RASSEGNA STAMPA
Intervista
de “Il Piccolo” al ministro degli Affari Esteri
Frattini: “Nazionalisti ko. Un colpo alla Bin Laden”
TRIESTE - «Su scala regionale, è un colpo alla Osama Bin Laden. Anzi, ancora più chirurgico». Franco Frattini esulta per l'arresto del superlatitante Ratko Mladic. «E’ una vittoria secca su tutti i sognatori di un ritorno al nazionalismo», dice ancora il ministro degli Esteri sul fermo dell'ex generale dell'esercito dei serbi di Bosnia, accusato di genocidio e crimini contro l'umanità. «Siamo molto soddisfatti — prosegue Frattini —. E’ una svolta che auspicavamo e attendevamo da oltre quindici anni».
Mladic?
«Un simbolo della pulizia etnica e della violenza brutale che costò in quegli anni la vita a un numero altissimo di civili: il suo arresto premia insieme la coerenza e determinazione dimostrata in questi anni della comunità internazionale e la forte volontà politica del governo democratico serbo e del presidente Boris Tadic di fare giustizia nel quadro della piena collaborazione con il Tribunale Speciale per l'ex Jugoslavia».
L'arresto in Serbia?
«Non mi sorprende. Tadic mi aveva fatto sapere che la caccia era aperta ovunque».
Eppure si diceva che Mladic fosse morto o fuggito
in Russia o in Montenegro.
«Mi avessero chiesto
di fare un pronostico, avrei forse immagino una sua permanenza in Montenegro
ma alla morte di Mladic non avevo
Un colpo alla Osama?
«Più chirurgico ancora. Con la morte di Bin Laden non finisce il terrorismo internazionale. Con l'arresto di Mladic, invece, seppure su scala regionale, si stronca un altro "top wanted" dopo Milosevic».
Pensa che sia solo una coincidenza che l'arresto
sia avvenuto in concomitanza della visita a Belgrado di Catherine Ashton e a
dieci giorni dalla presentazione del rapporto del Tribunale penale internazionale
sulla Serbia?
«Di visite e rapporti ce ne sono tanti, non credo a una coincidenza. Il risultato ottenuto con l'arresto di Mladic è semplicemente il frutto di una ricerca avviata con grande serietà dalla Serbia. in sostanza, è maturato un lavoro ben fatto negli ultimi due anni».
Quale il momento di svolta?
«Quando, nel 2009, il presidente Tadic ha sostituito il capo dei servizi segreti e rivoluzionato la sicurezza interna in Serbia. Capii che si stava facendo sul serio».
Che cosa cambia ora nel processo d'integrazione
della Serbia nell'Unione europea?
«La concomitanza con la visita di Ashton e il rapporto del Tpi contribuiscono ad aumentare la credibilità internazionale di Belgrado. Ma cambia anche tutto il processo di integrazione della Serbia. È un passaggio che con ogni probabilità eliminerà la riluttanza olandese e le perplessità tedesche che hanno sin qui sempre pesato. Mi attendo il riconoscimento dello status di Paese candidato in tempi molto rapidi».
Tocca a Bruxelles dare subito un segnale a
Belgrado che ora la strada verso l'Ue è aperta?
«Ritengo che lo debba dare al più presto». (Marco Ballico-“Il Piccolo” del 27 maggio 2011)
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