RIFORMA COMITES E CGIE
Rino Giuliani (Istituto Fernando Santi): Il voto al Senato
non è una “buona pagina di lavoro parlamentare”
Per battere il provvedimento controriformistico il confronto
è con le proposte dell’associazionismo.
ROMA - Con 123 voti a favore
e 102 contrari il Senato ha approvato il provvedimento di riforma di Comites e Cgie. Sicuramente contenti
i senatori Micheloni, Mantica e Tofani anche se incassano il voto soltanto di quasi la metà
del senato Scontenti tutti gli altri. La CNE, in specie, ha manifestato
ieri con una fermissima presa di posizione del presidente Papais tutta la sua contrarietà.
Gli appelli dell’ultimo minuto al dialogo,
le richieste di rinvio della discussione si sono dimostrati una astratta ed
inconcludente tattica laddove il giudizio fortemente negativo su un
testo lasciato andare troppo avanti ed il dissenso di latitudine planetaria
avrebbe invece richiesto la promozione di una adeguata organizzazione della
risposta. Il testo approvato andrà all’altro ramo del Parlamento nel permanere
di un dissenso di fondo che resta tutto intero.
Così non sembrerebbe per il senatore
Tonini il quale vota contro dopo aver valutato la “due giorni” di assemblea come
addirittura “una buona pagina di lavoro parlamentare” ed il testo con
luci ed ombre e quindi emendabile. Un voto, sembrerebbe, possibilista rispetto
alle ragioni di fondo che ne costituiscono l’ossatura.
Ben altro è il tono dei deputati pd eletti all’estero che respingono come “controriformistico”
il provvedimento e in modo chiaro e netto , non cincischiano sulle cose condivisibili
e su quelle meno condivisibili di un provvedimento, a ragione definito come
controriformistico.
Come non convenire ed apprezzare
l’impegno degli amici deputati pd dell’estero laddove
, nel loro comunicato di ieri affermano “Alla Camera il nostro impegno sarà
fermissimo nel cercare di assicurare una duplice condizione: prestare ascolto
sulle scelte di riforma alla voce e alle richieste dei COMITES, del CGIE e del
mondo associativo e sindacale; fare in modo che il segno controriformistico
della legge appena approvata al Senato sia profondamente cambiato e si arrivi
a soluzioni costruttive e ampiamente condivise”.
Cambiare profondamente il testo
con soluzioni costruttive e ampiamente condivise è anche la richiesta
della CNE che nell’ultima riunione del’Ufficio di Presidenza ha deciso di chiedere
un incontro a tutti i gruppi parlamentari della Camera nello spirito e con analoghe finalità
riformatrici alla base del citato comunicato.
I partiti politici di opposizione che
abbiamo visti attivarsi insieme solo nella fase di passaggio del provvedimento
all’Aula del Senato hanno comunicato, ad approvazione avvenuta, di nuovo, il
loro dissenso. Le associazioni, e la CNE in prima fila, che non hanno cessato
un istante di battersi contro un provvedimento basato su principi non condivisibili,
si aspettano nell’immediato di conoscere quali concrete iniziative verranno
prese dai partiti politici per sostenere una azione di contrasto al testo e
di sostanziale nuova proposta che affianchi e sostenga l’azione non solo dei
parlamentari eletti all’estero disponibili ma di tutti i gruppi parlamentari
che intendono a cambiare il testo stesso..
I responsabili per gli italiani
all’estero dei partiti di opposizione affermano nel loro ultimo comunicato:
“Ciò che auspichiamo oggi è che nel prosieguo dei lavori alla Camera si
apra una vera fase di confronto tra i partiti e con i Comites e il Cgie affinché si possa
giungere a una riforma condivisa e utile agli italiani nel mondo”.
In attesa di poter conoscere modalità,
tempi e luoghi della suddetta “fase di confronto” , c’è da registrare
che proprio dai partiti così ampiamente rappresentati, in diverse forme, nel
CGIE oltre che in Parlamento viene esclusa l’idea di un confronto con un soggetto
direttamente rappresentativo: con l’associazionismo e con la CNE in specie,
su un provvedimento che ne prevede l’esclusione da Comites e Cgie. Se la riforma deve
essere condivisa la si deve condividere anche con la CNE e se deve essere utile
agli italiani nel mondo pensiamo che la CNE conosca meglio e di più di altri
quello che serve perché una riforma sia effettivamente utile agli italiani nel
mondo.
Se nell’auspicio al confronto sopracitato
ci si trovasse in presenza non di una svista ma di una consapevole scelta
sarebbe davvero un modo singolare di opporsi ad un provvedimento controriformistico.
Ai loro promotori ed estensori possiamo seguitare a ricordare quanto detto in
altre circostanze e cioè che l’associazionismo ha voce sufficiente per farsi
sentire. (Rino Giuliani vice presidente dell’Istituto Fernando Santi)
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