INFORM - N. 99 - 23 maggio 2011


ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Le relazioni dei vice segretari generali delle aree continentali

Gli interventi di Losi, Mangione e Nardelli

 

TORINO – Durante la plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, tenutasi a Torino, hanno svolto le loro relazioni i vice segretari generali delle aree continentali.   

Lorenzo Losi, vice segretario generale per l’Europa e l’Africa del Nord, ha evidenziato la necessità sia di allargare la rappresentanza anche ai cittadini di origine italiana, sia di riflettere come una maggiore integrazione dei nostri connazionali al’estero possa rendere meno attuale il concetto della rappresentanza. Losi ha inoltre ricordato l’ipotesi, discussa in un convegno svoltosi presso l’Aula del Senato nell’aprile 2010,  della creazione di un Consiglio generale per gli europei residenti in paesi dell’Ue diversi da quello d’origine. Un passo in avanti della rappresentanza che andrebbe elaborato insieme ai delegati degli altri migranti comunitari residenti in Europa e grazie all’impegno del Parlamento europeo. Per Losi infine i nuovi organi di rappresentanza dovranno tenere nel dovuto conto anche delle nuove forme di emigrazione, come quelle dei cervelli in fuga. 

“I percorsi di integrazione delle nostre quattro nazioni - ha spiegato Silvana Mangione, vice  segretario Generale per i Paesi Anglofoni  - hanno tempi, accelerazioni e sviluppi differenti, ritmati dalle politiche locali non sempre favorevoli all’accoglienza, dalle guerre, da atteggiamenti alleanze e ideologie a tratti contrastanti che vivono in vari periodi storici in Italia e nei nostri paesi. I percorsi di integrazione sono ostacolati dalla politica di crogiolo delle razze e delle etnie adottata oltre un secolo fa dagli Usa che promuovono l’assimilazione degli immigrati. Nei due paesi cha adottano politiche di multiculturalismo, Australia e Canada, per lungo tempo il rischio dell’appiattimento sul modello inglese rimane vivo, se pur latente, complicato in Canada della lingua e della cultura francese nel Québec...Diverso il caso del Sudafrica – prosegue la Mangione - in cui la nostra comunità che tanto ha contribuito alla costruzione ed alla crescita di quella nazione si scontra contro difficoltà di integrazione ad opera prima della maggioranza politica di origine Boera poi alla fine dell’apartheid di quella della maggioranza politica dell'Africa National Congress. L’elemento che sopra ogni altro tiene unite e rende molto simili le nostre comunità è quello del sentire condiviso delle tradizioni che forse si sono trasformate a volte in un fattore campanilistico, restrittivo ed addirittura ghettizzante, ma sono servite e servono a mantenere il senso di essere italiani e diventano il collante delle collettività che non si disperdono”.

“La piena integrazione – aggiunge la Mangione - si raggiunge quando ci si impadronisce degli schemi vitali della società di accoglimento pur non rinunciando alla formazione d’origine e alla propria italianità. La piena integrazione consente anche la piena partecipazione alle due realtà. Quella locale e quella d’origine anche se la struttura della rappresentanza diretta degli italiani all’estero nei confronti dell’Italia è molto tarda a venire”. Un sistema di rappresentanza perfettibile, quello dei Comites e del Cgie, che ora, secondo la Mangione, le attuali proposte di modifica delle leggi istitutive discusse al Senato sembrano però voler smantellare. Il vice segretario generale, dopo aver ricordato che il Cgie compirà 20 anni il prossimo 13 dicembre, ha sottolineato come il Consiglio Generale “sia pronto a sedersi ad un tavolo di concertazione per ridisegnare gli aspetti non più attuali delle leggi istitutive degli organismi di rappresentanza, e a definire, come fece in passato, le nuove destinazioni dei sostegni a politiche per l’Italia e gli italiani all’estero, per nuovi motivi e con nuovi criteri richiesti dai tempi nei quali viviamo in base alle nuove esigenze che stanno emergendo, in particolare nei nostri paesi, ma in generale in tutto il mondo degli italiani all’estero. L’emigrazione non solo non è finita – puntualizza poi la Mangione - ma sta riprendendo con forza in almeno tre dei nostri paesi, non soltanto come mobilità di ricercatori, docenti, manager ed artisti e imprenditori, ma anche come flusso di persone che hanno bisogno di lavoro,  di un qualsiasi tipo di lavoro, che entrano come turisti e rimangono nei nostri territori come clandestini, con tutte le difficoltà ed i rischi che ne derivano. In controtendenza in Sudafrica dove molti esponenti della nostra comunità ben radicata e di successo stanno valutando la triste prospettiva di abbandonare tutto quanto hanno faticosamente conquistato con i sacrifici di anni di lavoro e migrare in altri paesi anglofoni o rientrare in Italia. Durante la Commissione continentale anglofona a Sydney abbiamo cercato il ministro dell’Interno per suggerire programmi di formazione della magistratura e della polizia sudafricana, al fine di meglio proteggere i diritti civili ed umani delle nostre collettività ivi residenti, speriamo di avere delle risposte al più presto”.

