STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“
Da Masone a Montevideo cercando una nuova
vita
MONTEVIDEO - Sulle
tracce degli emigranti in Sud America, dei loro antenati e delle loro ramificazioni.
Quello compiuto dalla Valle Stura, alle spalle di Genova, è un vero e proprio
censimento. Alla rovescia. Si è censito, cioè, chi è partito, l’anno del viaggio,
la paternità, la sua destinazione, l’attuale collocazione dei discendenti. Un
viaggio di famiglia in famiglia, nell’altra parte del mondo, principalmente
tra Argentina e Uruguay ma anche Cile, Messico, Stati Uniti. Il paese di Masone
e
Lo spostamento di contadini e operai nel nuovo continente nella zona di Masone è diventato fenomeno di massa a partire dagli anni quaranta dell’Ottocento, proseguendo fino alla metà del Novecento. Molti di questi emigranti sono riusciti a realizzarsi, cogliendo le opportunità di inserimento lavorativo offerte da Paesi in sviluppo e integrandosi pienamente nella società latino-americana, per diventarne, spesso, protagonisti nel campo economico, sociale, culturale. Nella prima parte del libro vengono analizzate le dinamiche migratorie e i movimenti demografici del paese negli ultimi due secoli: grazie allo studio della situazione politico-economica della Valle Stura dagli inizi dell’Ottocento, si chiariscono le cause che, in determinati periodi, hanno spinto un gran numero di famiglie a emigrare. Vengono inoltre analizzate le motivazioni che hanno determinato la scelta di una nazione anziché altre da parte degli abitanti dell’entroterra genovese.
La seconda parte del volume ricostruisce in modo dettagliato storie e biografie di masonesi che hanno provato a migliorare la propria vita mutando residenza, lingua, occupazione. Da queste biografie, ricostruite grazie a documenti, fotografie e a testimonianze inediti, emergono vicende commoventi, drammatiche, a volte esaltanti. Un saggio che è contemporaneamente storia e testimonianza, resoconto dell’amore per una terra aspra, discosta, montagnosa da parte di tantissimi che, nella loro “nuova” lingua”, mantengono tracce di un dialetto che si trasmette di generazione in generazione anche nell’altra parte del mondo. Molti di quegli emigranti non sono più tornati, ma i loro figli e nipoti hanno conservato nelle proprie radici l’immagine legata ai racconti dei “vecchi”. L’elenco dettagliato di oltre 480 persone che da Masone si sono trasferite in America completa quest’opera, unica e sotto molti aspetti esaustiva, resa difficile anche dalle moltissime omonimie. Pasquale Aurelio Pastorino, nato e residente a Masone, già sindaco, insegnante, giornalista e storico locale, ha compiuto una analisi biografica dei nuclei famigliari emigrati. In particolare tra i cognomi presenti già nel 1500 nell’entroterra ligure cinque sono giunti sino a noi: Carlini, Macciò, Ottonello, Pastorino e Vigo. Dunque, il libro segue le strade dell’emigrazione intraprese da questi nuclei familiari.
Prendiamo ad esempio
l’Uruguay. Seguiamo le tracce di due importanti famiglie. La prima corrente
migratoria verso l’Uruguay è avviata da Giobatta Macciò sposato con Giuseppina
Ottonello, arrivato a Montevideo nel 1842. Una famiglia di chiodaioli che troverà
una nuova ottima sistemazione al punto che il fratello Matteo, la cognata Maria
Ottonello e la figlia Maria Maddalena li raggiungeranno di lì a poco. Altri
Macciò e Ottonello si aggiungeranno al nucleo famigliare oltreoceano formando
una forte comunità. La famiglia riesce ad ottenere un terreno vergine a San
Josè de Mayo, a nord della capitale, dove viene impiantata un’azienda agricola
che si ingrandisce inglobando altri terreni e facendo venire da Masone altra
braccia umane. Matteo Macciò può permettersi atti di filantropia verso i poveri
e i nuovi venuti in Uruguay. Nel 1900 muore Bartolomeo Macciò, figlio di Matteo,
che lascia ai famigliari il compito di costruire una grande opera in suo nome,
il teatro Bartolomeo Macciò a San José de Mayo su progetto dell’architetto italiano
Leopoldo Tossi, inaugurato il 5 giugno 1912. Nel 1959 gli eredi Macciò vendono
lo stabile al Banco di San José che a sua volta, subito dopo, lo dona all’amministrazione
comunale che tuttora lo amministra. L’edificio è considerato Monumento Historico
National. Sempre in Uruguay si indirizzano contadini e chiodaioli della cascina
Caice guidati da Carlo Antonio Ottonello e dalla moglie Francesca Pastorino
con altre 12 parsone che si imbarcano nel
Così, a distanza
di tanti anni, una discendente di Carlo Ottonello ripercorre la strada inversa
e giunge alla cascina “Caice” dove vivono ancora adesso i pronipoti di Giobatta,
l’unico figlio di quella prima coppa che non attraversò l’oceano e restò in
Liguria. Qui Anna Maria Peralta Ottonello dopo un secolo e mezzo scopre i suoi
lontani cugini con i quali ancora oggi intrattiene rapporti. Su quella rotta
atlantica, oltre ai Macciò e agli Ottonello, giunsero molti altri masonesi come
i Pastorino, la famiglia Bruzzone, Aneto Santina, Francesco e Mattia Ferrari,
Geronima Pirlo, Vigo Simone e Rosa Assunta.
Tanta gente laboriosa che cercava la normalità per sfuggire la miseria, la fama,
la guerra. Ora questa biografia collettiva raccoglie nomi, generazione, genealogie,
storie personale, partenze, ritorni e addii, lavoro, anonimato, successo. Insomma,
la vita come un romanzo. (Marco Ferrari-La Gente d’Italia/