ASSOCIAZIONI
Rodolfo Ricci (Fiei) sulla
riforma dei Comites e del Cgie
approvata in prima lettura al Senato
“L’ultima possibilità che rimane è appellarsi alla rappresentanza
che c’è e non a quella sognata”
ROMA – “Il Senato della Repubblica
ha approvato il disegno di legge cosiddetto Tofani,
dopo un dibattito misero che dimostra lo scadimento delle nostre istituzioni
in termini di competenza e conoscenza delle situazioni reali e dei problemi
effettivi”. Lo scrive in una nota Rodolfo Ricci, segretario generale della
Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione (Fiei).
Ricci rileva come le motivazioni apportate durante il dibattito, da esponenti
della maggioranza e di opposizione, a sostegno del disegno di legge appaiano
prive di fondamento. Egli evidenzia inoltre come nel suo intervento il senatore
del Pd Tonini rivendichi “la paternità dell’approccio riformatore al Pd, nello
specifico a Claudio Micheloni”, richiamando la probabile
necessità di qualche miglioramento, per poi però votare contro. “Votano
contro, i senatori del Pd, - spiega Ricci - soprattutto perché sanno che
alla Camera, i deputati del Pd e anche di altri gruppi dell’opposizione sono
totalmente in disaccordo con questo disegno. Per quanto riguarda il sottosegretario
Mantica Ricci precisa come nel dibattito il rappresentante del governo “si dilunga
nell’ennesimo elogio della modernità che scaturirebbe dal Ddl,
in particolare l’introduzione del maggioritario nell’elezione dei Comites,
l’esclusione dei rappresentanti di associazioni e patronati dal Cgie, la riduzione del numero dei Comites,
e soprattutto l’inserimento dei rappresentanti delle Regioni dentro la nuova
assemblea del Cgie… Mantica pensa – prosegue Ricci
dopo aver ricordato i tagli alle risorse degli italiani all’estero avvenuti
sotto il mandato del sottosegretario - che con le Regioni dentro il Cgie, i nuovi rappresentanti degli italiani all’estero saranno
chiamati, giocoforza, a reclamare da queste ultime qualche residuo euro per
un progettino lì e uno di là. Cosi che il Mae non
abbia più noie e tutta la questione trovi soddisfazione in una nuova gestione
a circuito chiuso Cgie/Regioni. Si tratta invece,
a me sembra, della fine di ogni prospettiva di politica organica per l’emigrazione
che solo un Governo centrale potrebbe garantire”.
“Claudio Micheloni
è convinto, - aggiunge Ricci - stando alle dichiarazioni apparse sulle agenzie,
che questa meravigliosa innovazione, che tra l’altro dovrà acquisire il consenso
delle Regioni nel rispetto e riconoscimento della loro autonomia, sia un passaggio
che creerà grandi opportunità, dimenticando, stranamente, che negli ultimi anni
questi enti locali, su pressione dello Stato centrale e del ministro Tremonti,
hanno dovuto operare tagli vigorosi ai loro già miseri stanziamenti per gli
italiani all’estero e che, alla luce dei vincoli di bilancio della UE e delle
leggi di stabilità dei prossimi due decenni, saranno obbligati, loro malgrado,
a ridurre ulteriormente”.
“Insomma, - precisa Ricci - sia quelli
del Pd che quelli del Pdl, al Senato, pur votando
diversamente, rivendicano primogeniture e modernità e si scagliano contro i
retrogradi, i vetero (tra cui pare doversi annoverare
quasi tutti i deputati dell’estero). La modernità di cui però in particolare
ci si fa vanto deriverebbe dal fatto che finalmente tutto quel mondo di parassiti
dell’associazionismo e dei sindacati sarà fatto fuori in un botta sola e che,
finalmente, il Cgie servirà da ‘strumento’ efficace
per i parlamentari, cosi pare aver affermato Micheloni, nella loro ardua opera di rappresentanza globale
degli italiani all’estero, poiché altrimenti vagare da un continente all’altro
sarebbe per loro impossibile. Alla faccia della rappresentanza. – continua Ricci
- Il concetto viene addirittura ribaltato al punto che gli eletti Comites e Cgie dovrebbero trasformarsi
in rappresentanti sì, ma dei parlamentari eletti, nei rispettivi territori di
elezione. Vassalli e valvassori. La cosa non quadra da diversi punti di vista.
E poi non c’è molto rigore in questa ipotesi: se il nuovo modello di rappresentanza
oggi approvato fosse così perfetto ed esaustivo in quanto caratterizzato da
suffragio universale e maggioritario, e senza i corpi intermedi della società
civile a infastidire Comites e Cgie,
perché continuare a riprodurre una rappresentanza parlamentare bifronte che
dovrebbe impropriamente rappresentare ciò che attraverso questa riforma, sarà
più che adeguatamente rappresentato? Il prossimo passo in linea logica potrebbe
essere, a questo punto, l’eliminazione del collegio estero e delle 4 circoscrizioni.
Vale a dire: gli italiani all’estero votino pure dall’estero, ma per i collegi
nazionali e per candidati in Italia”.
Ricci ricorda inoltre come i parlamentari
dell’opposizione alla Camera abbiano già dichiarato che il testo approvato dal
Senato dovrà essere profondamente modificato, portando avanti un approccio diverso.
“Le idee – conclude Ricci - possono essere diverse, ma in questa situazione
di stallo, una cosa è fondamentale: non chiudersi nelle segrete stanze e recepire
le indicazioni pressoché unanimi emerse nel corso degli ultimi mesi. E’ l’ultima
possibilità che rimane: appellarsi alla rappresentanza che c’è e non a quella
sognata”. (Inform)