Per quanto concerne la recente emigrazione intellettuale la Mangione evidenzia come questa “non ha problemi di integrazione, ma solo molto raramente interagisce con le più antiche comunità di insediamento e con i giovani oriundi. Diverse – spiega - sono le esigenze e i problemi di questa importante nuova realtà e ad essa bisognerebbe indirizzarsi per non perdere per sempre non solo l’investimento fatto dall’Italia nella scolarizzazione dei suoi figli che raggiungono l’eccellenza in molti capi non soltanto scientifici, ma anche le potenziali ricadute di quella che noi chiamiamo l’arricchimento reciproco che deriva dal mantenimento dei legami con le nostre punte di diamante all’estero e anche dalla loro eventuale capacità di esportare in Italia le innovazioni derivante dalla loro ricerca, e di attrarre ad esempio in Italia colleghi scienziati in centri di ricerca italiani. All’altro capo cronologico dello spettro di categorie di presenza – continua la Mangione - ci sono le seconde, terze, quarte e quinte generazioni di giovani nei confronti dei quali non si può parlare di integrazione perché sono cittadini esteri di origine italiana. Il fatto entusiasmante è che questi giovani stanno manifestando un progressivo desiderio di identità e di riscoperta delle origini”. Una richiesta di lingua e cultura, evidenziata dalla prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo, che, secondo la Mangione, sono state disattese dal Governo attraverso il taglio delle risorse per l’insegnamento dell’italiano all’estero.  

“Nelle nostre Commissioni continentali e nei nostri documenti – ricorda la Mangione - abbiamo ripetuto fino alla noia che i contributi alla diffusione della lingua e della cultura italiana non costituiscono un’attività a favore degli italiani all’estero, ma un’attività a favore dell’Italia... Non comprendere tutto questo costituisce non soltanto un grave segno di miopia politica, ma anche un grosso errore dal punto di vista economico”. Il vice segretario generale ha inoltre segnalato come i giovani italiani dei paesi anglofoni, che hanno creato associazioni locali e nazionali capaci di mettere in rete  trasversalmente tutte le generazioni, pur manifestando notevole interesse per l’ingresso nei Comites vogliano accedere a questi mezzi di rappresentanza con liste proprie e non attraverso specifiche quote riservate nelle varie liste.   

“Il Cgie – ha concluso la Mangione - deve proiettarsi verso l’adempimento di un compito aggiuntivo a quello delle protezioni delle fasce più deboli delle nostre comunità e delle obiettive difficoltà d’integrazione che ancora esistono, raccogliendo le sfide di un mondo che si muove sempre più rapidamente verso obiettivi di eccellenza che gli italiani, gli italo esteri e gli estero italiani possono ben raggiungere e soddisfare in sintonia con l’Italia, se la nostra patria si assumerà la sua parte di impegno”.

Dal canto suo Francisco Nardelli, vice segretario generale Paesi America Latina, ha evidenziato come in Sud America la nostra emigrazione sia stata accolta in maniera “più amichevole” ed abbia dovuto confrontarsi, rispetto ad altri contesti di residenza,  con meno scontri culturali ed ostacoli. Un percorso di integrazione durato 500 anni, dove molti sono gli assimilati, che ha portato le nostre comunità ad essere prima presenza non spagnola in Argentina e prima realtà non portoghese in Brasile. “Un altro segno che ha caratterizzato la nostra emigrazione in America Latina – ha ricordato Nardelli - è stato l’isolamento dalla terra d’origine, non da molti anni i governi italiani si interessano dei propri emigrati, che ha portato al proliferare delle associazioni. Sodalizi che in alcuni casi sono nati prima dell’Unità d’Italia. Poi gli italiani hanno creato case, ospedali, scuole, banche e Camere di commercio. Solo però dopo la seconda ondata migratoria, terminata negli anni 60, i nostri connazionali, diventati ormai parte integrante della classe imprenditoriale e del motore delle nostre nazioni di accoglienza, hanno provato a recuperare il rapporto con l’Italia”. Dopo aver evidenziato il positivo contributo della legge sulla doppia cittadinanza al blocco del processo di assimilazione dei nostri migranti e i rischi per le comunità all’estero relativi al passaggio dallo jus sanguini allo ius soli per la concessione della cittadinanza italiana, Nardelli ha posto in evidenza l’esigenza di non tirare conclusioni troppo affrettate sul funzionamento del voto all’estero. Un percorso che ha i suoi tempi di maturazione e che, al di là delle critiche, è servito a risvegliare anche il senso di cittadinanza in tanti nostri connazionali.

Anche Nardelli ha ribadito come oggi i corsi di lingua e cultura italiana all’estero, un settore su cui è sempre mancato un programma incisivo da parte dell’Italia, rischino di scomparire a causa dei tagli ai contributi pubblici.

“Il futuro dell’America Latina – ha affermato infine Nardelli auspicando un ripensamento della riforma di Comites e Cgie in discussione al Senato- si collega anche alla discussione sul rinnovo degli organismi di rappresentanza”. (G.M.- Inform)

 


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