INFORM - N. 101 - 25 maggio 2011


SENATO DELLA REPUBBLICA

L’Aula approva il disegno di legge Tofani sugli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero

La discussione era ripresa ieri pomeriggio. Gli interventi del relatore, di Fantetti (Pdl), Micheloni (Pd), Firrarello (Pdl), Pedica (Idv), Filippi (Lnp), Giordano (Pdl) e del sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica

 

ROMA – Il Senato ha approvato oggi il disegno di legge Tofani relativo agli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. L’approvazione di articoli ed emendamenti si è conclusa stamani, dopo che il dibattito era ripreso in Aula ieri, in seguito al rinvio del provvedimento in Commissione Affari Esteri deciso lo scorso 30 marzo (v. Inform n. 62, http://www.mclink.it/com/inform/art/11n06218.htm).

Aprendo il dibattito di definizione del testo, il relatore Oreste Tofani (Pdl) ha auspicato una rapida approvazione del ddl, specificando come il rinvio in Commissione, da lui stesso richiesto, avesse consentito “un supplemento di discussione finalizzato ad ulteriori approfondimenti ed alla ricerca di una condivisione più ampia”. Condivisione messa dunque alla prova, sottoponendo ieri ed oggi  il testo e gli emendamenti associati al voto del Senato.

Nel corso della discussione generale, Raffaele Fantetti, eletto nella ripartizione Europa per il Pdl, ha ricordato come la materia rivesta “grande importanza agli occhi dei numerosi concittadini residenti fuori dai confini nazionali, il cui numero è in continua crescita”, sottolineando la necessità di “razionalizzare” il sistema degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero valorizzando in primo luogo “il principio della rappresentanza democratica”. Un criterio che da solo “garantisce la legittimità e l’autorevolezza di tali istituzioni nei confronti degli interlocutori esteri”, ha aggiunto Fantetti, evidenziando come siano i Comites ad oggi a fornire esempio della sua applicazione più autentica all’interno di tale sistema di rappresentanza. L’esponente del Pdl ha segnalato, tra le novità incluse nel ddl, la riduzione di un terzo del numero dei Comites, il premio di maggioranza assegnato alla lista vincitrice delle elezioni dei Comitati, l’abolizione di rappresentanti del Cgie non eletti e l’introduzione in quest’ultimo di una rappresentanza di Regioni ed entri locali.

Per Claudio Micheloni, eletto nella ripartizione Europa per il Pd, il tempo sino ad oggi impiegato per discutere e perfezionare un provvedimento relativo al sistema di rappresentanza degli italiani all’estero dimostra come la materia sia “complessa”, da un lato perché il ddl dovrà applicarsi a tutte le realtà presenti nel mondo, dall’altro perché queste realtà hanno subito e subiscono notevoli trasformazioni. “Più della metà dei nostri connazionali che risiedono fuori dai confini nazionali sono nati all’estero – ha precisato Micheloni – e questo cambia il tipo di rappresentanza che dobbiamo immaginare per essi”. Egli ha sottolineato inoltre “la responsabilità” di questo tipo di intervento, dal momento che “molti Paesi prendono ad esempio questo nostro sistema di rappresentanza, considerato uno dei migliori, un esempio che sta facendo scuola”. “Comites e Cgie costituiscono fondamentali interlocutori per i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, supportandoli nella conoscenza delle problematiche relative agli ampi collegi che essi rappresentano e facendo sintesi di queste istanze – ha aggiunto Micheloni, richiamando anche le contrarietà che questo ddl ha suscitato, in particolare in seno al Cgie, a cui viene richiesto oggi “di compiere un passo storico”.

“L’aver eliminato la presenza di membri nominati dal governo nel Cgie non va a scapito del ruolo dell’associazionismo all’estero che ha sempre rappresentato un punto di riferimento per gli italiani nel mondo, - ha segnalato Micheloni, richiamando il merito di alcune critiche, - mentre l’aver introdotto la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni e degli enti locali rafforzerà l’efficacia di tali organismi”. L’obiettivo è quello di dare ai connazionali “un livello di raccordo e ascolto istituzionale che non hanno ami avuto”, a cui gli stessi giovani italiani all’estero saranno interessati a partecipare. “Abbiamo avuto molte audizioni sul tema e forse non abbiamo saputo trasmettere l’importanza e il salto politico e di qualità che questo testo contiene – ha concluso Micheloni, augurandosi che l’accoglimento degli emendamenti possa ulteriormente “rafforzare il ruolo politico della rappresentanza degli italiani all’estero” e che il dibattito mostri ai partiti politici l’importanza di questa realtà “su cui è necessario lavorare come in ogni altro collegio”.

