiopia - che nello scorso decennio ha registrato una crescita economica superiore al 10% ed è divenuto un riferimento di stabilità politica per l'Occidente e gli Stati Uniti - molti dei Paesi della regione sono in una stagione di grandi travagli geopolitici e sociali.
Il Corno d'Africa è un mondo che resta legato a noi, non tanto per l'eredità coloniale, quanto piuttosto per la capacità del nostro Paese di sapere capire ed agire in un contesto geopolitico, in cui tendono a prevalere le semplificazioni di un Occidente ideologico, le logiche tribali, le divisioni pseudo-religiose, le logiche assistenzialiste di un modo superato di intendere la cooperazione o quelle dell'emergenza permanente tipiche di alcune organizzazioni internazionali. C'è però bisogno di accendere nel nostro Paese un modo nuovo e differente di guardare all'Africa, fuori dagli stereotipi pericolosi dell'era coloniale ma anche di quelli - forse ugualmente critici - del periodo post-coloniale. La crescente presenza politica ed energetica della Cina ed il successo della sua penetrazione nel Corno d'Africa, e nel continente in generale, rappresentano per l'Occidente, da questo punto di vista, un campanello d'allarme.
Siamo ad un momento cruciale nella storia di questa parte d'Africa in cui l'Italia è chiamata a riscoprire quel ruolo nazionale che abbiamo avuto fino alla fine della guerra fredda e che ora va trasformato in un ruolo guida di un intervento europeo. Un'Europa che purtroppo perde forza ed efficacia già nel mar Mediterraneo e la cui azione nel Corno d'Africa deve sicuramente crescere parallelamente all'aumentare delle sfide che questa regione ci pone. Sfide che, dal terrorismo alla pirateria, al traffico di esseri umani, possono nascere - e divenire endemiche - in questa regione ma i cui effetti devono essere inseriti a pieno titolo nella politica estera e di sicurezza dell'Unione Europea. (Alfredo Mantica, Sottosegretario agli Affari Esteri- Il Secolo dell’8 giugno 2011)