INFORM - N. 106 - 1 giugno 2011


CAMERA DEI DEPUTATI

Il dibattito in Aula sulle disposizioni per il voto dei temporaneamente all’estero

Gli interventi di Narducci (Pd), Zacchera (Pdl), Di Biagio (Fli) e Razzi (Ir). In un odg bipartisan, proposto da Narducci e accolto dal governo, l’impegno per una regolamentazione organica della disciplina

 

ROMA – Nel corso della discussione in Aula del provvedimento relativo alla conversione in legge del decreto-legge 11 aprile 2011, n. 37, recante, tra l’altro, le disposizioni per il voto dei cittadini temporaneamente all’estero in occasione delle consultazioni referendarie del 12 e 13 giugno, conclusasi ieri con la sua approvazione da parte della Camera dei Deputati (vedi Inform del 31 maggio: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n10502.htm), numerosi interventi hanno evidenziato la necessità di un intervento organico sulla materia, capace di includere tutta la complessa realtà dei connazionali temporaneamente all’estero.

Un’esigenza messa in luce in particolare nell’intervento di Franco Narducci (Pd), eletto nella ripartizione Europa, che ha segnalato l’impossibilità di operare aggiustamenti su di un decreto giunto in Aula con grave ritardo (la possibilità di avvalersi del voto per corrispondenza per i temporaneamente all’estero è subordinata ad un’opzione da esercitarsi entro il 35° giorno antecedente la data di votazione, dunque, nel caso del Referendum,  l’8 maggio 2011).

A proposito dei soggetti individuati dal provvedimento quali possibili destinatari dell’opzione, Narducci ha sottolineato come “ancora una volta con questo decreto-legge non si tiene conto del fatto che vi è una realtà più complessa, che non riguarda unicamente i nostri militi e i nostri soldati impegnati in missioni di pace”. “Non sono temporaneamente all’estero solo i professori, i ricercatori o il personale dell’amministrazione dello Stato – ha proseguito l’esponente democratico, citando tra i soggetti che avrebbero dovuto essere inclusi nel decreto legge i “circa 3 mila volontari e cooperanti impiegati con contratti privati dalle organizzazioni non governative”, i 450 giovani di età compresa tra i 18 e 28 anni all’estero come volontari del servizio civile, gli 8 mila tra sacerdoti, suore, religiosi, laici, italiani residenti temporaneamente all’estero, alle dipendenze di istituti e congregazione missionarie.

La maggior parte di queste persone non sono iscritte all’Aire e dovranno rientrare in Italia per votare, “con i relativi costi, perché i 450 giovani addetti al servizio civile all’estero hanno diritto al rimborso del viaggio in aereo e dunque – ha precisato Narducci - alla spesa per il mancato election day (oltre 300 milioni di euro) si deve sommare anche quest’altro fattore di costo”. L’esponente democratico ha proposto così un ordine del giorno bipartisan, accolto dal governo, in cui si chiede un impegno proprio per regolamentare in maniera organica la disciplina dell’esercizio del diritto di voto per i cittadini temporaneamente all’estero. Il ritardo con il quale è giunto in Aula il provvedimento non ha consentito infatti l’approvazione di emendamenti che avrebbero inteso includere questi connazionali all’esercizio del voto per corrispondenza.

Sui costi della consultazione si è soffermato anche Marco Zacchera (Pdl), presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero della Camera, segnalando i 700 mila euro di spesa statale connessi all’approvazione del provvedimento. “In  tutto un anno per gli italiani nel mondo a tutti i fini (per l’assistenza, per far funzionare le strutture e così via) il nostro Paese spende 27 milioni di euro, una cifra equivalente a quella spesa per la sola organizzazione del referendum, per cui spendiamo 26 milioni di euro per il voto all’estero – ha detto Zacchera ricordando il dato citato in proposito dal sottosegretario agli Affari Esteri Alfredo Mantica. “Forse dobbiamo cominciare a pensare se l’attuale sistema di voto all’estero, al di là degli inghippi elettorali che sono già stati citati, abbia o no una logica – egli ha aggiunto, suggerendo l’adozione di soluzioni come il voto telematico nell’ambito di una rapida riforma che migliori il sistema elettorale e l’allocazione delle risorse, salvaguardando il diritto al voto all’estero, “battaglia – ha ricordato - che l’onorevole Tremaglia ha fatto per decenni in questo Parlamento”. “Se come l’ultima volta per le elezioni politiche, più o meno imbrogliate, ha votato il 27% degli aventi diritto, ove, domenica 12, votasse il 10% - calcola il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, - il voto di quei cittadini italiani ci sarà costato 66 euro a testa”. “I cittadini all’estero non sanno praticamente nulla di queste Referendum – ha aggiunto Zacchera, richiamando carenze informative sull’argomento – eppure la percentuale dei votanti all’estero conterà per determinare la percentuale dei votanti complessivi”.

Aldo Di Biagio, eletto nella ripartizione Europa oggi iscritto al gruppo parlamentare di “Futuro e Libertà per il Terzo Polo”, ha riassunto così i due aspetti critici del provvedimento: “la portata limitata dei fruitori di questo diritto, che non si capisce perché si limita a tre categorie (militari, funzionari e professori), e il carattere circoscritto del diritto riconosciuto che, stando alle tendenze del governo, dovrebbe essere legittimato volta per volta con un decreto d’urgenza”. Egli ha ricordato come già nelle prime settimane di maggio fosse stato richiesto al governo di poter rettificare la normativa, senza ottenere risposta, e ribadisce la necessità di “colmare l’attuale vuoto normativo in materia di esercizio del voto dei cittadini temporaneamente all’estero, attraverso l’introduzione di questo diritto in un quadro normativo e sistematico, e che tale diritto venga inevitabilmente riconosciuto anche ai volontari e al personale delle organizzazioni non governative che svolgono la loro opera oltre confine”.

Per Antonio Razzi (Iniziativa responsabile) è invece evidente come “il governo, al di là delle polemiche, si sforzi di trovare soluzione ai problemi che i cittadini italiani sono chiamati ad affrontare quotidianamente, in particolare, quando sono costretti a lavorare oltre confine o quando debbono recarsi in altre nazioni per rendere un servizio al Paese”. Il decreto legge sarebbe quindi “animato dallo stesso spirito posto alla base della notevole normativa che ha sancito il diritto di voto degli italiani residenti all’estero”. Razzi conclude il suo intervento sollecitando il governo ad una “sempre maggiore attenzione alla realtà dei nostri cittadini nel mondo” e a “continuare nell’azione riformatrice avviata nel 2008, attuando anche in tempi rapidi il piano per il Sud, già varato dal Consiglio dei ministri”. (Inform)

 


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