INFORM - N. 107 - 3 giugno 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Il sottosegretario Mantica parla della riforma dei Comites e del Cgie e dell’istituto referendario all’estero

“Il disegno di legge sulla rappresentanza approvato dal Senato, che non è dell’esecutivo, ridà grande prestigio e forza ai Comites”

 

ROMA – Negli ultimi giorni la macchina parlamentare è tornata ad occuparsi degli italiani all’estero. Il Senato ha infatti detto il primo sì alla riforma dei Comites e del Cgie, mente la Camera ha approvato in via definitiva la  conversione del decreto legge che regolamenta il voto per il referendum dei cittadini temporaneamente all’estero. Alla luce di queste due novità abbiamo rivolto, al margine della presentazione alla Farnesina del francobollo commemorativo degli italiani nel mondo, alcune domande al sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. Si è anche parlato della nuova emissione filatelica dedicata ai nostri connazionali all’estero e delle celebrazioni nel mondo della ricorrenza del due giugno.   

Pochi giorni fa il Senato ha approvato in prima lettura la riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. Un disegno di legge non condiviso dal Cgie che ha innescato numerose polemiche. Quali sono le due valutazioni in proposito?  

Continuo a sostenere che il contrasto duro alla riforma viene da parte dei membri del Cgie  che rappresentano i sindacati e i partiti. Da parte mia credo invece che questa proposta ridia grande prestigio e forza ai Comites. Si scontrano dunque due concezioni e posizioni che in democrazia sono legittime. Io sono convinto che i Comites e i deputati della ripartizione Estero siano gli elementi della rappresentanza dei nostri connazionali nel mondo, con un Cgie di incontro e di verifica con le Regioni, altri invece pensano che il Comites e il Cgie siano rappresentanza ed i parlamentari dei portavoce di questa realtà. Voglio inoltre ricordare che la proposta di riforma non è dell’esecutivo, perché sulla materia non esiste nessun  disegno di legge di iniziativa governativa. Da parte mia ho solo favorito un incontro alla Commissione Esteri del Senato per la creazione di un comitato ristretto che ha lavorato sui testi delle proposte di legge che erano state presentate. E se qualcuno vuol sapere qual è la proposta che ha maggiormente determinato questa riforma, basta che si legga i testi originari per capire che non è della maggioranza il disegno di legge che ha articolato la struttura della riforma.

La Camera dei Deputati ha dato il via libero definitivo alla conversione del decreto legge che regolamenta il voto dei cittadini temporaneamente all’estero per le consultazioni referendarie.  Questo appuntamento elettorale coinvolgerà oltre 4 milioni di connazionali.  Cosa ne pensa?     

Io credo che sia stato un errore portare i referendum all’estero. Nel senso che solitamente i referendum parlano di problemi attinenti la vita del nostro paese ed è abbastanza difficile pensare che uno che vive in luogo sperduto, ad esempio nel Mato Grosso, possa stabilire se l’acqua potabile è di proprietà del comune o del privato, visto che tutto questo appartiene ad una realtà che non conosce. Spesso infatti sui referendum gli stessi italiani nel mondo chiedono ai consolati spiegazioni sui contenuti dei vari quesiti. Sul  primo referendum all’estero, che era quello dell’alta tensione che non doveva più scorrere nei fili dell’Enel, un nostro connazionale, ad esempio residente in Inghilterra, non poteva sapere di cosa si stesse parlando. Io credo dunque che per i referendum all’estero ci voglia  una revisione costituzionale, anche perché, fra l’altro, i 4 milioni e duecento mila italiani nel mondo fanno quorum. Oltre al fatto che in occasione dei  referendum le percentuali del voto all’estero, per i motivi che ho precedentemente illustrato, sono particolarmente basse, dobbiamo poi però fare i conti con la questione dell’incidenza sul quorum. Finora devo dire questo aspetto non è mai stato determinante, ma il caso potrebbe verificarsi.

Dopo il francobollo dell’aprile del 2006, sul primo voto dei cittadini italiani all’estero, le Poste italiane oggi dedicano un’altra emissione filatelica all’emigrazione italiana nel mondo. Cosa ci può dire in proposito?

Il francobollo è un  atto di omaggio per tutti gli italiani nel mondo. Li vogliamo ricordare in occasione della festa della Repubblica del 150° dell’Unità d’Italia. Un  gesto simbolico con cui cerchiamo di reinserire le vicende dell’emigrazione italiana all’interno della storia d’Italia. Spesso infatti si dimentica che gli italiani all’estero fanno parte delle vicissitudini storiche del nostro paese. Per quanto riguarda poi la scelta del quadro raffigurato nel francobollo voglio complimentarmi con l’Ente Poste Italiane che ha concepito e realizzato, su nostra richiesta, questa opera filatelica.

La Festa della Repubblica è molto sentita non solo in Italia, ma anche dalle nostre comunità all’estero. Come si mantiene vivo il senso di questa ricorrenza nel mondo? 

Come da tradizione la ricorrenza del due giugno è festeggiata presso le ambasciate e i consolati della rete italiana all’estero. Quest’anno però, alla luce delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, c’è stato, in linea di massima, un tentativo di dare più efficacia a queste manifestazioni anche attraverso un maggior  coinvolgimento, o magari portando avanti i preparativi nella settimana per arrivare all’appuntamento del due giugno. Insomma qualche cosa di più, direi però che in linea di massima le celebrazioni sono molto tradizionali, anche se spesso questa ricorrenza è più sentita all’estero che in Italia. (Goffredo Morgia-Inform)   

 


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