CAMERA DEI
DEPUTATI
Il dibattito in Aula sulle disposizioni per il voto dei
temporaneamente all’estero
Gli interventi di Narducci
(Pd), Zacchera (Pdl), Di Biagio (Fli)
e Razzi (Ir). In un odg
bipartisan, proposto da Narducci e accolto dal governo,
l’impegno per una regolamentazione organica della disciplina
ROMA – Nel corso della discussione
in Aula del provvedimento relativo alla conversione in legge del decreto-legge
11 aprile 2011, n. 37, recante, tra l’altro, le disposizioni per il voto dei
cittadini temporaneamente all’estero in occasione delle consultazioni referendarie
del 12 e 13 giugno, conclusasi ieri con la sua approvazione da parte della Camera
dei Deputati (vedi Inform del 31 maggio: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n10502.htm),
numerosi interventi hanno evidenziato la necessità di un intervento organico
sulla materia, capace di includere tutta la complessa realtà dei connazionali
temporaneamente all’estero.
Un’esigenza messa in luce in particolare
nell’intervento di Franco Narducci (Pd), eletto nella
ripartizione Europa, che ha segnalato l’impossibilità di operare aggiustamenti
su di un decreto giunto in Aula con grave ritardo (la possibilità di avvalersi
del voto per corrispondenza per i temporaneamente all’estero è subordinata ad
un’opzione da esercitarsi entro il 35° giorno antecedente la data di votazione,
dunque, nel caso del Referendum, l’8 maggio 2011).
A proposito dei soggetti individuati
dal provvedimento quali possibili destinatari dell’opzione, Narducci
ha sottolineato come “ancora una volta con questo decreto-legge non si tiene
conto del fatto che vi è una realtà più complessa, che non riguarda unicamente
i nostri militi e i nostri soldati impegnati in missioni di pace”. “Non sono
temporaneamente all’estero solo i professori, i ricercatori o il personale dell’amministrazione
dello Stato – ha proseguito l’esponente democratico, citando tra i soggetti
che avrebbero dovuto essere inclusi nel decreto legge i “circa 3 mila volontari
e cooperanti impiegati con contratti privati dalle organizzazioni non governative”,
i 450 giovani di età compresa tra i 18 e 28 anni all’estero come volontari del
servizio civile, gli 8 mila tra sacerdoti, suore, religiosi, laici, italiani
residenti temporaneamente all’estero, alle dipendenze di istituti e congregazione
missionarie.
La maggior parte di queste persone
non sono iscritte all’Aire e dovranno rientrare in Italia per votare, “con i
relativi costi, perché i 450 giovani addetti al servizio civile all’estero hanno
diritto al rimborso del viaggio in aereo e dunque – ha precisato Narducci - alla spesa per il mancato election
day (oltre 300 milioni di euro) si deve sommare
anche quest’altro fattore di costo”. L’esponente democratico ha proposto così
un ordine del giorno bipartisan, accolto dal governo, in cui si chiede un impegno
proprio per regolamentare in maniera organica la disciplina dell’esercizio del
diritto di voto per i cittadini temporaneamente all’estero. Il ritardo con il
quale è giunto in Aula il provvedimento non ha consentito infatti l’approvazione
di emendamenti che avrebbero inteso includere questi connazionali all’esercizio
del voto per corrispondenza.
Sui costi della consultazione si è
soffermato anche Marco Zacchera (Pdl), presidente
del Comitato per le questioni degli italiani all’estero della Camera, segnalando
i 700 mila euro di spesa statale connessi all’approvazione del provvedimento.
“In tutto un anno per gli italiani nel mondo a tutti i fini (per l’assistenza,
per far funzionare le strutture e così via) il nostro Paese spende 27 milioni
di euro, una cifra equivalente a quella spesa per la sola organizzazione del
referendum, per cui spendiamo 26 milioni di euro per il voto all’estero – ha
detto Zacchera ricordando il dato citato in proposito dal sottosegretario agli
Affari Esteri Alfredo Mantica. “Forse dobbiamo cominciare a pensare se l’attuale
sistema di voto all’estero, al di là degli inghippi elettorali che sono già
stati citati, abbia o no una logica – egli ha aggiunto, suggerendo l’adozione
di soluzioni come il voto telematico nell’ambito di una rapida riforma che migliori
il sistema elettorale e l’allocazione delle risorse, salvaguardando il diritto
al voto all’estero, “battaglia – ha ricordato - che l’onorevole Tremaglia ha
fatto per decenni in questo Parlamento”. “Se come l’ultima volta per le elezioni
politiche, più o meno imbrogliate, ha votato il 27% degli aventi diritto, ove,
domenica 12, votasse il 10% - calcola il presidente del Comitato per le questioni
degli italiani all’estero, - il voto di quei cittadini italiani ci sarà costato
66 euro a testa”. “I cittadini all’estero non sanno praticamente nulla di queste
Referendum – ha aggiunto Zacchera, richiamando carenze informative sull’argomento
– eppure la percentuale dei votanti all’estero conterà per determinare la percentuale
dei votanti complessivi”.
Aldo Di Biagio, eletto nella ripartizione
Europa oggi iscritto al gruppo parlamentare di “Futuro e Libertà per il Terzo
Polo”, ha riassunto così i due aspetti critici del provvedimento: “la portata
limitata dei fruitori di questo diritto, che non si capisce perché si limita
a tre categorie (militari, funzionari e professori), e il carattere circoscritto
del diritto riconosciuto che, stando alle tendenze del governo, dovrebbe essere
legittimato volta per volta con un decreto d’urgenza”. Egli ha ricordato come
già nelle prime settimane di maggio fosse stato richiesto al governo di poter
rettificare la normativa, senza ottenere risposta, e ribadisce la necessità
di “colmare l’attuale vuoto normativo in materia di esercizio del voto dei cittadini
temporaneamente all’estero, attraverso l’introduzione di questo diritto in un
quadro normativo e sistematico, e che tale diritto venga inevitabilmente riconosciuto
anche ai volontari e al personale delle organizzazioni non governative che svolgono
la loro opera oltre confine”.
Per Antonio Razzi (Iniziativa responsabile)
è invece evidente come “il governo, al di là delle polemiche, si sforzi di trovare
soluzione ai problemi che i cittadini italiani sono chiamati ad affrontare quotidianamente,
in particolare, quando sono costretti a lavorare oltre confine o quando debbono
recarsi in altre nazioni per rendere un servizio al Paese”. Il decreto legge
sarebbe quindi “animato dallo stesso spirito posto alla base della notevole
normativa che ha sancito il diritto di voto degli italiani residenti all’estero”.
Razzi conclude il suo intervento sollecitando il governo ad una “sempre maggiore
attenzione alla realtà dei nostri cittadini nel mondo” e a “continuare nell’azione
riformatrice avviata nel 2008, attuando anche in tempi rapidi il piano per il
Sud, già varato dal Consiglio dei ministri”. (Inform)