CAMERA DEI DEPUTATI
Un’interrogazione sui pagamenti delle pensioni maturate
in Brasile ai connazionali rientrati in Italia
Fabio Porta (Pd), insieme ai deputati democratici Lenzi,
Bucchino, Farina, Fedi, Garavini e Narducci, chiede al Mae e al ministero del
Lavoro un intervento per normalizzare il pagamento degli importi
ROMA – Fabio Porta, deputato eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale, segnala di aver inoltrato un’interrogazione a risposta scritta al ministero degli Affari esteri e a quello del Lavoro in cui si sollecita la normalizzazione del pagamento delle pensioni maturate in Brasile da parte di connazionali successivamente rientrati in Italia.
Un’interrogazione, sottoscritta anche dai deputati del Pd Donata Lenzi, Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi, Luara Garavini e Franco Narducci, che riguarda “diverse centinaia di italiani che dopo avere maturato in Brasile con regolari contribuzioni il diritto alla pensione sono tornati in Italia per vivere del frutto del loro lavoro – precisa Porta, segnalando come “il godimento di quello che sembrerebbe un elementare diritto è reso difficile dalla normativa brasiliana sull’esportazione di risorse finanziarie”.
La riscossione delle pensioni maturate in Brasile risulta infatti essere affidata oggi a fiduciari residenti nel Paese, che poi cercano di far arrivare la somma in Italia, o avvenire tramite il Patronato assistenziale degli immigrati italiani, riconosciuto dal governo brasiliano, che gira successivamente gli importi ai beneficiari residenti in Italia.
“Il sistema da tempo si è rivelato farraginoso – si legge nell’interrogazione - e tale da produrre notevoli ritardi nell’effettiva attribuzione delle somme ai beneficiari, sia per la difficoltà dei delegati di provare alle autorità competenti la legittima provenienza delle somme, sia per la periodicità degli adempimenti burocratici da parte dei pensionati, sia per le disfunzioni di cui ha dato prova il suddetto patronato”.
Nel testo si chiede pertanto la ratifica dell’accordo bilaterale di sicurezza sociale Italia-Brasile firmato a Brasilia nel 1995, che “consentirebbe un’organica soluzione di queste situazioni”, permettendo l’esportazione delle prestazioni di sicurezza sociale in ognuno dei Paesi contraenti.
“Tale accordo bilaterale - ha ricordato Porta - pende da oltre quindici anni senza che i rispettivi Parlamenti siano stati ancora chiamati a ratificarlo. In più, nel corso della quarta riunione del Consiglio Italia-Brasile per la cooperazione economica, industriale, finanziaria e per lo sviluppo, svoltasi a Brasilia il 9 novembre 2009, si era profilata la possibilità di una collaborazione tra i due enti previdenziali, il brasiliano INSS e l’INPS, per pagare in Italia le pensioni agli aventi diritto, ma la cosa non ha avuto finora concreti sviluppi. Né ha avuto esito migliore – prosegue l’esponente democratico - il sondaggio fatto dall’ente brasiliano sulla disponibilità di alcuni istituti bancari operanti in Italia a fare da sportelli erogatori, secondo un modello già sperimentato in altri paesi europei”.
“Intanto, per
fare arrivare ai pensionati in Italia somme spesso modeste si deve continuare
con le solite acrobazie, con la conseguenza di andare incontro a difficoltà
e ritardi anche non voluti. Cosa si aspetta, dunque, per intervenire? – si chiede
Porta. - In tempi difficili, come quelli che attraversiamo, capisco che le soluzioni
complicate possano diventare a loro volta difficili. Ma quando bastano la buona
volontà e un po’ di efficienza perché lasciare nel disagio persone che chiedono
solo di veder riconosciuto senza ritardi un loro diritto?” (