INTERVENTI
Il
presidente della CAVES sulla Conferenza di Wohlen
Luciano Alban: “Futuro e lavoro”
ZURIGO - Interessante e ricca di contenuto, la Conferenza tenutasi a Wohlen lo scorso 7 maggio da due illustri relatori: il Prof. Sandro Cattacin e il Dott. Gianfranco Fabi.
La CAVES – Confederazione Associazioni Venete in Svizzera – ha promosso questa iniziativa per dare un contributo di riflessione e d’indirizzo alle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro. Nuove competenze e soprattutto una mentalità nuova, sono alla base del successo professionale.
Il Prof. Sandro Cattacin, responsabile della Facoltà di Sociologia all’Università di Ginevra, ha condotto una lezione magistrale. Partendo da un termine non molto conosciuto: la “liminalità”, introdotto dallo studioso Arnold Van Gennep nel testo: “I riti di passaggio” e, riferendosi al 68, evento definito dal relatore: “la rivolta contro l’uniformità”, Cattacin ha affermato che, con l’anticonformismo e la sperimentazione della differenza nelle nuove generazioni, si sancisce il riconoscimento di una nuova posizione sociale acquisita. Una nuova generazione crea un cambiamento sociale, una diversa società con conflitti generazionali e l’invenzione della diversità. Si può agire contro la struttura – si può cambiare il destino: si può criticare il politico.
Si pratica un nuovo percorso: più ricchezza, più responsabilità, più personalità.
Con l’istituzionalizzazione della differenza, abbiamo una nuova flessibilità nell’economia: “garage generation” e socialmente: la fine dell’idea di normalità – “new age”.
Il Prof. Cattacin ha parlato poi di libertà e flessibilità diventate sistema: responsabilità individuale, globalizzazione e ritorno alla teoria dell’agire. La sperimentazione porta alla riflessività e all’agire con riferimento a micro-esperienze influenzate, sempre più, da diversi gruppi d’appartenenza. Crescere nell’era “liquida” significa emancipazione dalla determinazione tradizionale. Devi essere diverso – Devi essere adattabile – Devi essere responsabile nella solitudine della modernità riflessiva.
Senza riferimenti e senza percorsi precostituiti, aumenta la ricerca di sé.
Nel passaggio del giovane all’adulto aumenta il periodo di moratoria e la fragilità del contesto. Nel campo economico, egoismo contro altruismo. Nel sociale: mobilità e nomadismo contro amicizie forti. Nell’individuale: identità di riferimento contro il contenuto, e il radicalismo contro normalità.
In conclusione: che fare? Il Prof. Cattacin dà tre indicazioni: creare spazi di sperimentazione; avere figure di riferimento intergenerazionale; riconoscere e promuovere qualità individuali.
La seconda relazione, tenuta dal Dott. Gianfranco Fabi, già vicedirettore vicario del “Sole 24 ore”, di “Mondo Economico” e direttore di Radio 24, si è collegata perfettamente alla prima relazione. Pur non essendosi né visti né mai incontrati, la parte sociologica di Cattacin e l’aspetto economico presentato da Fabi sono risultati talmente complementari, tanto da chiedersi: sono i cambiamenti sociali a determinare l’evoluzione nel mondo del lavoro o viceversa? È come chiedersi: viene prima l’uovo o la gallina?
Nell’ampia esposizione su “Quale lavoro per il futuro” Fabi ha illustrato, brevemente le tre rivoluzioni industriali, il taylorismo e la fabbrica fordista, per arrivare poi alla sfida del cambiamento.
Se alcune considerazioni come: “dal locale al globale”, “dal semplice al complesso”, “dalla quantità alla qualità” appaiono abbastanza ovvie, altre, meritano una più attenta riflessione. Prendiamo ad esempio: “dalla logica all’intuizione”, “dalla gerarchia alla capacità”, “dalle mansioni alla flessibilità”, “dai tempi lunghi al tempo reale”.
Altre ancora necessitano di una mentalità nuova: “dalla competenza alla decisione”, “dalla proprietà all’accesso” (l’acquisto può essere sostituito dal leasing), “dal networking alla responsabilità”.
Particolarmente sottolineato da Fabi è stato il passaggio che si esprime con il concetto: “dal bisogno all’emozione”. Spesso sono le emozioni e non la necessità che determinano i comportamenti e le scelte.
Nel concludere
il suo intervento il Dott. Fabi ricorre ad una citazione di Charles Darwin:
“Non è la specie più forte e nemmeno la più
intelligente a sopravvivere, ma quella che sa adattarsi più in fretta al cambiamento”.
Un elemento forte della Conferenza è stata la testimonianza di tre giovani ingegneri aerospaziali veneti, Manolo, Enrico e Massimo, da poco tempo assunti da una società svizzera.
Emigrati una prima volta con l’intenzione di ritornare poi al proprio Paese con maggiore esperienza e una qualifica migliore, espatriano una seconda volta perché delusi dal comportamento e dalla mentalità dell’imprenditoria italiana. Si sentivano sottovalutati e sfruttati mentre, per ottenere un posto di lavoro, hanno dovuto investire molte energie in “relazioni”, constatando che queste erano più importanti delle loro competenze professionali.
Da loro una nota positiva: la formazione universitaria, da loro ricevuta, è stata buona, all’altezza dei tempi e alle nuove esigenze del mercato del lavoro.
Anche queste tre esperienze sono
la dimostrazione pratica che, in Italia, l’attuale sistema del lavoro e della
ricerca necessitano di un profondo cambiamento. (Luciano Alban*-
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Presidente della CAVES, Confederazione Associazioni Venete in Svizzera