Giuseppe Firrarello (Pdl), presidente del Comitato per le questioni degli Italiani all’estero del Senato, ha osservato come il testo presentato dal relatore Tofani sia il “massimo compromesso raggiungibile tra diverse proposte di riforma delle funzioni e della composizione di Comites e Cgie”, definendo la contrarietà di quest’ultimo al ddl “frutto di una valutazione poco serena, che non tiene conto del ruolo svolto dai parlamentari eletti nella circoscrizione Estero nella rappresentanza delle istanze della collettività”. Egli ha segnalato inoltre come occorra procedere rapidamente all’approvazione del provvedimento, per dar luogo al rinnovo degli organismi già rinviato, sottolineando anche la necessità di un intervento sul voto per corrispondenza dei connazionali, la cui problematiche “attendono ancora di essere risolte”.

Duro il giudizio di Stefano Pedica (Idv) sul provvedimento, “prova della titubanza e della mancanza di concertazione che caratterizzano l’approccio della maggioranza ai problemi”, “testo – ha sostenuto - che dice tutto ed il contrario di tutto, nello sforzo di raccogliere la maggior parte delle proposte emerse dai disegni di legge presentati in materia”. L’esponente di Italia dei Valori ha ribadito la sua posizione su Comites e Cgie: “essi svolgono le stesse funzioni, certamente positive, nella promozione della cultura e della lingua italiana all’estero”, per cui “vera riforma del sistema” sarebbe “la soppressione del Cgie, dal momento che le funzioni di rappresentanza sono ora svolte dai parlamentari eletti nella circoscrizione Estero”. “Comites e Cgie hanno chiesto di essere ascoltati per giungere ad una testo di riforma che potesse essere migliorativo del sistema di rappresentanza e non un distruttivo copia e incolla – ha proseguito Pedica, segnalando che lo stesso Cgie, nel corso della recente plenaria svoltasi a Torino, si sarebbe espresso a favore della sua proposta di abolizione del Consiglio generale “per poter così elaborare una nuova riforma”, “azzerando tutti gli attuali organismi di rappresentanza per procedere alla definizione di un quadro istituzionale nuovo”. Pedica ha chiesto quindi all’Aula di “fare un passo indietro” per dare ascolto alle istanze degli “attuali organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, che hanno come unico obiettivo quello di adempiere a tale funzione in modo efficace, per il bene dei connazionali all’estero e per la promozione dell’Italia nel mondo”.

Per Alberto Filippi (Lnp), il testo, “frutto di un lavoro condiviso”, deve essere approvato rapidamente, anche per procedere al rinnovo di Comites e Cgie. Sostiene inoltre l’opportunità di intervenire con emendamenti utili a ridefinire le modalità di elezione, per evitare irregolarità. Emendamenti che Filippi definisce “migliorativi e di buon senso”, capaci di trasmettere un “senso di serietà nell’affrontare questa materia”.

A favore del provvedimento anche Basilio Giordano, eletto nella ripartizione America settentrionale e centrale per il Pdl, che apprezza in particolare il rafforzamento del ruolo dei Comites che imputa al ddl. “I Comites sono organismi necessari per la collettività all’estero perché, grazie alla loro vicinanza ai cittadini, sono in grado di interpretarne le problematiche e le aspirazioni – afferma l’esponente del Pdl, secondo cui il successo della riforma dipenderà anche dalla capacità di “coinvolgere in misura crescente le giovani generazioni sui temi relativi all’emigrazione”. Ben diverso il giudizio sull’attuale Cgie, “che va profondamente riformato, perché la sua attività principale è stata assorbita dalle funzioni degli eletti nella circoscrizione Estero”. “L’attività residuale risulta dispendiosa ma non utile alla realizzazione di iniziative concrete a beneficio delle comunità, del loro sviluppo e dei loro rapporti con l’Italia – conclude Giordano.

