INFORM - N. 109 - 7 giugno 2011


MEMORIA

Da “In rete con l'Italia” n. 3/2011

Cuori nel pozzo: quando emigrare può costare la vita

 

ROMA - “Nanni capì che la sua vita sarebbe finita quel giorno. Dentro il pozzo. Nel luogo e nel tempo stabiliti: un luogo e un tempo che non gli appartenevano. Mercoledì 8 febbraio 1956. Ore 11.30. Pozzo Nord du Rieu du Coeur. 25a taglia carbonife­ra. 815 metri dentro le viscere della terra. Una deflagrazione violenta a coprire ogni altro rumore, parola e pensiero sotto una montagna di terra, carbone, sassi e polvere”. Sono questi alcuni passi del commovente romanzo di Roberta Sagrato “Cuori nel pozzo” (Marsilio Editori, 2010), che rievoca le condizioni di vita nella durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio.

Un viaggio senza ritorno

Un viaggio finito tragicamente, quello del protagonista del romanzo, iniziato alla stazione di Padova, dove Nanni era salito su un treno riservato ai “Minatori della Federazione Carbonifera del Belgio”, carico di giovanotti italiani come lui, “poveri e belli, con in mano solo una valigia di cartone piena di sogni, di camicie di tela grezza e pantaloni rattoppati”. Uomini che scendono nel buio delle miniere, lontani dalla propria casa, dove un lavoro faticoso e rischioso li attende ogni giorno; un percorso buio, illuminato dal desiderio di poter tornare presto in patria. Una sciagura, quella di Rieu du Coeur, che è purtroppo una delle tante, nella quale persero la vita otto minatori, di cui sette italiani, fra cui il padre dell’autrice. “Cuori nel pozzo” è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il Paese cercando la propria strada per le vie del mondo. La difficoltà di comunicare, le grandi distanze, hanno talvolta smorza­to gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci, mentre in giro per l’Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi emigranti costruivano la loro nuova vita. Qualcu­no si afferma, tanti altri conducono dignitosamente la loro vita nell’anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un’impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che gli emigranti accettano di fare.

Il ricordo rivive

Nonostante oltre cinquant’anni ci separino dalla nostra esperienza migratoria, durata più di un secolo, il ricordo è ancora vivo e, grazie ad alcuni discendenti della prima generazione di emigrati, si offre talvolta alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia, con una semplicità e un’emozione che rendono più immediata e toccante la conoscenza. “Cuori nel pozzo” è un libro che rappresenta appieno la storia dell’emigrazione italiana, le sue prospettive, i sogni, le ansie e le paure, racchiudendo tematiche preziose per la memoria storica col­lettiva, oltre a costituire un importante strumento culturale in grado di far percepire anche ai più giovani il significato dell’emigrazione italiana nel mondo.

Roberta Sorgato, nata in Belgio da genitori italiani, vive in provincia di Tre­viso, dove insegna. è autrice di diversi romanzi. (In rete con l’Italia*-Inform)

* Bimestrale d'informazione a cura della direzione generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie del Mae

 


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