INFORM - N. 98 - 20 maggio 2011


ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Lingua e cultura italiana all’estero: dove stiamo andando?

Nell’intervento di Graziano Tassello, presidente della Commissione Scuola e Cultura, gli interrogativi sul futuro della promozione di lingua e cultura italiana nel mondo

 

TORINO – Un inquietante interrogativo sul futuro della promozione di lingua e cultura italiana all’estero è stato formulato stamani, nel corso dell’ultima giornata di lavori della plenaria del Cgie, da Graziano Tassello, relazionando sui lavori della Commissione tematica Scuola e Cultura del Consiglio generale, di cui è presidente.

“La diffusione di lingua e cultura italiana all’estero è un tema vitale per l’Italia – ha detto Tassello – ma con i pesanti tagli ai capitoli di spesa che interessavano il settore il nostro Paese sembra volersi privare di questa sua risorsa unica”. Il presidente della IV Commissione tematica parla in proposito, richiamando un articolo di Giangi Cretti pubblicato su “La Rivista” in Svizzera, di “processo liquidatorio” che le decurtazioni avrebbero di fatto innescato, creando agli enti gestori, attori dell’insegnamento della lingua italiana nel mondo, difficoltà “divenute insopportabili”, anche per l’impossibilità di fornire una programmazione articolata e credibile dei corsi e delle iniziative. Tassello ricorda come questo interrogativo investa anche importanti convenzioni con Stati che vorrebbero incentivare o mantenere un qualificato livello di insegnamento dell’italiano come lingua straniera. Tra essi, l’Australia, che nella programmazione scolastica nazionale intende inserire l’italiano tra le 7 lingue di studio prioritarie.

E mentre è difficilmente percepibile “quale sia la strategia del nostro Paese riguardo alla promozione della sua lingua nel mondo”, è “altrettanto complicato azzardare un possibile scenario futuro” e “comprendere la razionalità di questi tagli”. “Se si procede in questo modo la Commissione rileva che sarà sempre più difficile garantire la continuità dei corsi e dello studio dell’italiano, per cui ci chiediamo se sia in atto un vero e proprio cambiamento che inaugura una nuova fase nella politica di diffusione di cultura italiana nel mondo – si chiede Tassello, anticipando però che un moltiplicarsi del ricorso al “fai da te” potrebbe sancire la fine di un “coordinamento raggiunto spesso con fatica”, disperdendo quindi un lavoro già compiuto.

“Conoscere la propria lingua di origine significa costruire la propria identità. Solo con un’identità ben salda noi possiamo integrarci nei Paesi di accoglienza, mantenendo una parte importante di noi e il nostro legame con l’Italia, altrimenti è più corretto parlare di assimilazione che di integrazione – avverte il Tassello, chiedendo l’apertura di un tavolo di confronto sulla strategia da adottare nei prossimi anni, “perché, se una fase è terminata, - conclude - è arrivato il momento di capire dove stiamo andando”. (Viviana Pansa – Inform)

 


Vai a: