ASSOCIAZIONI
Dal
“Messaggero di sant’Antonio”, maggio 2011, intervista a Gioachino Bratti presidente
della “Bellunesi nel Mondo”
45 anni e non dimostrarli
BELLUNO - Dal
mensile dell’associazione e dalle «ABM News», inviate alle agenzie, emergono
nuove prospettive della «Bellunesi nel mondo» che ha avviato un dialogo con
Professore,
per le celebrazioni del 45° anniversario di fondazione è d’obbligo un ricordo
sull’origine di una delle associazioni più vivaci e intraprendenti come la «Bellunesi
nel mondo».
Mi pare doveroso ricordare, in questo 45° anniversario, che le nostre origini sono strettamente legate alla tragedia di Mattmark, in Svizzera, avvenuta il 30 agosto del 1965. Fu quella tragedia che fece capire alla nostra provincia, e ad alcune persone molto sensibili – tra cui il vescovo di allora monsignor Muccin e l’ingegnere Vincenzo Barcelloni Corte che furono tra i fondatori dell’associazione –, che si doveva porre una particolare attenzione alla situazione dei nostri migranti all’estero. Soli, disaggregati, privi di assistenza tranne quella data dalle Missioni Cattoliche e dai patronati. Qualche mese dopo, il 9 gennaio 1966, nacque l’associazione dei bellunesi nel mondo, che allora si chiamava «Associazione Migranti Bellunesi». Verso gli anni ’80, allorché venne meno il termine migrazione in rapporto dei nostri conterranei che si stavano oramai integrando nel Paese dove s’erano inseriti, l’associazione assunse il nome di «Bellunesi nel mondo».
Come
si è sviluppata in questi decenni l’associazione e quali sono i Paesi del mondo,
nei quali i rapporti con i bellunesi e i loro discendenti sono oggi più attivi?
L’associazione
si è sviluppata in due direzioni. La prima, rappresentata dalle famiglie che
già nel 1966 erano nostre socie, si è allargata in tutti gli spazi del mondo.
Per «famiglie» intendo circoli operativi della nostra associazione, che oggi
ne comprende un centinaio, alcuni dei quali sono molto attivi, con iniziative
ed eventi che si sono sviluppati anche in ambiti informativi e culturali, oltre
ai considerevoli servizi di consulenza, di assistenza e di solidarietà. I Paesi
nei quali siamo più presenti e con i quali abbiamo più rapporti rimangono, innanzitutto
quelli europei.
La seconda «direzione»
di sviluppo ci porta in Sudamerica. In particolare proprio in Brasile che, come
numero di circoli, è secondo dopo
Può
illustrarci le nuove iniziative come servizi on line, ovvero «Belluno senza
frontiere» e «bellunoradici.net»?
Abbiamo capito che, per essere più vicini alle nuove generazioni, è necessario rinnovarsi, cominciando a servirci, nell’ambito della comunicazione, degli strumenti informatici senza i quali oramai non possiamo più operare. Non è più sufficiente avvicinarsi ai giovani attraverso la semplice carta stampata, peraltro molto bella (naturalmente alludo alla nostra rivista Bellunesi nel mondo, gradita e letta con piacere in tutto il mondo).
Se non valorizziamo i nuovi mezzi informatici, oggi non riusciamo ad avere un linguaggio e a mantenere una comunicazione con le nuove generazioni. Mi soffermerei, in particolare, su un nostro telegiornale che, redatto dai giovani, va in onda ogni mese sottotitolato in lingue diverse. Tramite internet, arriva in tutto il mondo. È uno strumento nuovo che promuove l’aggregazione dei giovani bellunesi all’estero, i quali formano così una singolare «famiglia», che si rapporta al proprio interno con la «Bellunesi nel mondo».
Ma chi
sono questi giovani?
Rappresentano una nuova aggregazione, quelli che chiamiamo i «cervelli italiani all’estero», tra i quali numerosi sono di origine bellunese. Sono gli stessi che portano ricchezza, professionalità e anche idee alla nostra associazione, all’amministrazione provinciale di Belluno e alla Camera di Commercio. «Belluno senza frontiere» è un’associazione di promozione sociale, sorta a latere dell’associazione «Bellunesi nel mondo». Purtroppo qualche difficoltà statutaria ci impedisce di essere riconosciuti come «associazione di promozione sociale» e godere di eventuali contributi regionali nell’ambito delle iniziative culturali che sempre più distinguono la nostra attività.
Ci sono
delle specifiche iniziative per riattivare i rapporti con le nuove generazioni
residenti in Italia e nel mondo?
Nello scorso marzo, a Bruxelles, il nostro coordinatore del social network «bellunoradici.net», Marco Crepaz, ha incontrato un gruppo di giovani talenti bellunesi, e, in autunno, uguali incontri sono programmati a Londra e in Sudamerica. Lo scopo è quello di mantenere e promuovere i rapporti che essi hanno tra di loro, prima di tutto, e poi con noi, con la terra da cui sono partiti affinché non vadano perduti il patrimonio di idee e la carica di entusiasmo che essi hanno.
Un’altra attività, che già da alcuni anni continuiamo a realizzare con il contributo della Regione, ha come obiettivo l’organizzazione di soggiorni, con interscambi tra giovani che risiedono in Italia e all’estero, e di corsi di formazione che attingono in maniera specifica alle nostre realtà – quella turistica, quella alberghiera e della ristorazione – a beneficio di giovani oriundi veneti. Nel 2010 hanno frequentato questi corsi giovani di lingua spagnola provenienti dall’America Latina, mentre lo scorso mese di marzo sono stati nostri ospiti per un corso di formazione dieci giovani brasiliani di origine veneta.
Quali
sono le motivazioni che hanno spinto la «Bellunesi nel mondo» a inviare alla
Commissione consigliare della Regione alcune proposte affinché siano inserite
nel nuovo Statuto della Regione?
Il documento che abbiamo presentato si articola sostanzialmente in due parti. La prima, divisa a sua volta in due parti, contiene un forte richiamo ai valori su cui si fonda la nostra associazione. Quelli che riguardano l’umanesimo latino e il personalismo cristiano, per il valore che viene dato alla persona. In seconda battuta, sempre per la prima parte del documento, c’è un forte richiamo al valore che dovrebbero assumere, nello Statuto della Regione del Veneto, il volontariato e l’associazionismo, affinché non sia «solo considerato», ma siano strumenti di vera sussidiarietà per gli organi regionali.
Per noi, questo, è un principio fondamentale. Attraverso l’associazionismo e il volontariato si valorizza la persona e si fa in modo che essa partecipi consapevolmente e attivamente alla vita della società.
La seconda parte del documento – quella sulla quale abbiamo insistito tante volte ma che riteniamo abbia delle difficoltà anche di carattere obbiettivo per essere recepito – riguarda l’estensione del voto all’estero anche per le elezioni regionali in maniera tale che poi nel consiglio regionale, come per le elezioni a carattere nazionale, ci possa essere una rappresentanza, per quanto esigua, ma significativa dei veneti nel mondo. (Luciano Zanovello-Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/Inform)