Alle osservazioni emerse dal dibattito replica Tofani, che definisce in particolare le osservazioni di Pedica “non pertinenti”, “ingenerose” rispetto al lavoro svolto e frutto “di una mancata conoscenza del testo in esame, auspicando la continuazione dei lavori “sul merito del ddl”.

A chiusura del dibattito è intervenuto il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, che ha tenuto a precisare come il testo in esame si ponga in continuità con “l’azione e il pensiero portati avanti da Mirko Tremaglia” e “sia frutto dell’iniziativa di parlamentari”, dal momento che il governo “non ha presentato alcuna proposta di riforma, ma si è limitato ad accompagnare il dibattito svoltosi su disegni di legge di iniziativa parlamentare”.

Il sottosegretario ha richiamato la modifica costituzionale relativa al voto all’estero e la presenza dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, specificando come la struttura del Cgie, “che per anni ha assolto una imprescindibile funzione di rappresentanza delle comunità italiana residenti all’estero”, necessiti ora di essere riformata e “raccordata con la realtà derivante dall’introduzione del sistema di rappresentanza parlamentare degli italiani iscritti nella circoscrizione Estero”.

“In realtà, nella sostanza il vecchio Cgie non esiste già più – ha chiarito Mantica - e il testo proposto dalla Commissione esteri del Senato attua in proposito una rivoluzione concettuale: crea un luogo istituzionale nel quale i Comites, rafforzati nel loro ruolo, siederanno a pari titolo con i rappresentati delle Regioni e insieme elaboreranno una politica per gli italiani all’estero avendo come interlocutori il governo e i parlamentari eletti all’estero, che nelle Assemblee legislative potranno difendere gli interessi delle diverse comunità”.

Mantica ha definito la contrarietà espressa più volte dall’attuale Cgie al ddl una “posizione aprioristica”, ventilando la possibilità che essa sia dovuta al fatto “che nel futuro non vi saranno più membri del Cgie eletti dai partiti”. Una novità che il sottosegretario ritiene “un grande risultato”.

Terminata la discussione, si è proceduto alla votazione degli articoli del ddl e degli emendamenti presentati, procedimento che ha richiesto tempi più lunghi del previsto anche per i numerosi pareri ostativi espressi rispetto a questi ultimi dalla Commissione bilancio. E’ stato Micheloni ad osservare più volte, nel corso dell’illustrazione degli emendamenti, come essi non comportassero spese e costi aggiuntivi sui capitoli di spesa già destinati al ministero degli Affari Esteri.

Tra gli emendamenti proposti dallo stesso Micheloni, segnaliamo una proposta volta a introdurre nel testo del ddl un riferimento alla partecipazione di rappresentanti di associazioni ed organizzazioni del mondo dell’emigrazione italiana alle riunioni del “nuovo” Cgie. Una proposta formulata in considerazione al ruolo avuto da queste realtà nella storia dell’emigrazione italiana e anche in considerazione delle critiche avanzate su questo punto da molti esponenti del mondo associativo in questi mesi, ma che non ha trovato accoglimento nel voto espresso dall’Aula.

Micheloni aveva precisato come l’emendamento proponesse la partecipazione di questi rappresentanti, senza diritto di voto, alle riunioni del Cgie a Roma e dunque non comportasse aggravi di spesa per lo Stato. Una possibilità avanzata anche “al fine di mantenere un legame e un collegamento con queste organizzazioni e permettere un passaggio di testimone e di esperienze non banali – ha detto Micheloni.

Il relatore Tofani e il sottosegretario Mantica hanno dichiarato il proprio parere contrario all’emendamento. Il sottosegretario agli Esteri ha chiarito come non esista alcun problema ad invitare in occasione delle riunioni del Cgie esponenti di diverse realtà coinvolte nei problemi e nelle questioni delle collettività italiane all’estero, per cui “resta la composizione della struttura che abbiamo previsto del Consiglio generale, alle cui riunioni – ha ribadito - è libera la partecipazione su invito del Consiglio stesso”. La maggioranza dei senatori ha espresso voto contrario all’emendamento. (V. P.-Inform)

 


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