INFORM - N. 107 - 3 giugno 2011


REFERENDUM E ITALIANI ALL’ESTERO

Andrea Amaro (Cgie) sulla modifica del quesito referendario stabilita dalla Cassazione

“Rispettate il voto degli italiani all’estero”

 

ROMA – “Il governo italiano, nell’ansia di sottrarre agli elettori il diritto di potersi pronunciare sul quesito referendario relativo alla produzione di energia attraverso il nucleare, ha combinato un enorme pasticcio”: Andrea Amaro, responsabile dell’ufficio per gli italiani all’estero della Cgil e vice segretario generale del Cgie, definisce in questo modo la situazione venutasi a creare in seguito al pronunciamento della Cassazione che ha confermato nei giorni scorsi l’ammissibilità del quesito referendario relativo alla costruzione di centrali nucleari in Italia, seppur modificato.

“Con la modifica della legislazione in vigore, approvata con il voto di fiducia dieci giorni fa, il governo aveva tentato di fare saltare il referendum sul nucleare, senza tenere conto delle scadenze elettorali previste dalla legge, e in particolare del fatto che gli italiani all’estero, chiamati ad esprimersi con il voto per corrispondenza, avrebbero ricevuto i documenti elettorali a partire dagli ultimi dieci giorni di maggio con l’obbligo di restituire le schede votate non oltre il 9 giugno, – precisa Amaro, - per essere inoltrate in Italia ed essere scrutinate assieme alle altre”.

“La Corte di Cassazione, che si è pronunciata in tempi ragionevolmente rapidi, ha invece riconosciuto la legittimità del referendum sul nucleare, richiedendo però la riformulazione del quesito che compare sulla scheda – prosegue Amaro, segnalando come tale modifica non risulti però praticabile per i connazionali all’estero, “non soltanto perché una parte di loro ha già votato, ma sopratutto per l’impossibilità di inviare nei tempi previsti nuove schede contenenti la riformulazione del quesito”.

Nel caso dell’intervento legislativo sul nucleare, a ridosso della scadenza referendaria, Amaro ritiene che il governo abbia “ignorato la legislazione del voto all’estero, che prevede tempi e modalità diverse dal voto in Italia. Dov’erano – si chiede - il ministro degli Interni ed il ministro degli Esteri che questa legge conoscono e dovrebbero applicare?”

Alla luce degli eventi, agli italiani all’estero viene ribadito l’invito di “votare 4 sì e rispedire tutte le 4 schede in loro possesso, debitamente votate”.

“Non potremo in ogni caso accettare qualsiasi tentativo di scippare un diritto costituzionale a cittadini italiani che sono pari a tutti gli altri. Va garantito il rispetto del voto espresso dagli italiani all’estero, seguendo la logica della sentenza della Cassazione, di trasposizione del voto al quesito riformulato – conclude Amaro, rimarcando come i diritti di tutti e l’impegno profuso anche all’estero dai comitati per i Referendum non possano essere calpestati. (Inform)

 


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