ITALIANI ALL’ESTERO
Marco Fedi (Pd) sulle priorità del Comitato permanente
per gli Italiani nel mondo della Camera
“La riforma della rappresentanza dovrebbe essere affrontata
dopo quella della legge base sulle norme organizzative del voto all’estero”
ROMA - “Governo e maggioranza intendono rilanciare la politica a favore delle comunità italiane nel mondo con una pessima riforma della rappresentanza. Una riforma che dovrebbe comunque essere affrontata dopo la riforma della legge base sulle norme organizzative del voto all’estero, cioè la 459 del 2001. Non sono queste le priorità per gli italiani nel mondo”. Inizia così la nota del deputato del Pd Marco Fedi in cui l’eletto nella ripartizione Africa, Asia , Oceania e Antartide, evidenzia quali dovrebbero essere le tematiche prioritarie del Comitato permanente della Camera sugli Italiani nel Mondo. “Non nel momento – prosegue Fedi - in cui la rete consolare soffre delle conseguenze di tagli e riduzioni di personale. Non quando si procede alla chiusura di consolati o quando si prepara una nuova serie di misure tese a ridimensionare la nostra presenza nel mondo. Non quando si annuncia una manovra economica correttiva di quaranta miliardi di euro con altri possibili tagli al ministero degli Esteri, quindi alla cooperazione e solidarietà internazionale, alla nostra presenza nel mondo, alla politica estera ed ai capitoli di bilancio per le comunità italiane nel mondo. Non quando non sono state messe in cantiere riforme sulla promozione di lingua e cultura nel mondo, ma si sono ridotti gli stanziamenti del 50%. Non quando non sono stati affrontati i temi del riacquisto della cittadinanza o del riconoscimento della cittadinanza per le donne coniugatesi prima dell’entrata in vigore della Costituzione. Non quando si ritarda la soluzione del tema dei diritti sindacali del personale a contratto o non si affronta definitivamente la questione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia. Non quando tutte le questioni attinenti alla sicurezza sociale scompaiono dall’azione del Governo: dalla ratifica di accordi internazionali agli interventi per gli indigenti, dalla soluzione del problema degli indebiti alla migliore articolazione della verifica di esistenza in vita fino ai pagamenti delle pensioni all’estero. Non quando, infine, si continueranno a perpetuare discriminazioni nei confronti degli italiani all’estero, come sull’esclusione dall’esonero ICI per i residenti all’estero”.
“Credo – prosegue
Fedi – che possa essere utile un confronto con il Governo su questi temi prioritari.
Affrontando anche il tema della riforma delle norme che regolano l’esercizio
in loco del diritto di voto, stabilite dalla legge 459 del 2001. Non a caso
si torna a evocare la riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto ora
che è in corso una consultazione referendaria rispetto alla quale abbiamo tutti
delle legittime preoccupazioni. La preoccupazione che il voto degli italiani
all'estero, sul quesito nucleare, da un lato corra il rischio di non essere
riconosciuto valido per via della riformulazione del quesito da parte della
Corte di Cassazione e dall’altro che comunque un’eventuale possibile bassa partecipazione
al voto possa portare al mancato raggiungimento del quorum. Preoccupazioni vere
ma poste male. Innanzitutto gli iscritti AIRE sono conteggiati nel quorum indipendentemente
dalla loro effettiva partecipazione al voto. Ciò significa che anche una bassa
partecipazione al voto è meglio di nessuna partecipazione. Secondariamente perché
davanti ad un Governo ed una maggioranza che creano situazioni gravissime adottando
il nucleare con poco dibattito e norme mascherate, poi votano contro l’accorpamento
del referendum con le elezioni amministrative, poi approvano una moratoria nel
bel mezzo di un referendum popolare sul tema, se in questa grande confusione,
si pensa che la strada maestra possa essere quella di strumentalizzare il risultato
referendario a danno dei residenti all’estero, si commetterebbe un grave errore.
Possiamo e dobbiamo discutere – puntualizza il deputato del Pd - di riformare
la 459 del 2001. Dovremmo farlo anche prima di affrontare il tema della riforma
della rappresentanza. Possiamo discutere anche di riforme costituzionali e di
una diversa impostazione normativa anche della rappresentanza, includendo in
queste riflessioni anche il tema della partecipazione al voto su questioni profondamente
legate alla appartenenza ad un territorio, come avviene per i referendum. La
esclusione dal quorum, oggi, - conclude Fedi - sarebbe invece un brutto segnale
politico ed una pessima soluzione, per una questione che va affrontata in altro
modo e in altri momenti”. (