INFORM - N. 102 - 26 maggio 2011


ASSOCIAZIONI

Rodolfo Ricci (Fiei) sulla riforma dei Comites e del Cgie approvata in prima lettura al Senato

“L’ultima possibilità che rimane è appellarsi alla rappresentanza che c’è e non a quella sognata”

 

ROMA – “Il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge cosiddetto Tofani, dopo un dibattito misero che dimostra lo scadimento delle nostre istituzioni in termini di competenza e conoscenza delle situazioni reali e dei problemi effettivi”. Lo  scrive in una nota Rodolfo Ricci, segretario generale della Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione (Fiei). Ricci rileva come le motivazioni apportate durante il dibattito, da esponenti della maggioranza e di opposizione, a sostegno del disegno di legge appaiano prive di fondamento. Egli evidenzia inoltre come nel suo intervento il senatore del Pd Tonini rivendichi “la paternità dell’approccio riformatore al Pd, nello specifico a Claudio Micheloni”, richiamando la probabile necessità  di qualche miglioramento, per poi però votare contro. “Votano contro, i senatori del Pd, - spiega Ricci - soprattutto perché  sanno che alla Camera, i deputati del Pd e anche di altri gruppi dell’opposizione sono totalmente in disaccordo con questo disegno. Per quanto riguarda il sottosegretario Mantica Ricci precisa come nel dibattito il rappresentante del governo “si dilunga nell’ennesimo elogio della modernità che scaturirebbe dal Ddl, in particolare l’introduzione del maggioritario nell’elezione dei Comites, l’esclusione dei rappresentanti di associazioni e patronati dal Cgie, la riduzione del numero dei Comites, e soprattutto l’inserimento dei rappresentanti delle Regioni dentro la nuova assemblea del Cgie… Mantica pensa – prosegue Ricci dopo aver ricordato i tagli alle risorse degli italiani all’estero avvenuti sotto il mandato del sottosegretario - che con le Regioni dentro il Cgie, i nuovi rappresentanti degli italiani all’estero saranno chiamati, giocoforza, a reclamare da queste ultime qualche residuo euro per un progettino lì e uno di là. Cosi che il Mae non abbia più noie e tutta la questione trovi soddisfazione in una nuova gestione a circuito chiuso Cgie/Regioni. Si tratta invece, a me sembra, della fine di ogni prospettiva di politica organica per l’emigrazione che solo un Governo centrale potrebbe garantire”.

“Claudio Micheloni è convinto, - aggiunge Ricci - stando alle dichiarazioni apparse sulle agenzie, che questa meravigliosa innovazione, che tra l’altro dovrà acquisire il consenso delle Regioni nel rispetto e riconoscimento della loro autonomia, sia un passaggio che creerà grandi opportunità, dimenticando, stranamente, che negli ultimi anni questi enti locali, su pressione dello Stato centrale e del ministro Tremonti, hanno dovuto operare tagli vigorosi ai loro già miseri stanziamenti per gli italiani all’estero e che, alla luce dei vincoli di bilancio della UE e delle leggi di stabilità dei prossimi due decenni, saranno obbligati, loro malgrado, a ridurre ulteriormente”.

“Insomma, - precisa Ricci - sia quelli del Pd che quelli del Pdl, al Senato, pur votando diversamente, rivendicano primogeniture e modernità e si scagliano contro i retrogradi, i vetero (tra cui pare doversi annoverare quasi tutti i deputati dell’estero). La modernità di cui però in particolare ci si fa vanto deriverebbe dal fatto che finalmente tutto quel mondo di parassiti dell’associazionismo e dei sindacati sarà fatto fuori in un botta sola e che, finalmente, il Cgie servirà da ‘strumento’ efficace per i parlamentari, cosi pare aver affermato Micheloni, nella loro ardua opera di rappresentanza globale degli italiani all’estero, poiché altrimenti vagare da un continente all’altro sarebbe per loro impossibile. Alla faccia della rappresentanza. – continua Ricci - Il concetto viene addirittura ribaltato al punto che gli eletti Comites e Cgie dovrebbero trasformarsi in rappresentanti sì, ma dei parlamentari eletti, nei rispettivi territori di elezione. Vassalli e valvassori. La cosa non quadra da diversi punti di vista. E poi non c’è molto rigore in questa ipotesi: se il nuovo modello di rappresentanza oggi approvato fosse così perfetto ed esaustivo in quanto caratterizzato da suffragio universale e maggioritario, e senza i corpi intermedi della società civile a infastidire Comites e Cgie, perché continuare a riprodurre una rappresentanza parlamentare bifronte che dovrebbe impropriamente rappresentare ciò che attraverso questa riforma, sarà più che adeguatamente rappresentato? Il prossimo passo in linea logica potrebbe essere, a questo punto, l’eliminazione del collegio estero e delle 4 circoscrizioni. Vale a dire: gli italiani all’estero votino pure dall’estero, ma per i collegi nazionali e per candidati in Italia”.  

Ricci ricorda inoltre come i parlamentari dell’opposizione alla Camera abbiano già dichiarato che il testo approvato dal Senato dovrà essere profondamente modificato, portando avanti un approccio diverso. “Le idee – conclude Ricci - possono essere diverse, ma in questa situazione di stallo, una cosa è fondamentale: non chiudersi nelle segrete stanze e recepire le indicazioni pressoché unanimi emerse nel corso degli ultimi mesi. E’ l’ultima possibilità che rimane: appellarsi alla rappresentanza che c’è e non a quella sognata”. (Inform)

 


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